Le idee politiche nell' eta del Direttorio. Babeuf e gli " eguali ". Gli " ideologues ".

I dirigenti terrnidoriani non ebbero idee politiche degne di questo nome.
Il loro scopo fu abolire la democrazia autoritaria giacobina, la " virtu ", il Terrore, la dittatura dei Comitati robespierristi. Il punto d'incontro fra ex- dantonisti, ex-girondini e terroristi disonesti e profittatori, ostili per paura o per motivi personali a Robespierre, Saint-Just e compagni, poteva essere solo la ricerca di un regime che eliminasse le punte egualitarie del governo rivoluzionario, aprisse la via al dominio economico dei ceti borghesi che si erano arricchiti nella Rivoluzione, concentrasse il potere politico nelle mani di quella palude della Convenzione che, guidata dai transfughi montagnardi, aveva rovesciato Robespierre. La stessa Costituzione dell'anno III (giugno- agosto 1795) risulto una via di mezzo fra la Costituzione del '91 e quella (mai attuata) del '93, ristabilendo a base del diritto elettorale un censo, sia pure piu moderato che in quella del '91, e creando un ambiguo equilibrio fra il corpo legislativo (Cinquecento e Anziani) e il potere esecutivo (Direttorio ). Ma il carattere di compromesso e di transizione di questa carta, basata sull'accordo di gruppi eterogenei e affidata nella sua prima applicazione a una maggioranza obbligata di ex-convenzionali (decreto dei due terzi, del 22 agosto 1795), escludeva che essa potesse essere il veicolo di una qualche nuova organica e coerente impostazione politica. Le idee politiche e sociali nuove furono quindi manifestate sotto il regno della nuova Costituzione o da coloro che si posero su posizioni di sovvertimento sociale in senso eguali tario e comunista, come il gruppo di Babeuf, o da coloro che vollero dare alla situazione post-termidoriana uno sbocco liberal-costituzionale, sulla base dei principi dell'89 rivisti alla luce delle convinzioni philosophiques e del- l'esperienza parlamentare inglese, cioe quelli che saranno chiamati gli ideologues.
Narrando della Congiura per l' eguaglianza o di Babeuf, Filippo Buonar roti dichiarava che, " subito dopo la distruzione della tirannide ", il direttorio segreto della cospirazione avrebbe riunito il popolo in assemblea generale, gli avrebbe reso conto del suo operato, avrebbe sottoposto alla sua approvazione la nomina di un'assemblea provvisoria, che avrebbe dovuto re digere la nuova Costituzione, riprendendo e modificando quella del '93 se condo i seguenti principi fondamentali prescritti dal decreto stesso con cui il direttorio la convocava: " che l'ineguale distribuzione dei beni e del lavoro e la fonte inesauribile della schiavitu e dei mali pubblici; che il lavoro di tutti e una condizione essenziale del patto sociale; che la proprieta di tutti i beni della Francia spetta essenzialmente al popolo francese, il quale solo puo determinarne e mutarne la ripartizione " .
Sono condensati in queste poche righe i motivi essenziali della novita delle idee di Babeuf (1760-1797) e dei suoi compagni nell'ambito del movimento rivoluzionario: sostituire al principio della proprieta quello della comunanza dei beni, all'eguaglianza formale di fronte alla legge " l'eguaglianza di fatto "; e poiche la realizzazione di una simile trasformazione sociale non puo essere affidata alle declamazioni e neppure ad un'azione politica svolgentesi solo attraverso la propaganda nei giornali, nei clubs, nelle assemblee, imporre nei fatti i nuovi principi con la conquista del potere da parte di una minoranza di cospiratori.
Cosi, da una parte Babeuf tendeva a superare la contraddizione, in cui erano caduti tutti gli uomini politici devoti alla causa popolare, i Giacobini come i sanculotti, tra affermazione del diritto all'esistenza e difesa della proprieta privata e della liberta economica; d'altra parte, il comunismo da sogno utopistico trapassava in sistema ideologico e per la prima volta nella storia si faceva il tentativo di introdurlo nella realta. Di questo secondo aspetto sono manifestazione la ramificazione e la decisione dell'opera dei congiurati, le prove che si poterono raccogliere contro di loro al processo di Vendome, l'infelice tentativo dei loro aderenti per sollevare l'esercito al campo di Grenelle, la fiera condotta degli arrestati durante la detenzione e al processo, la condanna a morte di Babeuf e di Darthe e le dure condanne inflitte agli altri. Del contenuto politico-sociale delle idee dei cospiratori ci danno testimonianza, oltre alla narrazione del Buonarroti, gli scritti pubblicati da Babeuf stesso nel " Tribun du peuple ", fra cui il celebre Manifeste des plebeiens del 30 novembre 1795, nonche il Manifeste des egaux, redatto da Sylvain Marechal, che, gia noto per alcune pubblicazioni anticristiane e popolaresche prima della Rivoluzione e durante il suo corso, partecipo alla congiura babuvista, ma, fatto assai strano, non fu arrestato ne tradotto di fronte all'alta corte militare di Vendome che giudichera i cospiratori.
