Idee e aspirazioni dell'ala estremista delta Rivoluzione: Marat e i sancu lotti; gli " arrabbiati ".

Nel suo ormai celebre studio sui sanculotti parigini dell'anno II, Albert Soboul cercava di ricavare una definizione di massima di quest'ala marciante del popolo rivoluzionario da un attento esame degli atti delle sezioni parigine, nelle quali i sanculotti con i loro discorsi, le loro deliberazioni, le loro petizioni da inoltrarsi alle assemblee nazionali lasciarono la miglior traccia delle loro idee. Risulta " da questi testi che la sanculotteria si afferma di per se nella sua opposizione all'aristocrazia, alla ricchezza, al commercio: antagonismi che rendono conto dell'imprecisione dei limiti sociali all'interno del vecchio Terzo Stato e dell'impossibilita di definire la sanculotteria come una classe sociale. Essa non si differenzia nettamente se non in rapporto all'aristocrazia; i suoi limiti dalla parte della borghesia sono imprecisi. Coalizione di elementi disparati, essa e minata da contraddizioni interne che spiegano la sua incapacita a stabilire un programma coerente e, in ultima analisi, il suo insuccesso politico " .
Confini sociali incerti, deficienza di un organico programma politico, flui dita delle idee e delle rivendicazioni: altrove lo stesso autore ha notato che il sanculottismo e definito piu che da " criteri economici e condizioni di vita ", da " una pratica politica, un comportamento collettivo e una morale sociale ". Puo dunque sembrare arrischiato far entrare i sanculotti, la massa di militanti che non possiedono niente, vivono del loro lavoro e partecipano alla Rivoluzione prevalentemente con l'azione insurrezionale delle sue cele bri giornate, nella storia delle idee politiche e sociali. E certo, sul piano del la elaborazione d'idee generali, per non parlare di teorie politiche, poco si puo indicare che differenzi realmente i principi della sanculotteria da quelli espressi dai Montagnardi, dai robespierristi, nelle loro pagine piu radicali. Peraltro, la temperie popolaresca dei deliberati, delle discussioni, delle ri chieste delle sezioni parigine dominate dai sanculotti realizza gia in se una sfumatura diversa di forme e di contenuti. La pratica della permanenza delle sezioni e della fraternizzazione mediante deputazioni inviate da una sezione all'altra o anche presso le autorita e i circoli della provincia esprime gia in forma elementare un ideale di democrazia diretta, che la Montagna accetto piu che promuovere. L 'azione tenace svolta dalle sezioni sanculotte nel '93- 94 per ottenere dalla Convenzione l'allontanamento nei nobili dai quadri dell'esercito, per far eleggere Hanriot al comando della guardia nazionale, per l'inasprimento delle pene contro gli accaparratori e gli usurai, per l'isti tuzione del calmiere dei generi di necessita, le loro campagne per far sotto porre la Costituzione dell'anno I all'approvazione delle assemblee primarie, e far decretare la leva in massa ecc., sono manifestazioni di preoccupazioni economiche e sociali e di aspirazioni politiche che si collocano indubbiamente all'ala estrema del movimento giacobino, vi portano anzi inflessioni di democrazia egualitaria, di cui gli stessi dirigenti montagnardi talora cercarono di ritardare l'attuazione, se non addirittura di eluderla.
