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3.1 Nazionalizzazione dei beni della Chiesa
Anche qui le circostanze hanno irrigidito l'atteggiamento della Costituente
e precipitato le sue decisioni.
Alla fine dell'autunno 1789, la situazione finanziaria obbliga a misure
estreme. Crisi economica e crisi politica bloccano l'esazione delle imposte;
non esiste piu un credito pubblico ne a breve ne a lungo termine. Il rinnovo
degli anticipi mediante mandati di pagamento e biglietti di fitto, sorta
di buoni del tesoro garantiti su istituti fiscali ormai condannati, e
divenuto impossibile; altrettanto impossibili sono gli anticipi della
Cassa di Sconto, ottenuti contro le medesime garanzie. Il denaro sparisce.
Due prestiti finiscono in un fallimento, uno dopo l'altro, quello del
4 e mezzo per cento dell'agosto 1789, e quello del 5 per cento emesso
alcune settimane piu tardi. Non si puo ragionevolmente contare sulle donazioni
patriottiche, numerose senza dubbio, ma di rendimento irrisorio rispetto
ai bisogni: nel marzo del 1790 non avranno reso ancora un milione. Alla
stessa data, il contributo patriottico di un quarto del reddito, votato
il 6 ottobre 1789, non sara arrivato a 8 milioni e mezzo, mentre c'e da
attendersi un bilancio di spese di circa 550 milioni. Ormai tutti i mezzi
classici sono stati tentati: alla Rivoluzione non restano piu che i mezzi
rivoluzionari.
La Rivoluzione si accinge a nazionalizzare i beni della chiesa, a metterli
in vendita e a realizzarne e metterne in circolazione il valore prima
della vendita, garantendo coi beni del clero dei titoli che diverranno
ben presto una moneta. L'assegnato si presenta cosi come un anticipo di
nuovo genere, cioe una sorta di buono emesso sul prezzo da ricevere come
controvalore del bene nazionalizzato, e che il pagamento del prezzo in
assegnati deve estinguere.
Il grande dibattito di principio si apre nell'ottobre 1789, dopo il trasferimento
dell'Assemblea a Parigi. Sul terreno giuridico la difesa del clero e evidentemente
molto forte. I beni del clero appartengono a una moltitudine di persone
giuridiche del tutto idonee a possedere. Alcune di queste persone ne sono
in possesso da tredici secoli: hanno amministrato, hanno alienato, hanno
ottenuto dei giudizi. Lo stato stesso ha riconosciuto questa proprieta,
quando ha proibito ai proprietari di manomorta, nel 1749, di acquistare
nuovi immobili, riconoscendo cosi implicitamente gli antichi. Che questa
proprieta sia soggetta a certe restrizioni, specialmente nel caso di vendita,
non inficia affatto il principio giuridico, perche eguali restrizioni
esistono per il minorenne e per l'incapace; che questa proprieta sia egualmente
sottomessa a certi aggravi, non ne fa una categoria di proprieta fuori
della legge, perche esistono proprieta o usufrutti carichi di aggravi.
Il diritto degli istituti in questione su questi beni appare dunque della
stessa natura di quello di tutti i Francesi. Il diritto della nazione
e anzi insostenibile: l'intenzione dei fondatori non e mai stata quella
di gratificare questo o quell'istituto, ma di dotarli; le carte di donazione
pronunciano talvolta perfino degli anatemi contro coloro che ne cambieranno
i beneficiari, di modo che gli eredi potrebbero, in certi casi, far valere
il diritto di restituzione.
La maggioranza, senza sottovalutare l'argomento storico o giuridico, cioe
tutto quello che un esponente della Convenzione chiamera piu tardi, a
proposito di altri problemi, " un mucchio di erudizione inutile ",
adotta in sostanza la posizione rivoluzionaria dell'equita e del diritto
naturale. Quale e stata dunque l'intenzione dei donatori? Assicurare al
beneficiano una sussistenza decorosa, dare il sovrappiu ai poveri o servirsene
per la manutenzione dei templi. Se la nazione si assume questi obblighi,
e se non mette mano a questi beni che nel caso di una calamita generale,
le intenzioni dei donatori saranno rispettate. E d'altra parte l'intenzione
dei donatori non puo impegnare intere generazioni. Mirabeau riprende qui
il celebre argomento di Turgot: se tutti i nostri antenati si fossero
riservati una tomba, sarebbe stato necessario, per trovare terre da coltivare,
abbattere questi monumenti sterili e rimuovere la cenere dei morti per
dare da mangiare ai vivi. Infine si arriva alla conclusione formulata
da Dupont de Nemours: i beni del clero appartengono a tutta la societa.