" E il diritto di proprieta che e la causa odiosa di tutte le vostre sofferenze, di tutte le vostre disgrazie ", scriveva Babeuf nel " Tribun du peuple " del 21 dicembre 1795. " Questo diritto non e affatto naturale, non ha per niente un'origine pura e legittima; esso e soltanto una deplorevole creazione delle nostre fantasie, dei nostri errori; e nato da un vizio orribile, l'avidita, e da origine a tutti gli altri vizi, a tutte le passioni, a tutti i delitti, a tutte le infelicita della vita, a tutti i generi di mali e di calamita ". Percio questo diritto dev'essere abolito e l'uguaglianza di fatto tra i cittadini stabilita: non con la legge agraria, la quale non potrebbe durare piu di un giorno, perche all'indomani della sua istituzione l'ineguaglianza riapparirebbe, ma mediante lo stabilimento dell' " amministrazione comune ". Che vuoI dire: " sopprimere la proprieta individuale; far dipendere ogni uomo dal talento proprio, dall'attivita in cui e pratico; obbligarlo a deporne il frutto in natura nel magazzino comune; e stabilire una semplice amministrazione di distri buzione, un'amministrazione delle sussistenze, che, facendo registrazione di
tutti gl'individui e di tutte le cose, fara distribuire queste ultime nella piu scrupolosa eguaglianza e le fara depositare al domicilio di ogni cittadino " .
Comunismo di distribuzione, fiducia utopistica in una regolamentazione economica che antepongala razionalita della giustizia e dell'uguaglianza distributiva alla spinta dell'interesse individuale, lasciato sussistere nel momento produttivo. Il moralismo razionalistico di questa prima concretizzazione ideologica dell'aspirazione comunistica era ripreso in alcune suggestive proposizioni del Manifesto degli eguali di Marechal: " Che cosa ci serve oltre all'eguaglianza dei diritti? Ci serve che quest'eguaglianza non sia soltanto scritta nella dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, la vogliamo in mezzo a noi, sotto il tetto delle nostre case. Per essa noi acconsentiamo a tutto, a far tabula rasa per conservare essa sola. Periscano, se necessario, tutte le arti, purche ci resti la vera eguaglianza! ...La legge agraria o la distribuzione delle terre fu l'aspirazione momentanea di qualche soldato senza principi, di qualche popolazione mossa dall'istinto piu che dalla ragione. Noi tendiamo a qualcosa di piu sublime e di piu equo: il bene comune o la comunione dei beni! Non piu proprieta privata delle terre, la terra non e di nessuno. Noi vogliamo, noi reclamiamo il godimento comune dei frutti della terra: i frutti sono di tutti " 18. Se pure Babeuf, dalla sua esperienza di feudista (specialista dei catasti signorili e delle questioni relative ai diritti inerenti alla proprieta terriera feudale 19) fu indotto a considerare anche la pro spettiva di un comunismo della produzione agricola, tuttavia anche a lui re sto sconosciuto il processo inesorabile della concentrazione industriale e dello sviluppo del lavoro salariato. Come recenti studi hanno dimostrato, sia la base cui il tribuno si rivolse mediante gli abbonamenti al suo giornale, il " Tribun du peuple ", sia i gruppi sui quali egli e il suo " direttorio segreto " pensarono di poter fare affidamento al momento dell'insurrezione, riprodu cevano, talvolta anche attraverso l'identita delle persone di ex-commissari e dirigenti sezionari montagnardi, i lineamenti sociali della " sanculotteria " artigiana e bottegaia dell'anno II, spesso, specie nella provincia, con l'in clusione di medi borghesi delle professioni liberali o di militari attaccati per motivi sentimentali o personali alla tradizione giacobina e quindi ostili ai regimi termidoriano e direttoriale. C'e dunque da chiedersi se con tale base sociale e con la limitazione di fondo del programma comunistico al processo distributivo e a qualche esperimento di collettivizzazione della produzione agricola, non sarebbero rispuntate nel babuvismo, ove avesse avuto la possibilita di tradursi in pratica, le contraddizioni che avevano tormentato e infine fatto rovinare la repubblica giacobina della virtu. Resta che gli scritti di " Gracco " {cosi volle chiamarsi Babeuf) e dei suoi compagni, pur se nel l'opera del Buonarroti e piu sensibile la venatura giacobino-robespierrista, l'ideale comunista si afferma non piu con la nebulosita di un sogno utopi stico, ma con i lineamenti concreti di un programma di azione politica.
