Le istituzioni politiche - L'abolizione della feudalità

Ernest Labrousse - Roland Mousnier
1789-1791: la Costituente

1.1 La rivoluzione contadina
Una valanga di lettere e di rapporti, venuti da tutte le province, non lasciano all'Assemblea alcuna illusione sull'ampiezza dei disordini contadini di luglio. Questi torbidi, scoppiati nel pieno della stagione del raccolto, pongono il problema dei diritti feudali e delle decime.
" Dappertutto le proprieta 'sono preda del brigantaggio piu colpevole'. I castelli vengono incendiati, i titoli feudali gettati alle fiamme, i canoni feudali e le imposte non vengono pagati ".
Per il Comitato dei Rapporti, che vede cosi la situazione, " le leggi sono senza forza, i magistrati senza autorita, la giustizia non e piu che un fantasma che si cerca inutilmente nei tribunali ".
Ecco dunque scatenata " la guerra dei poveri contro i ricchi ". La nobilta e spaventata: sconfitta con il re il 14 luglio, privata dell'appoggio della forza pubblica, sospetta nelle citta, perseguitata sulle proprie terre, le viene a mancare tutto in uno stesso momento. Teme per i propri beni e per la propria vita. Come avrebbe potuto non accettare di transigere anche alle condizioni piu dure? L'essenziale e di non perdere tutto. In condizioni analoghe si trova l'alto clero, sul quale incombono, anche se a un grado minore, le medesime minacce. Al Terzo Stato si presenta l'occasione in fondo meravigliosa di sfruttare, almeno per un istante, l'immensa forza popolare a vantaggio della rivoluzione borghese; di fare parti in due, ma diseguali, di " realizzare " immediatamente, d'inserire subito nei testi l'abolizione del regime " feudale " e l'eguaglianza civile, cioe, di Fatto, ottenere contemporaneamente, con una sorta di colpo doppio, sia l'eguaglianza della terra nobile e della terra borghese, sia l'eguaglianza della persona del nobile e del borghese. Protagonista di questa rivoluzione, il contadino trovera il suo modesto compenso nei vantaggi che gli verranno dall'abolizione del feudalesimo. Cosi lo si plachera e, in caso di necessita, si mettera mano alla repressione.
Nell'Assemblea la posizione del Terzo Stato non era mai stata cosi forte. Sembra avere saldamente in sua balia gli ordini privilegiati che non possono far ricorso a nessun altro per calmare la muta dei contadini. E tuttavia, prima dei grandi momenti del 4 agosto, il Terzo Stato e, nel suo insieme, esitante e diviso. La famosa notte che tutto il secolo lascia prevedere, nei particolari dell'esecuzione non sara che qualcosa di improvvisato empiricamente e arditamente.

1.2 La notte del 4 agosto
La rivoluzione contadina intacca il regime feudale nella sua totalita. L'estrema sinistra si e accordata nella notte dal 3 al 4. La sera del 4, la " feudalità" e posta sotto accusa davanti all'Assemblea. In principio l'operazione non e condotta dal Terzo Stato borghese, ma dai suoi satelliti della nobilta, il visconte di Noailles e il duca di Aiguillon. Tattica abile, che sara ripresa nelle sedute che seguiranno, quando sara necessario dare veste formale alle decisioni di principio gia decretate. Louis de Noailles insiste giustamente sull'origine " sociale " dei disordini. Bisogna colpire il male alla radice. Il popolo delle campagne, la massa delle parrocchie, non ha domandato una costituzione, ma la soppressione delle imposte, l'attenuazione o il riscatto dei diritti feudali. Il duca di Aiguillon pone il medesimo problema. Una grande rivoluzione popolare sconvolge in quel momento il paese. Si parla molto di briganti, ma in molte province e tutto il popolo che si e sollevato, che forma una specie di lega per distruggere i castelli, per devastare le terre, e soprattutto per impadronirsi degli archivi in cui sono depositati i titoli delle proprieta feudali.
La soluzione sta dunque nell'abolire all'istante esenzioni fiscali e diritti feudali.