Invano si replica, dall'altra parte, che questa legge di espropriazione
compromette l'elemosina, che costituisce per i ricchi " una specie
di assicurazione patriottica "; che la legge mette in causa il principio
stesso della proprieta privata nel suo insieme. A proposito di tutto questo
Maury profetizza: " La proprieta e una, e sacra per noi come per
voi. Le nostre proprieta garantiscono le vostre. Oggi siamo attaccati
noi; ma... se noi saremo spogliati, voi lo sarete a vostra volta... "
La maggioranza risponde che il numero dei proprietari, che sono sostegno
dell'ordine, si trovera accresciuto con la dispersione di una massa di
terre immobilizzate dalla manomorta.
3.2 L'assegnato e la vendita dei beni di prima origine
Il 2 novembre 1789, l'Assemblea mette i beni ecclesiastici " a disposizione
della nazione ". Come spiega, l'indomani, il " Punto del giorno
" di Barere, occorreva porre bene in chiaro cosi " tutti i principi
che potevano impedire agli ordini di riprodursi e all'aristocrazia di
rinascere dalle sue ceneri ". Con la garanzia di questo tesoro favoloso,
ammontante a 2-3 miliardi, corrispondente a 3 o 5 annate del bilancio
di spese, si possono emettere buoni, titoli, nuovi prestiti a breve scadenza;
o addirittura si puo garantire una nuova moneta. Con il decreto del 19
dicembre 1789, l'Assemblea opta prudentemente per il primo sistema, che
d'altra parte non puo toccare che la vecchia clientela limitata dei titolari
di mandati di pagamento e di polizze. L'esperimento fallisce, e, di nuovo,
soltanto l'audacia e possibile. All'assegnato-buono del tesoro si sostituisce
l'assegnato-moneta, a cui danno progressivamente forma i decreti del 17
aprile, 29 settembre e 8 ottobre 1790. Con questo biglietto di stato a
corso forzoso e con potere liberatorio illimitato, circolante in tutta
la nazione, saranno possibili operazioni colossali.
Ci si aspetta anche un rinnovamento economico. Con il suo ingresso nella
circolazione, il biglietto rianimera il commercio che ristagna, si pensa,
per mancanza di numerario. Mirabeau scongiura l'Assemblea, nell'agosto
1790, di gettare " nella societa questo germe di vita che le manca
". Ma soprattutto, la ridistribuzione dei beni del clero presenta
un immenso interesse politico e sociale. Significhera, sul mercato della
terra, un afflusso senza precedenti di offerte a disposizione dei compratori
borghesi e contadini.
I primi avrebbero del resto approfittato dell'occasione molto piu che
gli altri. La Costituente cerca denaro in contanti, e l'interesse della
tesoreria concorda con l'interesse della borghesia che paghera in contanti
e si portera via subito i bocconi piu grossi. Le terre vengono vendute
all'asta. D'altra parte molti possedimenti, col loro insieme equilibrato
di edifici, di terre lavorabili e di prati, formano unita di produzione
difficilmente divisibili; e l'Assemblea borghese si rifiuta di accettare
una divisione " per piccole porzioni " vendute o locate al giusto
prezzo, che tenderebbe a sostituire all'agricoltura commerciale un'agricoltura
chiusa e porterebbe ad un regresso economico.
Esitante sui mezzi, l'Assemblea cerca tuttavia di conciliare a suo modo
i diversi punti di vista. Il decreto del 25 giugno-25 luglio prescrive
di dividere i lotti nei limiti in cui la loro natura lo permettera, al
fine di facilitare i piccoli acquirenti. E soprattutto, l'acquirente di
lotti agricoli beneficiera di facilitazioni di pagamento: solo il 12%
in contanti per i campi, prati, vigne, costruzioni annesse; il resto in
dodici anni, con l'interesse del 5%. Tenuto conto dell'estremo spezzettamento
della proprieta fondiaria in quest'epoca, tali facilitazioni avevano il
risultato di convogliare alle vendite all'incanto una larghissima clientela.
