| La " rivoluzione aristocratica ". Le insurrezioni di Ginevra
e dei Paesi Bassi.
Naturalmente, a guardare a certe immediatezze cronologiche,
si potrebbe anche esser tentati di dare un notevole peso agli scritti
dei protagonisti della cosiddetta " rivoluzione aristocratica "
o alla suggestione d'idee fattesi luce nei movimenti insurrezionali che,
a Ginevra in Olanda in Belgio, precedettero di poco la Rivoluzione francese.
D'Espremesnil, ad esempio, uno dei due consiglieri del Parlamento di Parigi
fatti imprigionare nel maggio 1788 per la loro resistenza agli editti
del Lomenie de Brienne, e divenuto un po' l'uomo del giorno dopo il cedimento
della corona e la decisione di convocare gli Stati generali, in una lettera
a d' Antraigues del 17 novembre 1788 poneva sullo stesso piano il Contrat
social e i Memoires sur les etats generaux, pubblicati proprio allora
da d'Antraigues stesso, tendendo a ricongiungere alle rivendicazioni democratico-contrattualistiche
dell'enfant terrible dell'eta illuministica le affermazioni " liberali
" dell'aristocrazia in rivolta contro il dispotismo ministeriale.
E appunto in questi suoi Memoires il nobile campagnolo del Vivarais, che
fu per un momento la punta di diamante della " rivoluzione aristocratica
", era arrivato a scrivere: " Oh!, gran Dio, se c'e sulla terra
un uomo incapace per la sua posizione di esercitare il potere legislativo,
questi e un re e soprattutto un re ereditario nato nel covo della corruzione...
Sarebbe forse in mezzo a tanti pericoli diversi e inevitabili, che nascerebbe
il supremo legislatore di venti milioni di uomini, rivestito d'un tratto
dell'autorita regia, sara alla sua costante inesperienza che verra affidato
l'augusto potere di dettare le leggi! No, non e cosi, non puo esser cosi...
Un popolo libero e governato dalle leggi; le leggi meritano questo nome
augusto solo quando esse sono la dichiarazione della volonta pubblica...
Appena una nazione cessa di riunirsi, nel momento in cui cessa di cooperare
alla istituzione delle leggi essa finisce anche di esser libera... E il
potere esecutivo impiega tutti i suoi sforzi per condurla a questo punto
".
Ma Duval d'Espremesnil era uno dei campioni di quella resistenza dei "
parlamenti ", privilegiata, corporativa, conservatrice, contro la
quale, come le lotte degli uomini dei lumi avevano mostrato, dovevano
battersi tutte le istanze di progresso spirituale, civile, politico, economico
affermantisi in Francia. E la semplice notizia della convocazione degli
Stati generali spazzera dalla scena i messieurs del parlamento e tutta
la loro arcaica pubblicistica, il loro richiamo ambiguo alle antiche misteriose
" leggi fondamentali " della Francia, che solo quegli arroganti
magistrati pretendevano di conoscere e d'interpretare. D' Antraigues poi
brucera presto la sua fiammata costituzionalistica nell'inclinazione piu
vera al puro predominio aristocratico, nel risentimento contro il piglio
popolare che andra prendendo il moto rivoluzionario: assente dall'Assemblea
fin dalla celebre notte del 4 agosto, emigrato in Svizzera nel 1790, passera,
come vedremo, nei ranghi piu attivi e intriganti della controrivoluzione
nella sua ala di estremismo reazionario facente leva sull'ambiente dei
fratelli del re.