" Abolire " si, ma bisogna intendersi. In materia di diritti feudali, il creditore non sara espropriato perche " i suoi diritti sono una proprieta vera e propria e... ogni proprieta e inviolabile ". Ma il debitore potra riscattare i suoi obblighi, che pero nell'attesa continuera a pagare. L'Assemblea fa un'accoglienza entusiastica a queste proposte. Neppure una voce discorde si leva dagli ordini privilegiati, i quali conservano cosi nello stesso tempo la borsa e la vita. E' dal Terzo Stato che si leva una voce di opposizione, una voce per il momento isolata, senza eco: il fisiocratico Dupont, appartenente al centro-destra, dice di non tollerare tante violazioni dell'ordine naturale, parla dileggi, di tribunali, di repressione. Questo e pero soltanto un episodio: un altro membro del Terzo Stato ristabilisce il contatto e risolleva il coro delle acclamazioni. Non ci saranno diritti dell'uomo, finche ci saranno diritti feudali.
" Non avete un momento da perdere; un giorno di dilazione genera nuovi disordini.... Volete dare leggi soltanto a una Francia devastata? ".
Allora comincia la grande scena delle rinunce. Si assiste, in una notte, al crollo teatrale dell'antico regime. Prima di sciogliersi, alle due del mattino, l'Assemblea riassume e inserisce nel processo verbale le quindici grandi decisioni appena prese e che debbono essere perfezionate formalmente nel corso delle sedute successive. In testa figurano i sei articoli relativi al regime " feudale " che parlano delle abolizioni o delle sostituzioni: abolizione della servitu, di cui non sopravvivevano che scarse vestigia, delle giurisdizioni feudali, del diritto esclusivo di caccia; possibilita di riscatto dei diritti feudali; sostituzione della decima, praticamente assai simile ai canoni feudali, con una tassa in denaro, anch'essa riscattabile.
La notte del 4 agosto, punto d'approdo della rivoluzione contadina, appare cosi come la grande notte antifeudale per eccellenza, come la grande conquista del popolo delle campagne. I vantaggi non sono trascurabili. Ma con questi testi che promettono molto di piu di quanto diano, sparisce unicamente o quasi la feudalita formale; in complesso la " feudalita " reale, la feudalita economica rimane. L'aristocrazia, moltiplicando le rinunce, ha conservato il meglio del patrimonio.

1.3 La conquista dell'uguaglianza
Per la borghesia i vantaggi sono considerevoli. Non soltanto, in quanto proprietaria dei beni immobili, viene a guadagnare da alcune rinunce materiali imposte ai nobili, ma, in quanto rivale sociale della nobilta, puo ricavare dall'abolizione della feudalita formale ben di piu che i contadini. Ormai non esistono piu terre nobili e terre plebee, feudi e allodi. L'eguaglianza delle terre, cosi ottenuta, costituisce un aspetto dell'eguaglianza civile; e lo stesso vale per la soppressione del diritto di primogenitura, che ha conseguenze importanti soprattutto sui beni nobili.
Poi venne proclamata anche l'eguaglianza civile. Si tratta di una conquista capitale: tutti i cittadini possono essere ammessi agli impieghi civili e militari. Lo stesso vale per la carriera giudiziaria: spariscono la venalita degli uffici e l'eredita delle magistrature. La magistratura, perfino nelle sue cariche piu elevate, si apre alla nuova generazione borghese, che vi entra non piu per infiltrazione, ma in blocco, in massa. In questo campo non ci si accontenta piu delle apparenze: la borghesia si appropria della sua parte enorme, immediata, concreta, delle spoglie dei privilegiati.
L'eguaglianza fiscale completa l'eguaglianza civile. Anche i contadini trarranno vantaggio da questa misura; e perfino, di quando in quando, a spese di un semplice notabile della citta o di un abitante esente da imposte a titolo personale o collettivo. Citta e province che figuravano fra i privilegiati del vecchio sistema fiscale, rinunciano a questi vantaggi che davano loro una posizione particolare nella comunita francese. Ci si affretta a fare queste rinunce regionali o locali, d'altronde meno onerose per gli interessati delle grandi rinunce di classe. In questo modo la Francia si trasforma. In quella notte si ha una specie di rinnovamento del patto nazionale, che corregge, col contratto volontario, il vecchio contratto autoritario del tempo della conquista, che sostituisce alla monarchia federata la federazione eguale ed una della nuova Francia.