Dal termine con cui, in senso spregiativo, avra in seguito a chiamarli Napoleone, hanno ricevuto ormai nella storiografia il nome di ideologues quel gruppo d'intellettuali, formatisi per lo piu alla filosofia dei lumi, che gia agl'inizi della Rivoluzione avevano preso a riunirsi nella villa d' Auteuil della vedova di Helvetius e che, passato il Terrore, si ritrovarono ancora, ad eccezione di chi, come Condorcet o A. Chenier, era caduto vittima della repressione giacobina, insieme a nuovi adepti della comune ispirazione philosophique, come la figlia di Necker e il giovane Constant, nella ricostituita societa d' Auteuil a fare il consuntivo delle vicende rivoluzionarie e a tracciare un programma politico per il futuro: fra gli altri Destutt de Tracy, Volney, Thurot, Laromiguiere, Cabanis, Eichot, Daunou, Garat, Ginguene, Fauriel, M. J. Chenier, Roederer, J. E. Say, madame de Stael e Benjamin Constant 20.
Si puo discutere certo sulla reale omogeneita politica di questo gruppo e anche sulla compattezza e significanza teorica delle loro idee. Ma su un piano generico d'indirizzo ideologico non si puo disconoscere, al di la degli stessi rapporti di consuetudine personale e anche oltre le diverse destinazioni che presero le loro strade attraverso il Direttorio, il Consolato e l'Impero, una notevole affinita di posizioni e di aspirazioni, nel tentativo d'influire, passata la tempesta, in quello che nelle loro intenzioni doveva essere un coronamento ragionevole e moderato della Rivoluzione. Indiscutibile comunque, specie nel continuo richiamo a Condorcet e al suo Esquisse, l'ispirazione dai principi philosophiques, che si riassumevano nel motto di quella che gia nell'epoca termidoriana divenne la rivista ufficiale del gruppo, la " Decade philosophique ": " I lumi e la morale sono altrettanto necessari alla conser- vazione della Repubblica quanto lo fu il coraggio per conquistarla ". Di nuovo l'idea che la philosophie potesse far trionfare il regno della liberta e della tolleranza, della ragionevolezza e del benessere, in una Francia lontana ormai dagli abusi dell'ancien regime come dall'autoritarismo egualitario giacobino.
D'altronde, quella comunanza di orientamento che puo giustificare la caratterizzazione del gruppo sul piano del pensiero politico si era manife stata gia agl'inizi della Rivoluzione, proprio nel passaggio dagl'interessi filo sofici e scientifici circa la funzione e lo sviluppo delle idee nella mente uma na, svolti prevalentemente da un Cabanis, da un Destutt di Tracy ecc., sulla traccia delle teorie di Helvetius e di Condillac ( quegl'interessi e quelle ela borazioni cui si deve originariamente e propriamente ricondurre il termine stesso d'ideologie) verso una presa di posizione appunto di teoria e di azione politica.
Non a caso, anche prima dello scoppio rivoluzionario, questi uomini strinsero amicizia con i portavoce degl'insurgents americani, venuti in Euro pa a diffondere i principi e a giustificare i diritti delle colonie d'oltre Oceano che avevano conquistato l'indipendenza nella democrazia: Benjamin Fran klin prima e Thomas Paine poi. E gia nel 1787 Condorcet nel De l'influence de la Revolution d' Amerique sur l'Europe aveva collegato l'insegnamento dell'insurrezione americana e delle sue conquiste politiche e civili alle pro spettive rivoluzionarie che s'intravedevano per la Francia: " Lo spettacolo di un grande popolo presso cui i diritti dell 'uomo sono rispettati e utile a tutti gli altri, malgrado la differenza dei climi, dei costumi e delle costituzioni. Esso insegna che questi diritti sono dovunque gli stessi " .