Ecco perche i pubblicisti che piu immediatamente riflessero questi orien tamenti sanculotti, anche se non molto originali e profondi nel loro pensiero politico, appaiono in una posizione peculiare rispetto al restante moto delle idee giacobine, se non altro per la violenza popolaresca dell'espressione, per il furore patriottico delle denunce, per la sollecitudine incalzante in favore dei ceti piu miseri della popolazione, per le misure incessantemente recla mate contro i ricchi e i profittatori: Marat (1743-1793), dalle colonne dell'" Ami du peuple ", Hebert (1757-1794) da quelle del " Pere Duchesne ", Jacques Roux dalla tribuna dei Cordiglieri o del Comune. Non a caso, dopo l'assassinio di Marat sono appunto Hebert e Roux a contendersene la succes sione, come difensori della sanculotteria e vittime designate dei controrivo luzionari 10. Si e spesso rilevato che il Marat prerivoluzionario, il medico e studioso di fisica e di elettricita, che giunse a ricoprire la carica di dottore ufficiale della casa del conte d'Artois, l'autore stesso di The chains of slavery (1774), delle Polish letters (1775 c.) e del Plan de legislation criminelle (1780) poco fa presagire il portavoce dell'estremismo rivoluzionario, l'" Ami du peuple ". Certo, in The chains of slavery l'impianto rousseauiano della costruzione politica si arricchisce di accenti di estrema violenza nell'indicazione dei mezzi di cui i principi si erano valsi per asservire i popoli e della parte svolta in questa impresa dalla religione cristiana alleata del dispotismo. E l'insistenza nel destinare ai popoli il titolo di sovrani, riserbando per lo piu ai monarchi quello di despoti, rivelava un'accesa sottolineatura polemica dei principi rousseauiani. Ma, appunto, erano temi largamente riconducibili gli uni a Helvetius e d'Holbach, gli altri a Jean Jacques. Forse e nel Plan de legislation criminelle (la cui seconda edizione ap- parve ne11790) che la derivazione illuministica delle idee di Marat acquista un mordente piu caratterizzato con riferimento alle istituzioni e all'assetto della societa. I principi beccariani sulla legislazione penale si dilatavano non solo fino a quella eliminazione del delitto di lesa maesta, che presto Giuseppe II d'Austria e Pietro Leopoldo di Toscana dovevano attuare nelle loro riforme penali, ma anche ad una concezione del re come primo amministratore della legge, contro il quale, se egli violi i legittimi confini del suo potere, il popolo puo insorgere: dove gli echi delle piu ardite idee di un Diderot gia inclinavano a formulazioni rivoluzionarie. Di piu, il libretto impostava le linee di una visione polemica delle condizioni sociali vigenti, in cui la proprieta tende ad accumularsi in poche mani, riducendo i piu alla fame e alla miseria. E il rimedio e decisamente accennato dall'autore in una giustificazione e limitazione sociale del diritto stesso di proprieta: " Il diritto di possedere deriva da quello di vivere. Di conseguenza, tutto cio che e in dispensabile per la nostra esistenza e nostro, e niente di superfluo puo legit timamente appartenerci finche altri mancano del necessario. Questo e il fon damento legittimo di ogni proprieta, sia nello stato di societa sia in quello di natura ".
Ma e ovviamente nell'ambito del moto rivoluzionario che Marat ritrova la sua ispirazione piu genuina di ossessionante denunzia dei privilegi e del prepotere dei ricchi, degli aristocratici, dei " nemici del popolo ", in un rap porto di stimolo e d'influenza reciproci con le forze piu radicali delle masse popolari: tanto che sarebbe arduo stabilire fino a che punto la pubblicistica dell'" Ami du peuple " e l'effetto e fino a che punto agisce invece come su scitatrice delle tendenze sanculotte.
Cosi nella contingenza delle formulazioni ovviamente legate all'incalzare degli avvenimenti il motivo caratteristico della pubblicistica politica di Ma rat diviene il costante riferimento delle questioni politiche a fondamenti eco nomici e sociali, l'interpretazione dei problemi, dei difetti e delle difficolta del potere in funzione delle necessita di vita delle masse inferiori della popolazione. " Infine ", scriveva fin dal 21 settembre 1789, " osserveremo che i flagelli e le disgrazie, vere cause dei disordini che agitano la Francia, sono la carestia dei grani, l'incuria del governo, la rapacita dei monopolisti, le rapine degli amministratori pubblici, la concussione degl'impiegati, i neri complotti dei nemici della patria, le vessazioni di un gran numero di privile giati ". La stessa legge elettorale che la Costituente approvera nel dicembre dell'89 e subito violentemente combattuta da Marat per il suo fondamento di classe: " Cosi la rappresentanza, diventata proporzionale all'imposta di retta, consegnera il potere nelle mani dei ricchi; e la sorte dei poveri, sempre sottomessi, sempre soggiogati e sempre oppressi, non potra mai migliorare con mezzi pacifici... Questa e certo una prova manifesta dell'influenza del denaro sulle leggi. Peraltro, le leggi hanno autorita solo in quanto i popoli accettano di sottomettervisi; e se essi hanno infranto il giogo della nobilta, infrangeranno anche quello dell'opulenza " 11. Di qui, anche nelle grandi crisi rivoluzionarie, che dalla giornata del 17 luglio 1791 a quella del 10 agosto 1792, alla lotta contro la Gironda e al suo annientamento nelle gior nate del 31 maggio-2 giugno 1793, vedranno sempre Marat in prima linea con le piu aspre denunzie e con l'aperto incitamento all'insurrezione, il filo conduttore della pretesa di parlare in nome " di quei preziosi cittadini sopra i quali pesano tutti i carichi dello Stato e i quali non usufruiscono di nessuno dei suoi vantaggi... di quegl'infelici che, in mezzo al lusso o al fasto e al piacere di cui il signore che li opprime gode in loro presenza, hanno come propria parte solo fatica, miseria, angosce e fame ". Restano cosi spiegate le posizioni che posson sembrare piu eccentriche delle idee politiche di Marat, dalla ricorrente richiesta di un dittatore contro i nemici della Rivoluzione, affacciata con insistenza specie dopo il 10 agosto, al primo riunirsi della Convenzione, alla stessa polemica contro il Comitato di Salute Pubblica montagnardo, uscito dalla distruzione dei Girondini, che ciononostante Marat attacchera come composto di endormeurs, e che accusera di lasciare " i nobili, i cortigiani, i pilastri del vecchio regime " alla testa degli eserciti repubblicani e finira per bollare come il Comite de perte politique, preda del torpore e di criminali negligenze nel sostenere le armate sanculotte al fronte.