Si e esaltata quell'inimitabile notte. E realmente questa notte di sovversione entusiastica e unanime, in cui si confondono vincitori e vinti, non sembra certo qualche cosa di molto comune. In fondo pero nessuno perde la testa, nessuna delle parti presenti dimentica, in questo compromesso provvisorio, con queste vantaggiose rinunce di cui l'ufficio redige l'atto in debita forma, i propri interessi profondi. Attori e testimoni hanno parimenti coscienza di vivere un " momento monumentale ". I cuori si commuovono. Un bisogno di trovarsi concordi, non esclusivo al 1789, ma che si ritrova spesso agli inizi di una rivoluzione - aspettazione ansiosa dei vinti che temono il peggio e cercano rifugio in equivoche decisioni unanimi, irriflessivo ottimismo dei vincitori -ha compenetrato nella notte d'agosto questa Assemblea numerosa, accalorata, che nessuna esperienza mette in guardia contro se stessa.
Ci si e limitati tuttavia a proclamare i principi, resta da precisarli. L'Assemblea vi impieghera un'intera settimana, dal 5 all'11 agosto. Allora non si puo piu parlare di unanimita.

1.4 I decreti del 4-11 agosto
Il partito feudale, che ha fatto le spese delle decisioni della notte, si domanda, appena puo riflettervi a mente fredda, se non avrebbe potuto cavarsela a minor prezzo. I signori della provincia che essi rappresentavano li avrebbero approvati? I vantaggi ottenuti dalla borghesia non vengono rimessi in questione. Ma quelli degli assenti, quelli del popolo delle campagne? I rappresentanti della nobilta non hanno sacrificato o compromesso troppo in fretta quello che l'Assemblea stessa riconosce come una " proprieta "? Una " notte di San Bartolomeo dei proprietari ",come avrebbe detto Rivarol, ecco quello a cui essi avevano prestato mano. Alcuni deputati del loro ordine parleranno piu tardi in questi termini della grande notte. Uno dei piu moderati, il conte di Montlosier, che emigrera, ma poi si schierera con Bonaparte e combattera gli Ultra al tempo della Restaurazione, scrive nelle sue Memorie che " l'opera dei briganti fu sanzionata da un altro brigantaggio, chiamato notte del 4 agosto ". Quanti la pensano cosi sui banchi della nobilta durante questa settimana di dibattiti? Reticenze e dissidi stanno dunque per venire alla luce fra questa aristocrazia che la sera del 4 taceva. Parecchi diranno di non avere accettato che ad referendum. Altri, come Talleyrand, cercheranno di limitare i sacrifici, e gli elementi piu estremisti del centro-destra daranno loro una mano. Ma l'Assemblea non smentisce le sue decisioni, e lungi dal ridurre la portata dei principi, sapra andare talvolta anche oltre.
Si riprende la tattica del 4. E' ancora un membro dell'ordine rinunciante che presenta il testo delle rinunce. E' Montmorency a riferire, e un altro nobile, Du Port, della nobilta di Parigi, a proporre le formule definitive, proclamanti l'abolizione della feudalita:
" L'Assemblea Nazionale abolisce totalmente il regime feudale; decreta che, fra i diritti e i doveri sia feudali che censitari, quelli che concernono la manomorta reale e personale, e la servitu personale, e quelli che li rappresentano, sono aboliti senza indennità. Tutti gli altri sono dichiarati riscattabili, e il prezzo e il modo del riscatto saranno fissati dall'Assemblea Nazionale. Quei diritti disdetti che non sono soppressi con questo decreto continueranno tuttavia ad essere percepiti fino al rimborso ".
E' chiaro che qui l'Assemblea non fa che confermare la decisione del 4 con le sue contraddizioni apparenti e i suoi pericoli: mantiene infatti le rendite feudali, pur dichiarando " totalmente " abolito il feudalesimo. Le campagne liberate dovranno fare le spese della loro liberazione.