I lotti di meno di mille lire sono una miriade. Se ci sara un lotto del
valore di 500 lire, comprendente alcuni iugeri lavorabili, il contadino
potra acquistarlo con una somma di 60 lire e pagare il resto in dodici
anni, quasi con il solo prodotto della terra. L'operazione non e tuttavia
alla portata di tutti: 60 lire rappresentano circa tre mesi di salario
e una moltitudine di braccianti non dispone di questo anticipo. Il comitato
di mendicita pensa di far loro coltivare delle terre di cattiva qualita
di cui si lascerebbe loro una parte, cosa che li salverebbe " per
sempre dalla miseria ". Ma questo progetto, allo stesso modo che
il grande piano di soccorso di cui bisognera riparlare, non viene messo
in discussione, e mai i Costituenti avrebbero accettato che ne facessero
le spese i beni del clero.
Gli acquirenti si presentano in massa. Talvolta domina alle aste un'atmosfera
di entusiasmo: canti rivoluzionari salutano le aggiudicazioni, si riaccompagna
l'acquirente a suon di musica, gli si offre una corona civica, o un fucile
per difendere la sua nuova proprieta. Borghesi delle citta, nobili, contadini,
talvolta perfino ecclesiastici, alzano notevolmente i prezzi. I primi
sono i grandi acquirenti di feudi, ma non hanno repugnanza neanche per
i piccoli lotti. Ma piu numerosi ancora, almeno per i fondi agricoli,
appaiono gli agricoltori, amministratori, fittavoli, mezzadri, operai
dell'industria, braccianti, nella maggior parte dei casi acquirenti di
piccoli lotti, ma anche di piccoli possedimenti. Talvolta pero ne acquistano
di grandi, quando hanno costituito uno dei sindacati di acquirenti che
la legge proibira solo nell'aprile 1793, cioe quando i beni del clero
saranno per la maggior parte venduti. E' da dire infine che, fra gli acquisti
agricoli dei due gruppi, borghesi delle citta e contadini, la sproporzione
non e forse enorme, ma lo e invece se si calcola per testa; e anche enorme
e la sproporzione, all'interno del gruppo contadino, fra il proletariato
dei braccianti e quei semiborghesi delle campagne che sono spesso gli
agricoltori e gli operai dell'industria. In ogni caso la grande proprieta
privilegiata fa le spese dell'operazione.
Resta d'altra parte da considerare un altro punto di vista. La vendita
dei beni del clero moltiplica non solo i proprietari, ma anche i coltivatori.
Il trasferimento dei grandi domini, sia pure a vantaggio della borghesia,
fa affluire piu contadini al godimento della terra, in qualita di fittavoli
o di mezzadri. Una delle rivendicazioni popolari delle campagne, ostili
alla fusione delle aziende, riceve cosi un principio di soddisfazione.
3.3 I tributi e gli aggravi sociali
Con questa politica di ridistribuzione di una parte del capitale fondiario
si accorda una politica di rettifica delle rendite, l'una e l'altra a
detrimento degli antichi ordini e a profitto, anche se in misura molto
ineguale, dei vincitori. La considerevole riduzione degli alti introiti
agisce egualmente in questo senso, allo stesso modo dell'abolizione delle
decime e dei diversi diritti feudali, della soppressione della massa delle
imposte di consumo, dell'eguaglianza fiscale.
Il nuovo sistema di imposte - tributo fondiario, tributo mobiliare, patenti
- e portato a termine, per l'essenziale, negli ultimi mesi del 1790 e
al principio del 1791. Confrontato al vecchio sistema, esso rappresenta
una tregua per la massa dei debitori, specialmente se il valore delle
decime e dei diritti feudali decaduti viene calcolato in rapporto ai prezzi
contemporanei. Ma la piccolissima variabilita delle quote stabilite a
titolo di imposte dirette da loro talvolta un carattere piu brutale; perche
queste imposte - a differenza delle imposte indirette pagate di giorno
in giorno e variabili secondo il livello del consumo, o a differenza delle
decime e dei diritti proporzionali al raccolto - non seguono che alla
lontana, quando le seguano, le variazioni annuali della rendita. Di fatto,
l'inefficienza dei corpi eletti con l'incarico di applicare queste imposte,
concede una larga dilazione fiscale al paese.
