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III. Le anticipazioni economiche e sociali
1.1 Elementi duraturi ed elementi effimeri
Nel campo economico e sociale, le fondamentali innovazioni portate dalle
conquiste anticipatrici della Rivoluzione sopravvivono pi? che negli altri.
Resta in primo luogo l'annientamento economico della feudalit?. I contadini
vi aspiravano ostinatamente e spontaneamente, continuando la loro resistenza
collettiva all'esazione dei diritti feudali: essi trionfano in due grandi
tappe, quella della caduta della monarchia e quella della caduta dei Girondini.
L'Assemblea legislativa pone i principi della sua politica di espropriazione
feudale durante l'agitazione che precede il 20 giugno 1792. Il decreto
del 18 abolisce i diritti casuali, come i laudemi, a meno che i proprietari
non provino, producendo il titolo originario, che il diritto ? stato la
contropartita della concessione del fondo: prova che il pi? delle volte
non saranno in grado di fornire. L'Assemblea riprende ed estende questo
sistema all'indomani del 10 agosto. Il decreto del 25 sopprime, alle stesse
condizioni, tutti i diritti feudali o censuali utili, tutti gli obblighi
prestati sotto il nome di campatico, di terratico, di decime infeudate,
e generalmente tutti i diritti conservati o dichiarati riscattabili dalle
leggi anteriori. Si tratta dunque, in larghissima misura, della soppressione
di fatto e senza indennizzo dei diritti feudali. Con la grande legge del
17 luglio 1793 si avr? la soppressione di diritto: il primo articolo abolisce
senza indennizzo tutti i diritti, "anche quelli conservati dal decreto
del 25 agosto di quest'anno". I titoli dovranno essere depositati
negli archivi delle municipalit? e bruciati solennemente: i primi fuochi
di gioia brilleranno il giorno anniversario del 10 agosto, davanti al
consiglio generale del comune e ai cittadini adunati. La propriet? fondiaria,
finalmente liberata a spese del solo signore, si trasforma in dominio
del borghese e in milioni di piccole propriet? contadine. Nello spirito
della Convenzione, la legge non favorir? soltanto la massa dei proprietari,
ma anche quella dei coltivatori: il decreto del l° brumaio dell'anno
II proibisce di esigere dai mezzadri, coloni o fittavoli coltivatori,
ogni prestazione di sostituzione. Certi proprietari potranno, come nel
Gers, tenere apertamente in iscacco la legge; altri la aggireranno. Non
si conosce la frequenza di questi casi. Tuttavia il testo rimane e in
termidoro non viene toccato.
1.2 Trasferimenti di proprietà e vendita dei beni degli emigrati
Ha luogo così un importante spostamento di rendite dall'aristocrazia
"feudale"alla nazione borghese e contadina. Per parte sua, l'espropriazione
degli emigrati provoca un importante trasferimento di capitali. Qui, più
ancora che la tappa del 10 agosto, è decisiva quella del 2 giugno.
Senza dubbio il decreto del 9 febbraio 1792 ordina il sequestro dei beni
degli emigrati, e quello del 27 luglio la loro vendita; il decreto del
6-14 agosto prescrive la divisione di tutti i beni in lotti misuranti
da 2 a 4 iugeri e il pagamento del prezzo mediante il versamento di un
canone in denaro: così può acquistare chi vuole. Ma il decreto
del 2 settembre, che rappresenta un passo indietro rispetto al precedente,
si limita a raccomandare la divisione in piccoli lotti, e sostituisce
nella maggioranza dei casi il pagamento in contanti al sistema del canone.