Ma, in materia di decime, la Costituente va oltre il testo primitivo. Si impegnano lunghi e tumultuosi dibattiti. La decima sara semplicemente riscattabile come i diritti feudali e in conformita alla decisione gia presa, o sara abolita? La posta in giuoco non e trascurabile. Le decisioni del 4 non davano ai contadini nessun vantaggio materiale importante. Alcuni rappresentanti del Terzo Stato conducono l'attacco con violenza, dichiarano che la decima non e una proprieta come la rendita feudale, ma un'imposta, revocabile di conseguenza come qualsiasi imposta. Mirabeau denuncia questo carico schiacciante e rovinoso che priva i contadini di un terzo del prodotto netto, " tributo oppressivo che si vorrebbe ammantare dello specioso nome di proprieta ". Il clero, forte sul piano del diritto e d'altra parte appoggiato autorevolmente da un borghese, il grande giurista Lanjuinais, resiste a fondo. La decima e una proprieta, sacra come tutte le altre, e non si puo parlare che del suo riscatto. Il vescovo di Langres, La Luzerne, fratello del ministro di Necker, membro influente dell'Assemblea, l'abate di Montesquiou e Sieyes, che e nondimeno l'uomo della sinistra, intervengono a favore di questa tesi: la decima, proprieta salvaguardata dalla legge, non deve essere abolita, sia nell'interesse del clero, sia in quello dei poveri. E, in ogni modo, non si dovrebbe abolirla prima di averla sostituita con qualcosa d'altro: " Non si distrugge una citta se non quando si e pensato al modo di ricostruirla ". L'Assemblea esita davanti alla grande decisione dell'espropriazione, che puo creare un precedente pericoloso. Domina tuttavia l'opinione che sia conveniente sostituire a questo enorme prelevamento, una parte del quale viene scialacquata dai grandi decimatori, entrate piu limitate e sufficienti a coprire tutti i bisogni giusti. Quanti dei piccoli curati la pensano cosi? Quando un oratore del Terzo Stato spiega dalla tribuna che il riscatto sarebbe un aggravio intollerabile per il debitore, parecchi presentano degli atti di rinuncia. Dato l'impulso, altri curati li imitano. Tutte le resistenze allora crollano. Arcivescovi e vescovi rinunciano. Talleyrand da il colpo di grazia: il vescovo di Autun riprende l'articolo che espropria il suo ordine e lo fa votare all'unanimita. Le decime, escluse le decime infeudate appartenenti a laici, saranno dunque abolite e non riscattabili.
Si tratta di una decisione di importanza capitale, ma destinata a rimanere per il momento allo stato di promessa. L'esecuzione di questa magnifica promessa e differita: la decima avrebbe continuato ad essere percepita fino a quando gli ex beneficiari avessero ricevuto le sovvenzioni destinate a sostituirla. Ai contadini che montano la guardia intorno al raccolto e rifiutano di pagare le rendite fondiarie, l'Assemblea oppone un rifiuto maldestro e conserva l'esazione di un diritto che aveva condannato con tanti severi capi d'accusa.
L'11 viene finalmente votato il grande decreto che da forma definitiva alle decisioni di principio prese la notte del 4 agosto.
La borghesia si e pagata in contanti con l'eguaglianza civile. I contadini non sono pagati che a scadenza, e con un biglietto di cui essi dovranno in parte pagare il valore.

1.5 I diritti feudali riscattabili
Il decreto dell'11 agosto enuncia soltanto dei principi. Bisogna ora votare le leggi che li applicano e trarre tutte le conseguenze pratiche dall'abolizione del feudalesimo proclamata dal primo articolo. Spesso il contadino trae queste conseguenze da solo, senza aspettare, rifiutandosi ostinatamente di consegnare il grano della rendita, e perfino facendosi rimborsare quanto ha gia consegnato e continuando l'opera di distruzione dei titoli feudali cominciata in luglio. Ma l'Assemblea si irrigidisce nel suo atteggiamento primitivo, e, mentre conferma e aggrava l'abolizione della feudalita formale, non lasciando sussistere nulla della feudalita onorifica, mantiene la feudalita economica con i suoi vantaggi piu importanti.