Per questa via " L ' Ami du peuple " si poneva su di una linea estrema mente difficile, di perenne mobilitazione delle masse sanculotte come forza di stimolo ma anche d'urto contro lo stesso governo rivoluzionario della Montagna; una linea che non e facile prevedere dove avrebbe potuto portarlo, ove non fosse intervenuto il pugnale di Carlotta Corday a eliminarlo dalla lotta. Probabilmente, come mostrano le polemiche che nei primi mesi del '93 lo avevano contrapposto a coloro che pretenderanno poi la sua successione, Jacques-Rene Hebert, Jacques Roux, Leclerc, Marat non sarebbe giunto a confondere la sua politica con l'estremismo infantile e frammentario degli " arrabbiati ". Nonostante la sua vena plebea e il suo continuo riferirsi alle miserie del popolo, la convinzione che " la rivoluzione e stata fatta e sostenuta solo dalle infime classi della societa, dagli operai, dagli artigiani, dai dettaglianti, dagli agricoltori, dalla plebe, da questi infelici che la ricchezza impudente chiama canaglia e che l'insolenza romana chiamava proletari " in lui non restava un motivo di protesta declamatoria: anzi, egli tendeva a dedurre dal " piano della rivoluzione assolutamente mancato dal popolo " un indirizzo politico che, sia pure con diverse sfumature di tono, di temperamento, di accentuazione sociale, non differiva sostanzialmente da quello posto in essere dal " grande Comitato di Salute Pubblica ".
Del resto, puo anche dirsi che le stesse rivendicazioni dei Roux e degli Hebert non erano poi molto distanti dalla politica che, fra l'agosto '93 e il luglio '94, Robespierre, Saint-Just e compagni cercarono di attuare. Una se rie di richieste portata alla Convenzione da Jacques Roux il 25 giugno 1793 a nome delle sezioni Gravilliers e Bonne-Nouvelle e del club dei Cordiglieri contiene molti dei punti che, dal calmiere generale del settembre '93 ai de creti del ventoso '94, il Comitato fece approvare alla Convenzione: tassa zione generale delle derrate, repressione dell'accaparramento, proibizione della vendita dell'argento monetato, revoca dei nobili dai comandi nell'eser cito, arresto come sospetti dei parenti degli emigrati, espulsione dalla Con venzione dei deputati che avevano votato l'appello al popolo contro la con danna del re.