La Gironda non attua questi decreti, e non sembra che la Montagna ci tenga
di più; l'una e l'altra del resto meno per ragioni sociali che
per ragioni finanziarie. Ma le aspirazioni dei contadini non consentono
equivoci. La Montagna cede, e la questione dei beni nazionali diviene
per lei un'arma contro i moderati. Dal 3 giugno 1793, la Convenzione riprende
i principi del decreto di settembre, sostituendo al pagamento in contanti,
quando la vendita non sia fatta con il sistema del canone, il pagamento
in dieci rate annuali. In certi casi questa dilazione sarà portata
a vent'anni, senza interessi, col decreto del 13 settembre. I decreti
del 2 frimaio e del 4 nevoso dell'anno II estendono a tutte le vendite
di beni nazionali le regole fissate per i beni degli emigrati e ne prescrivono
la divisione generale, purché i possedimenti non vengano danneggiati.
Le somme dovute saranno pagabili in 10 rate.
Da ciò non deriva tuttavia un irresistibile movimento popolare
verso questa terra espropriata. Siamo lontani da questo. La prudenza contadina
ripugna agli alti prezzi raggiunti dalle aste e non fa speculazioni a
lunga scadenza sui vantaggi dell'inflazione per il debitore. Lo sfruttamento
esigerebbe dei capitali che non si hanno. La posizione dei beni da vendere
pone anche un grosso problema: il bracciante, il piccolo proprietario
tenuti fermi, fissati, dal loro lavoro principale, non possono acquistare
in qualunque posto la parcella da coltivare. Questi ostacoli, come è
ovvio, hanno un'importanza molto minore per l'acquirente borghese, che
sarà il principale beneficiario di questo immenso trasferimento
di ricchezze, anche ora, definitivo.
1.3 Economia collettiva
Quest'opera duratura contrasta con la fragilità del resto, e in
primo luogo con la fragilità del governo economico improvvisato
dal 1792 al 1794 contro il grande rialzo dei prezzi.
La Legislativa aveva resistito a lungo alla rivendicazione popolare del
calmiere. Sinistra e destra non vedono rimedio che nella libertà
di scambio, fatta eccezione per l'esportazione dei grani che rimane proibita.
La tendenza all'intervento diviene nuovamente attuale solo all'indomani
del 10 agosto. La pressione dal basso fa cedere autorità locali,
dipartimentali, Assemblea, Consiglio esecutivo provvisorio. I decreti
del 9 e 16 settembre autorizzano la requisizione del grano, e, combinati
con la proclamazione governativa del 4 che autorizza anche il calmieramento,
attuati nel quadro di una larga politica di importazioni alla quale l'Assemblea
aveva accordato nuovi mezzi, rompevano con il liberalismo economico, in
questo settore capitale dei mezzi di sussistenza. La rottura però
non dura molto. Più che nuovo sistema di governo economico, essa
era un espediente di saldatura, improvvisazione di intendenti, necessità
dell'indomani della Rivoluzione. Roland e i suoi amici della Gironda l'intendevano
come un sistema. Ma la proclamazione del 4, alla quale mancava del resto
la sua firma, viene annullata, e con una decisione conforme al desiderio
della nuova assemblea, almeno nella sua grande maggioranza, l'8 dicembre,
dopo un lungo dibattito, la Convenzione opta clamorosamente per la libertà.
Continua il rincaro della vita e, con questo, le reazioni popolari. Da
parte della Montagna non si crede affatto al calmiere del grano, e meno
ancora al calmiere generale. L'accordo si fa tuttavia nell'aprile 1793.
La Convenzione esita, sebbene la Gironda la stimoli. Finalmente viene
votato il testo della Montagna che diviene il decreto del 4 maggio: non
si tratta ancora che del calmiere del grano, che stabilizza il prezzo
al livello medio dei quattro primi mesi dell'anno. Ma è un tentativo
vano, e il fallimento è patente, immediato. Perché non attendere
il raccolto? Ci si limita a votare nuove leggi altrettanto inefficaci:
la legge del 27 luglio che fa dell'accaparramento un delitto capitale,
la legge del 9 agosto che organizza in ogni distretto un ammasso del grano.
La pressione politica si aggrava violentemente: non resta che riprendere
la politica del 4 maggio e portarla ancora oltre.