Ne molto piu consistente, rispetto a questi spunti libertari degli aristocratici
che passeranno alla controrivoluzione, puo considerarsi l'influsso esercitato
sul pensiero rivoluzionario francese dalle idee dei protagonisti del moto
" patriottico " delle Province Unite, iniziatosi nel 1783, trionfante
nel 1787 e schiacciato l'anno dopo da Guglielmo V d'Orange grazie alle
truppe prussiane e inglesi; o da quelle espresse nel corso del nuovo tentativo
compiuto nel 1782 a Ginevra da borghesi e " nativi " di trasformare
democraticamente la repubblica di Calvino, tentativo anch'esso fallito
dopo pochi mesi di fronte all'intervento di truppe francesi, sarde, di
Berna e di Zurigo; o infine da quelle apparse nelle dichiarazioni e nei
programmi della rivoluzione iniziata nel 1787 in Belgio e nel principato
di Liegi contro le riforme accentratrici di Giuseppe II, giunta alla creazione
di uno Stato costi tuzionale indipendente nel 1789 e soffocata nel 1790
dall'accortezza e dalle truppe di Leopoldo II, oltre che dai dissensi
fra " vonckisti " e " statisti ". Certamente, gia
ne11781, nel suo Discours a l'adresse du peuple des Pays- Bas sur la situation
alarmante et perilleuse de la republique de Hollande, Van der Capellen
dichiarava che " tutti gli uomini sono nati liberi... nessuno, per
natura, e sottoposto all'autorita di un altro " e tracciava un piano
di governo costituzionale per le Province Unite; e i ginevrini democratici,
nel 1782, paragonano il loro Consiglio generale, ormai da secoli esautorato
e avvilito dall'oligarchia dei Consigli dei Venticinque e dei Duecento,
al Congresso americano, come depositario della sovranita nazionale; e
nel 1787, per la voce di Nicolas Bassenge, il popolo di Liegi si dichiarava
libero perche nelle sue mani risiedeva la sovranita nazionale, e proclamava
che " il primo commesso della Nazione, suo capo e non suo padrone,
e l'organo della volonta nazionale "; poi infine, nel 1790, Vonck
cosi riassumera i diritti e i doveri del popolo belga liberatosi dalla
soggezione asburgica: " Oggi che questo popolo ha scosso il giogo
della monarchia, cioe della sola specie di governo a cui sia mai stato
sottoposto, esso ha necessariamente ricuperato da tal momento tutta la
sua liberta primitiva e naturale, e di conseguenza anche la liberta di
scegliersi ormai da se la nuova specie di sovrano che gli sembrera piu
conveniente e piu vantaggiosa ".
Ma tutti questi sono solo i sintomi di quella disponibilita rivoluzionaria
che fra i popoli di gran parte d'Europa si manifesto negli anni '80, effetto
composito di molteplici elementi: diffusione delle idee dei lumi, crisi
eco nomiche, contrasti di autonomie tradizionali con l'accentramento autoritario
dei sovrani, nazionali o stranieri, errori e debolezza finanziaria dei
governi ancien regime, fascinosa attrazione della guerra di liberazione
dei coloni americani e delle dichiarazioni di principi contenute nella
loro nuova costituzione. Appunto la molteplice complessita dei filoni
e le sensibili differenze di circostanze, motivazioni, obbiettivi ammonisce
a non trasformare questa comune irrequietezza, questa diffusa tendenza
al rovesciamento di vecchi regimi in nome di liberta piu o meno ampiamente
intese, in qualcosa come un unitario pensiero rivoluzionario europeo,
dove la successione cronologica esprimerebbe precise influenze e derivazioni.
In realta, le generiche aspirazioni di liberta o gli specifici motivi
insurrezionali di Olandesi, Ginevrini e Belgi solo approssimativamente
e sporadicamente si riconnettono col moto delle idee che in Francia, in
piu stretto legame di derivazione col pensiero degli enciclopedisti e
di Rousseau, si articolo a dar forme precise di rivendicazioni e di tesi
politiche al disagio di ceti, la cui posizione d'inferiorita civile e
di soggezione sociale era divenuta via via piu insostenibile attraverso
le congiunture economiche, sia di progresso che di crisi, del secolo.
E' dunque qui, nello specifico radicalizzarsi delle idee politiche in
Francia in connessione con gli sviluppi economico-sociali del decennio
prerivoluzionario, che prende veramente origine quello che puo chiamarsi,
pur sempre con una certa schematica approssimativita, il pensiero della
Rivoluzione.
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