E nei mesi ardenti che precedono il maggio dell'89 i piu preparati e autorevoli esponenti della societa legata alla vedova del filosofo del De l' esprit , da Condorcet stesso a Volney, da Cabanis a Sieyes, avevano intensificato e aggiornato le loro prese di posizione nel campo delle idee politiche. Nella sua Bretagna Volney aveva addirittura condotto, con un periodico da lui diretto, la " Sentinelle du peuple ", una sorta di campagna politica in vista della convocazione degli Stati generali, secondo un indirizzo decisamente antiaristocratico, fino ad anticipare quello che sara l'atteggiamento del Terzo Stato nel rifiuto della riunione e votazione per ordini: " Cos'e che chiamate un ordine? Cambiate i vostri termini, signore: il Terzo Stato non e affatto un ordine, esso e la nazione; e un corpo intero e completo, di cui la nobilta e il clero non sono neppure utili membra; poiche essi non lo fanno ne vivere ne agire; essi sono soltanto lupi che lo divorano".
E da questo conflitto d'idee, da questa negazione philosophique di abusi e privilegi, trasfusa nella consapevolezza positiva che il Terzo Stato costi tuisce la " realta nazionale ", che era in fondo uscito il Qu' est-ce que le Tiers-Etat? di Sieyes. Ancora Condorcet, che nei suoi opuscoli de1l'87-88, dalle Lettres d'un bourgeois de New Haven al Sur les assemblees provincia les, alla Lettre d'un gentilhomme a messieurs du Tiers Etat, alle Reflexions sur les pouvoirs et instructions a donner par les provinces a leurs deputes aux Etats generaux ecc., tanto si era adoperato per preparare " ideologica mente " e propagandisticamente il grande evento della riunione della rap presentanza nazionale, fino a contestare la legittimita della disuguaglianza fra le due classi di cittadini risultanti dall'ingiusta ripartizione delle ricchez ze, Condorcet dunque saldera queste impostazioni propedeutiche all'impe- gno politico nella Francia della Costituente, cercando di conciliare la fede nella validita universale e immutabile di certe istituzioni con la percezione delle particolari condizioni in cui la Rivoluzione si apriva in Francia .
Poi l'incalzante concretezza delle vicende rivoluzionarie sembra per vero appannare l'omogeneita e la funzionalita specifica del gruppo. Potra certo Chamfort permeare della generosita del suo ideale democratico, egli nobile, la negazione dell' ancien regime. Potra la " Societe del 1789", fondata da Condorcet e Sieyes nella primavera del 1790, cercare di far prevalere nella vita politica della Francia della Costituente, " contro la mediocrita intri gante... contro quegli uomini che vogliono essere capi di partito, perche non possono essere capi di opinione ", il mite " dispotismo del genio " 24. Po tranno insomma, i Volney e i Condorcet, i Garat e i Daunou, persistere nel tentativo di far rientrare nel quadro delle loro idee philosophiques, quasi sotto il segno della dirigenza di una elite illuminata, la loro adesione alle forze repubblicane e giacobine, mantenuta complessivamente dalla maggior parte del gruppo, pur fra diversita di sfumature e accentuazioni, anche per la giornata del 10 agosto 1792 e da Ginguene addirittura fino all'approvazione della condanna di Luigi XVI. Ma ne la polemica sociale condotta da Volney nelle Ruines in nome della " moltitudine povera e spoglia " contro " le ric chezze ammucchiate in poche mani " e contro " tutti i poteri concentrati in certe classi ", ne la persistente campagna repubblicana e democratica con dotta fra l'autunno del '92 e quello del '93 dalla " Feuille villageoise ", il periodico di Garat e Gingnene, ne la preoccupazione di quasi tutto il grup po, da Marie- Joseph Chenier a Condorcet, da Brissot a Garat, perche la Convenzione assicurasse alla Francia una vera costituzione democratica, sulla linea delle discussioni dei clubs giacobini, sembrano mai brillare di luce propria, concretare in qualche modo un nucleo compatto d'idee politiche.