Dalla seconda quindicina di agosto la Convenzione si impegna nell'attuazione
del calmiere generale, permettendo alle autorità di calmierare
diversi prodotti, o calmierandoli essa stessa. Stabilisce l'11 settembre
il calmiere dei grani, della farina e dei foraggi: le requisizioni devono
nutrire la Repubblica, sparisce il commercio all'ingrosso, il commercio
al minuto viene regolato, e le associazioni popolari sono chiamate a collaborare
all'applicazione della legge. Infine, con i decreti del 29 settembre,
dell'il brumaio e del 6 ventoso, viene stabilito il calmiere generale
dei prodotti e del lavoro, salari compresi. Sarà calcolato sulla
base del prezzo del 1790, accresciuto di un terzo; il salario del lavoratore
"non nutrito" sarà eccezionalmente accresciuto della
metà. Si aggiungeranno al prezzo del prodotto le spese di trasporto
e il guadagno dei commercianti all'ingrosso e al minuto calcolato e fissato
rispettivamente al 5 e al 10%. I grandi elenchi di ventoso presentano
l'interminabile lista delle derrate calmierate. Il Comitato di salute
pubblica, attraverso l'organo di Barére, esalta queste "tavole
di vita" e si vanta d'aver soppresso le "spugne assorbenti"
di una moltitudine di intermediani.
Con il calmieramento generale e le altre decisioni di cui si è
già parlato, i poteri pubblici controllano una parte importante
del commercio interno e, praticamente padroni del commercio estero, dirigono
in larga misura la circolazione. Nello stesso tempo agiscono sulla produzione
degli articoli necessari all'alimentazione popolare e la stimolano con
premi. Dopo avere inaugurato, col decreto del 13 agosto 1793, la mobilizzazione
economica generale, organizzano l'industria dei prodotti di guerra. Le
grandi pressioni sociali e le necessità della lotta mettono così
nelle mani della Repubblica alcuni settori capitali dell'economia.
1.4 La Repubblica sociale
Una politica finanziaria imposta dalle stesse circostanze tende ad accrescere
gli oneri fiscali dei ricchi. A loro tocca pagare le spese della guerra
con un insieme di imposte progressive: tasse rivoluzionarie, prelevate
dai rappresentanti in missione; prestito forzoso di un miliardo, stabilito
dalla legge del 3 settembre 1793, che colpisce quelli che non sottoscrivono
il prestito volontario. Queste misure non restano senza efficacia; e d'altra
parte, per assicurare l'eguaglianza fiscale, per colpire l'emigrazione
nel suo patrimonio mobiliare, per stroncare le società di capitali
che speculano a danno della moneta repubblicana, saranno soppressi i titoli
al portatore e interdette le società per azioni. Nell'agosto 1793
Cambon accetta questa "lotta mortale fra tutti i mercanti di denaro
e il rafforzamento della Repubblica".
1.5 Tentativi di legislazione sociale
Nasce una nuova legislazione sociale, che talvolta deriva dai principi
e dai progetti degli uomini della Costituente. Di questo tipo sono i decreti
del 19 marzo e del 28 giugno 1793: il primo, che istituisce opere pubbliche
con funzione assistenziale per i poveri validi e soccorsi a domicilio
per i poveri inabili al lavoro; il secondo, che organizza i soccorsi ai
bambini e ai vecchi. Di questo tipo è soprattutto il decreto del
22 floreale dell'anno II, che stabilisce pensioni di vecchiaia a certi
lavoratori delle campagne, assegni alle vedove e alle madri con famiglia
a carico, assistenza medica ai malati.
Così sarà aperto, a fianco del Grande Libro del debito pubblico,
creato il 24 agosto 1793, dove si scrivono i crediti dei ricchi, quel
libro della beneficenza nazionale di un'ispirazione "sociale"
così moderna.
