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Lucio Anneo Seneca
Biografia
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Lucio Anneo Seneca nacque nel
4 a.C. a Cordova, in Spagna, da una ricca famiglia equestre di radicate
tradizioni repubblicane (si era schierata con Pompeo al tempo delle guerre
civili del 48-45 a.C.). Educato a Roma nelle migliori scuole retoriche
e filosofiche, in vista della carriera forense, ebbe fra i suoi maestri
lo stoico Attalo e Papirio Fabiano, un ex-retore vicino alla scuola stoico-pitagorica
dei Sestii, caratterizzata da curiosità naturalistiche e tendenze
ascetiche. Affascinato dalla dottrina stoica, volle applicarla alla vita
quotidiana, attenendosi a un regime alimentare piuttosto frugale e bandendo
qualsiasi lusso o intemperanza. Afflitto da una grave forma asmatica,
trascorse quindici anni in Egitto, presso una zia materna, nella speranza
che il clima asciutto dei luoghi gli fosse di giovamento. Tornato a Roma
nel 31 d.C., iniziò l'attività forense e la carriera politica,
ottenendo una fama e un successo tali da suscitargli le gelosie dell'imperatore
Caligola, che minacciò perfino di mandarlo a morte. Nel 41 d.C.,
venne coinvolto in un intrigo di corte e condannato all'esilio dal nuovo
imperatore Claudio. Seneca restò relegato in Corsica fino al 49
d.C., quando venne richiamato a Roma per intercessione di Agrippina, la
nuova moglie di Claudio, che lo voleva come tutore del figlio di primo
letto, il futuro imperatore Nerone. Nel 54 d.C., con l'ascesa al trono
del suo discepolo, Seneca passò dal ruolo di educatore a quello
di guida e consigliere del giovanissimo principe. Iniziava il celebre
periodo del buon governo di Nerone, il cosìdetto "quinquennio
aureo", ispirato ai princìpi di equilibrio e collaborazione
tra principe e senato romano. Ma l'autorità di Seneca andò
indebolendosi progressivamente e il principe iniziò a manifestare
la propria intolleranza alle interferenze del suo antico maestro. Seneca
sarà costretto ad accettare gravi compromessi, rendendosi a poco
a poco complice dei misfatti del principe, che si spingerà fino
al matricidio. Nel 62 d.C., divenuta ormai insostenibile la situazione,
Seneca, sentendosi minacciato dall'ostilità del principe e dei
suoi nuovi collaboratori, prese commiato da Nerone, ritirandosi gradualmente
dalla vita politica. Questi anni di ostinata segregazione furono i più
prolifici di tutta la sua attività letteraria e gli permisero di
riavvicinarsi all'antica passione giovanile, la filosofia, trascurata
negli anni del suo alacre impegno politico. Nel 65 d.C., il nobile Calpurnio
Pisone ordì una congiura, che intendeva eliminare l'imperatore
per porre fine al suo assolutismo, e, pur mancando le prove evidenti di
una sua partecipazione all'evento, Seneca rimase vittima della repressione
che ne seguì: condannato da Nerone, si suicidò, affrontando
la morte con fermezza e stoica serenità.
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