Appaiono piuttosto una giustificazione ideologica, suggerita dalla fede nei principi di liberta civile e di riscatto umano delle lumieres, di sviluppi po litici impostati, in maniera magari piu istintiva ma piu originale e conclusiva, dai protagonisti delle contese teoriche e pratiche delle assemblee e della pubblicistica rivoluzionaria, a cui successivamente i membri della societe d' Auteuil furono vicini: Mirabeau prima, in seguito i Girondini e magari per qualche tempo Danton. sicche anche il loro contrasto con Robespierre -che essi dipinsero a fosche tinte in base a elementi tratti prevalentemente dal suo carattere, da uno schema psicologico di fanatismo e di ambizione destinato a divenire tradizionale nella polemica reazionaria, e il quale li disprezzo come astratti chiacchieroni controrivoluzionari -anche questo contrasto, che porto gli ideologues alla fuga o al carcere e alcuni di essi al supplizio durante il Grande Terrore, risponde in ultima analisi a una logica differenziazione storica fra la concretezza delle idee del politico attualmente immesso nelle vicende del suo tempo e la fiacchezza e l'indecisione di un gruppo piuttosto eterogeneo, cercante di far rientrare quelle vicende nei limiti di un movimento di pensiero vitalissimo alcuni anni prima, ma ormai sotto troppi aspetti superato dal corso dei fatti.
Forse e solo sul punto della rappresentanza e della polemica contro il concetto rousseauiano di democrazia diretta, che, come si e visto, costituisce uno dei punti preferiti di riferimento, ma anche di confusione, delle idee di Robespierre circa lo Stato, che gli ideologues, magari sconfitti sul terreno della lotta immediata, impostano in modo autonomo una linea di pensiero indubbiamente piu feconda per gli sviluppi avvenire. Ricollegandosi implicitamente alle celebri critiche di Voltaire alla concezione rousseauiana della non delegabilita della volonta generale, impossibile se non in una minuscola e teorica repubblica, i Condorcet, i Sieyes, i Daunou, i Garat compirono uno sforzo conseguente e organico per dar corpo al principio della rappresentanza, come il solo idoneo a far funzionare una democrazia. Dall'idea di Sieyes che " tutto e rappresentanza nell'ordine sociale " all'insistenza razionalistica di Garat sulla maggiore idoneita dei rappresentanti, scelti dal popolo ma " di esso piu illuminati ", a legiferare e a governare in modo efficiente lo Stato, alla convinzione di Brissot che lo stesso sistema democratico deve selezionare una classe politica capace di tradurre nella prassi gl'insegnamenti della philosophie, questo e certo il motivo piu coerente, e in fondo adeguato ai caratteri tutt'altro che effimeri della realta sociale e politica che la Rivoluzione stava ponendo in atto, delle idee politiche che si possono piu o meno organicamente riunire a formare il patrimonio di pensiero degli ideologues gia negli anni caldi della Rivoluzione. Forse lo stesso Esquisse d'un tableau historique des progres de l' esprit humain, composto da Condorcet nei mesi che precedettero la sua tragica fine, con la sua idea-cardine di una perfettibilita umana che si sviluppa attraverso i gradi di dieci successive epoche, appare la traduzione in termini di una discutibile filosofia della storia della riflessione autoconsapevole di una determinata tendenza politica. La stessa rivendicazione del valore della Rivoluzione francese, del progresso da essa costituito rispetto a quella americana, scritta fra la fine del '93 e i primi del '94, quando il discepolo di Voltaire vedeva il " partito filosofico " disperso e perseguitato e il " fanatismo " della virtu e del terrore trionfante, unisce l'innegabile elevatezza ideale e morale a una precisa significanza politica. Era inevitabile, scrive Condorcet, che la rivoluzione in Europa cominciasse dalla Francia: " la malaccortezza del suo governo ha precipitato questa rivoluzione; la filosofia ne ha diretto i principi; la forza popolare ha distrutto gli ostacoli che ne potevano arrestare i movimenti ". Di qui la maggior com pletezza, l'integralita della Rivoluzione francese rispetto a quella americana: " gli Americani, contenti delle leggi civili e criminali che avevano ricevuto dall'Inghilterra, non avendo da riformare un sistema vizioso d'imposte, non avendo da distruggere ne tirannie feudali, ne distinzioni ereditarie, ne corpo razioni privilegiate, ricche o potenti, ne un sistema d'intolleranza religiosa, si limitarono a stabilire