In base al decreto di agosto, certi diritti devono essere soppressi senza indennita; altri sono riscattabili e l'Assemblea deve fissare le modalita del riscatto.
Sono riscattabili e trasformati in onesta proprieta borghese i diritti e i doveri feudali o di censo che si considerano essere stati originariamente la controparte di una concessione primitiva dei fondi. Secondo il decreto del 15 marzo 1790 appartengono a questa categoria il campatico e il laudemio: il contadino e l'affittuario feudale hanno in questo caso fatto un libero contratto allo stesso modo del fittavolo e dell'affittuario borghese. La legge non puo che rispettare tali contratti. Merlin, il relatore, deputato del Terzo Stato della podesteria di Douai, un avvocato trentacinquenne che aveva gia sostenuto cause di grande risonanza e che ritroveremo procuratore generale della Corte di Cassazione e conte dell'impero, contrappone alla feudalita per imposizione questa feudalita per contratto. Si tratta, qui, del diritto di proprieta: non gli e imputabile il vizio di violenza, e percio la societa lo deve mantenere e difendere con tutte le sue forze. Le rinunce estorte sono nulle. Alle municipalita, alle amministrazioni distrettuali e dipartimentali e fatto divieto di intervenire in favore dei debitori e di proibire l'esazione dei diritti, pena l'annullamento, la citazione in giudizio e il pagamento dei danni e degli interessi. L'Assemblea moltiplica i testi di questo tenore. Le municipalita dovranno vigilare sull'esazione e disperdere con la forza gli assembramenti tendenti ad impedirla. I tribunali citeranno in giudizio gli ufficiali municipali negligenti; guardie nazionali e truppe regolari dovranno prestare man forte; se necessario, si fara ricorso alla legge marziale. Identiche direttive sono date per la riscossione delle decime, che sono soppresse, ma la cui esazione deve essere assicurata con ogni mezzo fino al i gennaio 1791, data a partire dalla quale " cesseranno tutte e per sempre di essere percepite ".
Si disputa cosi una prova di forza fra l'Assemblea e la rivoluzione contadina. L'operazione del riscatto appare, nella stragrande maggioranza dei casi, ineffettuabile alla plebe dei piccoli proprietari. In primo luogo e molto dispendiosa: 20 o 25 volte la rendita annuale, piu gli arretrati di rendita non pagati, senza contare i diritti casuali come il laudemio, che devono essere riscattati contemporaneamente, i diritti di successione che, generalmente trasmessi di padre in figlio, le campagne debbono pagare solo molto raramente. Certi proprietari, e vero, riscattano i loro obblighi, ma sono soprattutto i ricchi, quelli che nell'immensa maggioranza dei casi non coltivano la terra direttamente. Ma in questo caso le difficolta sono soltanto procrastinate. Il riscatto dei diritti va evidentemente a vantaggio del solo proprietario. Soltanto lui e libero dagli obblighi, non il suo contadino, fittavolo o mezzadro, che deve ancora tenerne conto. Al diritto dovuto al feudatario dal proprietario del fondo si e sostituito il diritto dovuto al proprietario del fondo da quello che lo lavora. Al nobile, creditore del diritto feudale, si e sostituito il borghese, creditore del diritto civile. Lo stesso vale per la decima: il proprietario deve essere il solo beneficiano della soppressione. Secondo il decreto dell'11 marzo 1791, il fittavolo gli deve la somma in denaro e il mezzadro in proporzione alla quantita dei prodotti che ha raccolto. Per i contadini, riscattata o soppressa, la feudalita continua. Si sviluppera percio una resistenza, giudiziaria (si citera in giudizio chiunque) o illegale, passiva o attiva, talvolta armata, quasi sempre collettiva. Incomincia una guerra civile, una guerra popolare contro le assemblee borghesi e che terminera soltanto nel 1793, dopo la caduta della Gironda.