Gli inizi di una politica di prevenzione della miseria condurranno più
lontano la rivoluzione convenzionale. Fino a quel momento, i poveri non
hanno avuto che una piccola parte dei beni nazionali di prima e seconda
origine. I beni comunali, con le terre recuperate sulle cerne, o i beni
presunti comunali, in esecuzione dei decreti del 28 agosto 1792 e 10 giugno
1793, possono costituire un fondo di terza origine: una sorta di legge
agraria del 10 giugno autorizza la spartizione gratuita e pro capite,
non appena viene richiesta da un terzo dell'assemblea degli abitanti.
Da parte loro i decreti dell'8 e del 13 ventoso dell'anno 11 metteranno
gratuitamente a disposizione dei patrioti indigeni una quarta massa di
beni, appartenente alla categoria dei sospetti che saranno stati definitivamente
riconosciuti nemici della Rivoluzione. "Colui che si mostra nemico
del suo paese, non può esservi proprietario"spiega Saint-Just,
relatore dei decreti.
"Che l'Europa sappia che voi non volete né un infelice né
un oppressore sul territorio francese: che questo esempio fruttifichi
sulla terra, che vi propaghi l'amore delle virtù e della felicità.
Il benessere è in Europa un concetto nuovo!"
Qualcosa di nuovo, fragile e precario, come quell'abolizione della schiavitù
"in tutte le colonie", che la Convenzione ha proclamato il mese
prima, il 16 ventoso dell'anno II.
Nessuna di queste istituzioni sopravviverà di molto al 9 termidoro.
Talvolta la reazione si è avuta anche prima, specialmente in materia
di regolamentazione delle colture. In fruttidoro dell'anno II si impegna
una violenta campagna in favore della libertà di commercio, che
deve riportare l'abbondanza e il basso prezzo. Sebbene prorogato, il calmiere
non è più che una parola, e la legge del 4 nevoso dell'anno
III lo sopprime. La tassazione perde ogni carattere sociale; due altri
tentativi di prestito forzoso da parte del Direttorio non otterranno altro
che di suscitare scandalo. In mancanza di crediti, le leggi di assistenza
non sono state applicate o lo sono state solo parzialmente, malgrado lo
sforzo particolare in favore del decreto del 22 floreale: la Convenzione
sembra ripudiare infine l'insieme del sistema, negli ultimi mesi dell'anno
III e al principio dell'anno IV. Il Direttorio si pronuncerà un
poco più tardi sui beni comunali: la legge del 21 pratile dell'anno
IV sospende provvisoriamente le spartizioni autorizzate dalla "legge
deleteria" del 1793; la legge del 2 pratile dell'anno V le proibisce.
L'applicazione dei decreti di ventoso non va oltre le misure preparatorie.
Gli uomini della Convenzione ridiventano così, verso la fine, quello
che in sostanza non avevano mai cessato di essere, cioè degli individualisti
del tipo degli uomini della Costituente, del tipo di quelli che il XVIII
secolo aveva formato. Liberati dalle pressioni politiche e sociali dell'anno
II, ritornano alle posizioni economiche del 1790, con il ricordo tuttavia
di queste pressioni, con la coscienza di un terribile pericolo popolare,
la diffidenza e, spesso, il rancore della paura. La grande maggioranza
dei notabili sente e pensa come loro.
Questa storia sconvolgitrice non è durata che due anni. Essa ha
salvato lo stato della borghesia che, passato il pericolo, rimane più
solido che mai e ripudia quella storia.
Per il momento, elementi democratici e popolari le restano ancora fedeli;
ma essa agisce soprattutto a lunga scadenza. Sopravvive, esemplare, nella
memoria delle generazioni e finisce, dopo il 1830, con l'incorporarsi
o con l'identificarsi alla Rivoluzione nel suo complesso. La leggenda
si impadronisce degli uomini e riapre con passione i loro processi. Il
programma, trasfigurato, risuscita. Le anticipazioni sociali dell'epoca
prendono un carattere profetico, un valore di preannuncio. L'effimero
anno II getta sull'avvenire un riflesso grandioso da cui è tutto
illuminato il XIX secolo.
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