nuovi poteri, a sostituirli a quelli che la nazione britannica aveva fin'allora esercitato su di loro. Niente, in queste innova zioni, toccava la massa del popolo; niente cambiava le relazioni che si erano formate fra gl'individui. In Francia, per la ragione contraria, la Rivoluzione doveva abbracciare l'economia intera della societa, cambiare tutte le relazio ni sociali e penetrare fino agli ultimi anelli della catena politica; fino agli individui che, vivendo in pace dei loro beni e della loro industria, non sono implicati nei movimenti pubblici ne dalle loro opinioni, ne dalle loro occu pazioni, ne dagli interessi di fortuna, d'ambizione o di gloria ". Proprio per questi suoi caratteri di profonda e radicale innovazione, la Rivoluzione fran cese, ultima tappa raggiunta dal progresso umano, aveva potuto fondarsi su di un grande sforzo di sintesi, nel quale l' eguaglianza dei diritti e la so vranita popolare trovavano una soluzione politica nell'istituto della rap presentanza: " ...in nessun luogo l'eguaglianza dei diritti e stata sostituita da quella identita d'interesse che ne e soltanto il piu debole e ipocrito sup plemento ". Inoltre, nella costituzione rivoluzionaria " si e sostituita la li mitazione dei poteri a quel vano equilibrio tanto a lungo ammirato... in una grande nazione necessariamente dispersa e suddivisa in un gran numero di assemblee isolate e parziali, si e osato, per la prima volta, conservare al po polo il suo diritto di sovranita, quello di ubbidire solo a leggi il cui modo di formazione, se questa e affidata a rappresentanti, sia stato legittimato da un'immediata approvazione; delle quali leggi poi, se violano i suoi diritti o i suoi interessi, il popolo possa sempre ottenere la riforma con un atto re golare della sua volonta sovrana " .
Probabilmente Condorcet, scrivendo queste parole, aveva in mente il progetto di Costituzione che egli stesso aveva in gran parte elaborato alla testa di una commissione della Convenzione e che poi, caduti i Girondini, era stato sostituito dal piu avanzato progetto della commissione presieduta da Herault de Sechelles, votato dalla Convenzione il 24 giugno 1793, ma anch'esso, com'e noto, mai applicato. Comunque, al di la del riferimento a un testo preciso, sono le idee costituzionali del philosophe che trovano in questo passo dell'Esquisse la loro consacrazione quali espressione addirit tura di una fase dello sviluppo dell'umanita nel suo processo progressivo. Qui Condorcet manifestava veramente la fede ideologique nella funzione che i principi filosofici, eredita del grande moto dei lumi, dovevano assolvere, di incanalare e dar forma definitiva, istituzionale, al moto rivoluzionario. Ma, piu concretamente che in altri punti, questo costituzionalismo philosophique, tutt'altro che chiuso a molti dei motivi democratici che lo stesso trionfo della repubblica aveva liberato e fatto fermentare nel crogiolo ardente della Convenzione, rispecchiava una determinata linea politica che, al di la delle finali convulsioni del governo dei Comitati e della reazione termidoriana, e poi oltre la dittatura napoleonica e la Restaurazione, costituira un modello ideale per le aspirazioni piu democratiche del liberalismo ottocentesco.
Ovviamente, eliminata la repubblica della virtu e del terrore, consumatasi la reazione termidoriana e avviato l'instabile e ambiguo compromesso del governo direttoriale, la ricostituita Societe d' Auteuil tendera a presentarsi come la profetica interprete del senso delle passate vicende, l'espressione genuina di quegli ideali repubblicani moderati che, dalla sinistra della Costituente a quella della Legislativa e poi alla frazione girondina della Convenzione, avrebbero potuto assicurare alla Francia la democrazia piu avanzata concepibile nel quadro della conservazione delle liberta individuali, della proprieta, dell'ordine sociale, se non fossero stati travolti dalla tormenta montagnarda e dalla dittatura robespierrista. Ma queste posizioni, nelle condizioni sempre piu repressive della vita politica e sociale francese dopo il 9 termidoro, non potevano non assumere un'inflessione piu marcatamente conservatrice; mentre il contrasto di fondo che cominciava a condizionare la situazione della repubblica, fra pressioni per la restaurazione monarchica, contraccolpi giacobini e soluzioni di dittatura militare, dovra finire per rendere ancora una volta inattuale e velleitario il tentativo degli ideologues.