1.6 Altre misure egalitarie della Costituente
In quell'anno tuttavia i contadini avranno gia ricevuto acconti importanti concessi soprattutto a partire dalla Costituente. La soppressione della decima dal 1°gennaio 1791 li aveva avvantaggiati nella misura in cui erano proprietari, sebbene continuassero ad esserne gravati come coltivatori della terra altrui. In direzione diametralmente opposta alla politica della monarchia, il decreto del 15 marzo 1791 aveva ingrandito le terre comunali a detrimento dei signori cernitari, riprendendo loro gratuitamente certe terre e abolendo senza indennita per l'avvenire il diritto di cerna. Piu in generale, il medesimo decreto abolisce tutti gli obblighi fissati dalla feudalita per imposizione: servaggio, menzionato gia nel testo del 4 agosto; banalita, a meno che non fossero pattuite, nel qual caso la prova toccava a chi invocava l'eccezione; corvees personali; corvees reali, a meno che il creditore non provasse che risultavano dalla concessione di un fondo o di un diritto reale; certi diritti di pedaggio, di transito, di misura, certe tasse locali di consumo percepite a vantaggio personale del feudatario. Cosi sparivano, con questo fiscalismo privato, le ultime tracce municipali del suo potere. Nel comune del 1790, il vecchio feudatario non deve essere piu altro che un borghese come gli altri.
La prova di questo si avra con la soppressione dei diritti onorifici. Il primo articolo del decreto del 15 marzo 1790 aboliva " tutte le distinzioni onorifiche, di superiorita e potenza, risultanti dal sistema feudale ". La Costituente sviluppera il principio fino alle sue estreme conseguenze. Tre mesi dopo, il 19 giugno, " la nobilta ereditaria e abolita per sempre ", e vietato di portare o di dare il titolo di principe, duca, conte, scudiero, di dirsi o di lasciarsi dire monsignore, eccellenza o altezza. Livree o stemmi gentilizi sono proibiti. Molti rappresentanti della nobilta hanno protestato invano. Come il 4 e l'11 agosto, i nobili liberali si sono gettati nella mischia, denunciando la ridicola pretensiosita delle vecchie parrucche: " Si dice per caso il marchese Franklin, il conte Washington, il barone Fox ? ". Il Terzo Stato, guidato da La Chapelier, Lanjuinais, Reubell vota compatto. Il popolo vigila nelle strade e nelle campagne e impone l'esecuzione del decreto. Qualche volta scavalca addirittura l'Assemblea, e scoppiano incidenti a proposito di certi attributi signorili e dei diritti onorifici dei signori nelle chiese o nelle manifestazioni di culto. Il decreto del 13 aprile 1791 sopprime " tutti i diritti onorifici e tutte le distinzioni prima inerenti tanto alla qualita di feudatario " giustiziere " quanto a quella di " protettore ". Forche e gogne, strumenti della giustizia feudale, dovranno scomparire. Lo stesso vale per le banderuole in quanto attributi feudali esclusivi: gli sbanderuolatori " saranno dei pionieri e ogni abitante potra ormai porre una banderuola sul proprio tetto. I banchi padronali e signorili saranno tolti dal coro delle chiese; agli antichi privilegiati sara comunicato di doversi conformare al " regolamento concernente i banchi occupati da privati ". I signori non riceveranno piu per primi il pane benedetto o l'acqua santa, l'incenso, il bacio di pace, ne saranno piu i primi in processione o all'offerta. Dovranno fare togliere fasce e cinture funebri tanto all'esterno che all'interno delle chiese. Nel caso che si sforzino di aggirare i divieti facendosi chiamare " ex " duca o conte, il decreto del 30 luglio 1791 proibisce di chiamarsi " ex ". Restano tuttavia ancora dei segni esteriori di nobilta. Lo stesso giorno si accende un vivace dibattito su questo punto e, seduta stante, " tutti gli ordini di cavalleria o di altro genere, tutte le corporazioni, tutte le decorazioni, tutti i segni esteriori che presuppongono distinzioni di nascita sono soppressi in Francia ". In settembre, Chabroud propone, acclamato dalle tribune, la berlina contro i renitenti: bastera un'ammenda che verra stabilita col decreto del 27.

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