Com'e stato notato, quel che e nuovo e il tono, di minaccioso ammonimento alla Convenzione, di affidamento alla forza insurrezionale delle sezioni sanculotte, delle quali ormai il Comitato pensava di valersi come disciplinata massa di manovra della sua politica di democrazia autoritaria e che invece gli estremisti di sinistra intendevano secondare nella loro funzione di motore permanente di agitazioni, nelle loro rivendicazioni economiche e sociali dettate da condizioni di miseria, che la difficile linea di equilibrio dirigistico dei Comitati non riusciva ad eliminare. Fu in sostanza questo tono nuovo ad animare le violente campagne del " Pere Duchesne ", fin da quando nel suo numero 279 {settembre 1793) Hebert scriveva: " Patria, questi fottuti negozianti non ne hanno affatto. Finche hanno creduto che la Rivoluzione fosse loro utile, l'hanno sostenuta; han prestato mano ai sanculotti per distruggere la nobilta e i parlamenti, ma l'han fatto per prendere il posto degli aristocratici. Ma dacche non ci sono piu cittadini attivi, dac- che il piu disgraziato sanculotto gode dei medesimi diritti del piu ricco sfruttatore, tutti questi farabutti han voltato casacca e muovono cielo e terra per distruggere la Repubblica; hanno accaparrato tutte le derrate e tutti i vi- veri, per rivenderceli a peso d'oro o per portarci la carestia... ". Era farsi l'eco fedele delle necessita imprescindibili delle masse popolari; e questo sbocco giornalistico, che Hebert e compagni dettero alla pressione sancu lotta, contribui indubbiamente a spingere il Comitato di Salute Pubblica e la Convenzione alla politica calmieristica e sociale dell'anno II. Peraltro, la distinzione brusca, che con questa e altre denunzie Hebert introduceva uffi cialmente nel Terzo Stato, ponendo fra i nemici della Rivoluzione i com mercianti e separando ormai la causa dei sanculotti da quella della borghe sia, che aveva preso l'iniziativa del movimento, provocava una spaccatura nelle forze che i Montagnardi speravano di tenere unite nella lotta all'inter no e all'esterno per la vittoria della Repubblica della virtu, democratica ed egualitaria, ma rispettosa della proprieta e dell'iniziativa privata. Hebert percorse fino in fondo il coerente itinerario del suo estremismo, dalla spinta sanculotta fino alla rivolta enragee: colui che nel luglio 1793 deplorava che i poveri diavoli di sanculotti soffrissero ancora la fame, dopo aver fatto la Rivoluzione per essere felici, e denunziava il piano dei realisti e dei ricchi di sconfiggere i rivoluzionari con la miseria, e nell'agosto dello stesso anno, dopo aver attaccato duramente Danton come chiacchierone e venale, aveva denunziato agli stessi Montagnardi l'abuso di potere dei Comitati { " finche i Comitati usurperanno tutti i poteri, voi non avrete alcun governo... la li berta e fottuta quando tutti i poteri sono affidati a uomini inviolabili "), giungera a contrapporre la causa stessa della Rivoluzione, identificata col problema della liberazione dei sanculotti dalla miseria e dallo sfruttamento, a tutta la politica della Montagna.
E infine nella lotta dei Cordiglieri, guidati da Hebert, Ronsin, Vincent, Momoro, Ducroquet, per spingere il Comune e la Convenzione ad accettare le rivendicazioni sanculotte sul piano sociale, che prende corpo quest'alter nativa radicale della Rivoluzione. Ne sono ancora eco le colonne del " Pere Duchesne ": " Non c'e niente che valga i sanculotti ", scriveva Hebert nel numero 283 del suo giornale (settembre 1793 ), " sono loro che fanno le stoffe di cui siamo vestiti, sono loro che lavorano i metalli e fabbricano le armi che servono alla difesa della Repubblica ". " Assicurate il lavoro a tut ti i cittadini ", scriveva ancora nel numero 350 (marzo 1794 ), " accordate aiuti ai vecchi e ai malati e, per concludere la vostra opera, organizzate pron tamente l'istruzione pubblica ". Sono gli ultimi accenti delle insistenze san culotte per un vero rinnovamento sociale, che si spengeranno nell'arresto e nella condanna a morte di Hebert e compagni, nel " dramma di germinale ". Della sua vittoria contro gli arrabbiati il gruppo robespierrista, che aveva cercato di accogliere alcune delle loro proposte egualitarie, edulcorandole, nei decreti di ventoso promossi da Saint-Just, non godra a lungo, cosi come della di poco successiva eliminazione di Danton, Desmoulins e compagni. Come si e visto piu sopra, la difficile linea di equilibrio della repubblica gia cobina non poteva reggere alle contraddizioni sociali che tentava di com porre e accantonare nelle magiche formule di virtu, di terrore, di lotta per la salvezza della patria. A loro volta le idee dei Cordiglieri, di Hebert, di Momoro e dei loro compagni " arrabbiati ", se esprimevano con maggior coerenza e convinzione le tendenze dell'egualitarismo sociale sanculotto, non disponevano delle forze politiche per farle trionfare 15. In questa impasse ineluttabile, cui la divisione fra uomini e partiti che avevano condotto in comune la battaglia contro nobilta e monarchia in nome della liberta e del governo di popolo da un tono fatalmente tragico, si conclude, insieme alla spinta in avanti della Rivoluzione, quello che puo con qualche senso chiamarsi il suo pensiero politico.

 

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