La continuita ideale fra le attuali aspirazioni politiche del gruppo e la sua filiazione philosophique dispiegatasi nell'opera dei primi anni della Ri voluzione poteva essere ribadita da Daunou in un memoriale inviato alla Convenzione nel settembre 1794, mentre ancora aspettava dai termidoriani la liberazione dal carcere robespierrista: " I Francesi hanno assistito durante il corso di cinque anni a due grandi esperienze politiche: dapprima, alla de molizione di una tirannide vecchia di parecchi secoli; poi, alla formazione di una nuova effimera tirannide. Il primo di questi avvenimenti fu l'opera della filolosofia laboriosa e benefica; e essa che, dopo aver conquistato la liberta delle opinioni e delle coscienze, proclamando ben presto i grandi pensieri di organizzazione sociale, propagando lo spirito di tolleranza e di umanita, suscitando l'attiva energia di un patriottismo giusto e generoso, seppe scuotere, rovesciare, distruggere, dissolvere tutti i puntelli del dispotismo regio, e seppellire infine esso medesimo sotto le rovine dei pregiudizi, delle istituzioni e delle bastiglie di cui si era fatto forte " .
Ma era un richiamo che non poteva mancare di rimanere generico e astratto, privo di un rilancio effettivo della presa politica che le tendenze della sinistra " costituzionale " avevano avuto nel primo tempo della Ri voluzione. Ormai, negli scritti di Daunou, di Roederer, di Garat, di M.-]. Chenier, di ].-B. Say ecc., e in particolare dei nuovi adepti del gruppo, la Stael e Constant, la prospettiva che questi uomini cercheranno di proporre alla propria azione politica sara quella di un difficile e artificioso compromesso fra le tradizioni philosophiques e le esigenze della classe sociale che cercava d'imporre il nuovo ordine postrivoluzinario, l'ideale di una repubblica conservatrice, basata su una rappresentanza costituzionale dei cittadini che assicurasse al paese i due termini essenziali di proprieta e liberta. Avversa ugualmente al fanatismo giacobino come a quello degli ultras monarchici, madame de Stael gia nel 1795 contrapponeva alle velleita di una restaurazione e agli arbitrii del regime termidoriano il suo ideale di repubblica " 1iberale ": " Questo nome di repubblica anima ancora gli spiriti, costringe a tener fede a una qualche idea; esso lega al partito della liberta anche coloro che sono malcontenti del governo attuale; sono le sue massime che costoro oppongono a ogni atto arbitrario di un potere che non amano " 21. Attraverso l'opera dei suoi amici, di Daunou, di Boissy d' Anglas ecc., le idee della figlia di Necker penetrarono nella costituzione conservatrice del '95, che resse nei suoi quattro anni di vita il regime direttoriale: ma " proprieta e lumi " che nel pensiero della intrigante e colta ispiratrice del gruppo avrebbero dovuto assicurare al paese la prosperita, scongiurando le " bizzarrie sociali " che l'uguaglianza dei diritti politici " molto piu temibile dello stato di natura " comporta, si rivelarono un ben ambiguo e ipocrito binomio nell'attuazione di quella stessa Costituzione dell'anno III, di continuo lacerata dai contrasti fra esecutivo e legislativo, fra ex-convenzionali e monarchici, dal ricorso ai colpi di forza appoggiati a questo o quel generale della repubblica.
La rivendicazione di una fedelta ai principi costituzionali moderati, che avevano presieduto al sorgere della Francia rivoluzionaria, sul fondamento delle idee dei lumi, e avevano presto trovato nella repubblica un sistema ad essi piu adatto che non la monarchia irrimediabilmente legata all' ancien regime, era stata fatta da un membro del gruppo, Ginguene, gia in epoca ter midoriana, dopo la sommossa popolare del 1° pratile 1795: " Non restava no, di veri sostenitori della Convenzione ", aveva scritto l'autorevole con venzionale nel suo giornale, la " Feuille villageoise ", del 20 pratile anno III, " se non quegli uomini illuminati e puri, i quali, sempre attaccati ai principi della saggezza e dell'ordine, hanno evitato tanto l'esagerazione quanto la trascuratezza; i quali, animati da indignazione contro gli eccessi dei demagoghi, da disprezzo per le pretese e le folli speranze degli amici della monarchia, hanno sempre concentrato i loro voti, i loro desideri verso una costituzione repubblicana, che assicuri a ciascuno la sua proprieta e il libero esercizio dei suoi pensieri e della sua operosita. Era un porto che essi scorgevano di lontano, in mezzo alle tempeste " .