Una parte di questa imposta " eguale " e destinata a spese di
un tipo completamente nuovo. Stanno per nascere i bilanci sociali, specialmente
per l'istruzione pubblica, di cui si e visto che doveva incaricarsi la
nazione al posto e in luogo della chiesa.
Lo stesso avviene per l'assistenza. Il comitato di mendicita dell'Assemblea
aveva tracciato tutto un piano di soccorsi pubblici. Per il comitato,
" la miseria dei popoli e un torto dei governi ". L'assistenza
appare cosi " un debito inviolabile e sacro " a cui gli istituti
nazionali devono assolvere. Il sistema proposto tende ad aiutare il povero
in tutte le tappe della vita, prevedendo soccorsi ai bambini abbandonati,
alle famiglie numerose, ai poveri validi disoccupati, agli infermi, ai
vecchi. La pensione di vecchiaia di 120 lire rappresenta all'incirca la
meta del salario di un bracciante, di cui del resto si sa la miseria.
Su questi progetti tutti sembrano d'accordo, dal fisiocratico duca de
La Rochefoucault-Liancourt, che presiede il comitato, alla massa dei rappresentanti.
Se l'Assemblea non ha il tempo di votarli, tiene nondimeno ad inserirne
nella stessa Costituzione la promessa solenne, sotto la rubrica Disposizioni
fondamentali.
E' dunque solennemente compiuta, con la Costituzione del 3-14 settembre
1791, la sovversione del vecchio regime e della vecchia societa.
La monarchia millenaria e morta. L'antico primo gentiluomo di Francia
non e piu che il primo funzionario pubblico della nazione, fatto per questa,
pagato da questa, revocabile da questa come se avesse abdicato, se rifiuta
di prestarle giuramento, o se ritratta questo giuramento, o se si mette
alla testa di un esercito levato contro il paese, o se lascia agire questo
esercito, o se, uscito dalla Francia, non vi rientra dietro l'invito rivoltogli
dal corpo legislativo.
Egualmente abbattuti sono i pilastri millenari del regime. La degradazione
sociale della nobilta e un fatto compiuto. Il clero e espropriato, subordinato,
spogliato dei suoi attributi non specificamente religiosi. Nello spirito
dei vincitori, le antiche " superiorita "sono annullate. Ormai
conteranno solo il denaro e la capacita. Il funzionamento del nuovo regime
assicura all'alta e alla media borghesia, o ai suoi rappresentanti, il
potere di fatto. Una solida base popolare, malgrado alcune dissidenze,
e guadagnata al regime in tutto il paese.
La situazione conserva tuttavia un carattere provvisorio. Resta aperta
la possibilita di una prova di forza. I vinti non accettano la loro disfatta
e dispongono, nella stessa Francia, di forze molto piu che proporzionali
al loro numero. Alcuni del resto si appellano gia all'Europa, o accettano
l'idea di una rivincita compiuta col suo aiuto. Le istituzioni e la Francia
del 1791 spaventano il vecchio mondo. Agli occhi dei contemporanei si
delinea ogni giorno piu chiaramente il rischio di una grande guerra.
Da parte loro, i trionfatori non sono d'accordo. Molti di loro, liberi
da ogni pressione esterna, avrebbero preferito alla rivoluzione novatrice
la rivoluzione conciliatrice di cui si e gia parlato. La gravita del pericolo
di destra e la pressione della sinistra non hanno permesso loro una scelta
di questo tipo. Le forze della Rivoluzione li hanno trascinati molto lontano
e ne sono preoccupati. Per loro e venuto il momento di sostituire al movimento
la resistenza.
Ma queste forze, in seno alle quali la piccola borghesia alleata alle
classi popolari si prepara a sostenere un ruolo decisivo, intendono andare
piu lontano ancora. Quando scoppiera la guerra generale, quando il pericolo
di destra minaccera a morte il regime, le pubbliche necessita offriranno
possibilita di sviluppo a un nuovo " movimento ".
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