Una strada di " centro repubblicano ", di costituzionalismo liberale, che non sara facile seguire, nei sussulti del Direttorio e nell'affacciarsi del potere personale di Bonaparte, per gli stessi esponenti della ricostituita coterie idelogique. Presto la ricerca della via di mezzo moderata doveva per i piu di loro trasformarsi nell'aspirazione a terminare la Rivoluzione a ogni costo. Come aveva scritto nel 1796 il giovane Benjamin Constant, in uno dei suoi primi interventi nella pubblicistica politica: " lo desidero ardentemente veder terminare la Rivoluzione perche essa non potrebbe ormai essere altro che funesta alla liberta ". Con quali forze realizzare questo programma? poiche la base politica e sociale degli ideologues era in fondo inconsistente, la loro ostentata fiducia nel potere delle idee che avrebbero dovuto ormai imporsi nella convivenza civile in Francia ( " e... soltanto alle idee che e con- cesso l'impero del mondo ", aveva scritto ancora Constant), assicurando il successo del governo costituzionale che ad esse si fosse ispirato, non poteva reggere all 'urto di contrasti e interessi reali che spingevano in ben altre direzioni. Poteva ancora lo stesso Constant in un opuscolo del 1797 additare quel " juste milieu " come la strada attraverso la quale gli " amici della liberta e dei lumi " avrebbero salvato la Repubblica, minacciata dai continui colpi di forza che caratterizzarono la vita del Direttorio: " la loro causa non e affatto perduta, essi non la tradiranno. Essi non accetteranno ne il dispotismo ne una monarchia mitigata, che cesserebbe ben presto di esser tale, ne una repubblica arbitraria, che non sarebbe meno vessatoria della monarchia, ne l'avvilimento ridotto in dogmi, ne una feroce grossolanita ridotta in principi " 30. Il progetto di questa repubblica moderata, che gli ideologues avrebbero dovuto difendere e far trionfare contro le forze di destra e di sinistra, stentava a trovare la sua formula concretamente politica. sicche oscillava dalle declamazioni di madame de Stael sulla vertu e sulla philosophie che ne dovevano costituire il fondamento e dalle escogitazioni costituzionali con cui la stessa figlia di Necker pensava di rendere vitalizio il Consiglio degli anziani e di riempirlo di ex-membri dei Cinquecento e di militari, assicurando inoltre ai rappresentanti un reddito fisso in beni nazionali o sul tesoro pubblico, alla " riconsacrazione " che Roederer tentava di compiere delle lumieres come esclusivamente volte a sagge e moderate riforme da compiersi in accordo con i monarchi: " La filosofia ", scriveva il futuro collaboratore di Napoleone, " aveva portato, preparato una riforma finanziaria, militare, civile, morale e religiosa e non una rivoluzione politica... Essa si era anche rivolta piu ai re che ai popoli; aveva piuttosto guidato i primi alla saggezza che non provocato gli altri all'insurrezione; aveva almeno lasciato ai governi piu dispotici l'alternativa di rendere i popoli piu felici o di vedere i popoli prendersi cura da se stessi del loro destino.
Mettere insieme " potere e fortuna ", " virtu e lumi ", come auspicava ancora madame de Stael, poteva essere una visione suggestiva per la filoso feggiante figlia del celebre ginevrino; ma non era una teoria politica e tanto meno un possibile programma di azione nell'agonizzante repubblica diret toriale. Le simpatie che al momento del 18 brumaio quasi tutti gli ideologues mostrarono per Napoleone, le speranze velleitarie che nutrirono di poter guidare politicamente l'opera del generale, la sottomissione servile che a lui alcuni di loro prestarono come il dissenso o la disgrazia, spesso venati di ambizioni deluse, di meschinita e ripicchi personali, di altri: sono le prove conclusive di quel che d'inconsistente, di ambiguo e di artificioso aveva fin dall'inizio sotteso l'estremo tentativo di questo gruppo, peraltro assai eterogeneo, di ricondurre la Rivoluzione, proprio nel suo compiersi che sotto tanti aspetti era un estenuarsi e un vanificarsi, alle sue ormai lontane origini philosophiques .

 

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