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Federico Rampini Tutti gli uomini del Presidente George W.Bush e la nuova destra americana Carocci, 2004 |
Tutti gli uomini del Presidente
Essi sono un compatto gruppo di intellettuali e tecnocrati chiamati neoconservatori: “Neocon”.
La nuova destra americana confluenza di forze politiche, economiche, ideologiche e religiose.
L' apocalisse scatenata da Al Qaeda contro le Torre Gemelle fu l'occasione per cementare le varie componenti della destra, per cercare di cambiare durevolmente l'America e il mondo.
Uomini determinati e senza dubbi: Paul Wolfowitz - William Kristol - Richard Perle - David Horowitz e pensatori come Bell e Bloom, tuttora maestri riveriti dai Neocon.
Tutti i neoconservatori hanno un passato di sinistra o una militanza nelle correnti più liberal (radicali) del Partito Democratico e sono per lo più sofisticati ebrei newyorchesi.
Con l'appoggio determinante dei nuovi gruppi mediatici in mano alla destra (l'emittente televisiva Fox - il Wall Street Journal - il gigante delle radio locali Clear Channel ) i neoconservatori intimidiscono gli avversari e dominano la scena nel dopo - 11 settembre.
Il bagaglio di valori di Lincoln, T.Roosvelt, Eisenhower è stato abbandonato dagli uomini di W.Bush.
Hanno saldato tre fanatismi: l'imperialismo elitario, il populismo anti-politico, l'integralismo religioso.
La demonizzazione dell'avversario politico, la delegittimazione fra le parti, ha raggiunto livelli che l'America non conosceva da più di trent'anni; la nuova destra è riuscita a trasformare la battaglia politica in guerra di religione.
Un fiorente business della rissa ideologica, che la dice lunga sullo stato della fiducia reciproca e del consenso bi-partisan.
Tra le vittorie della destra, questa è forse la più importante.
Il potere del Clan
In mezzo all'offensiva terroristica più grave della storia stavano evacuando i Bin Laden!
Inquietante, la Carly-Connection e tutta la fitta rete di relazioni d'affari tra i clan Bush e l'Arabia Saudita.
Il presidente degli Stati Uniti avallava omissioni d'indagine che potevano equivalere ad atti di Alto Tradimento.
Di solito i Vicepresidenti hanno un ruolo limitato, Cheney è l'esatto contrario.
Nella persona di Cheney prima ancora che in quella del suo presidente, si è creata la saldatura decisiva fra l'unione affaristica del vecchio establishment repubblicano e l'ideologia radicale dei neoconservatori.
Altra figura determinante è Karl Rove, intimo della famiglia presidenziale da molto tempo.
È probabilmente il più influente e importante consigliere politico che un presidente degli Stati Uniti abbia mai avuto.
Rove convince il Presidente che una guerra in Iraq è il modo migliore per indebolire l'opposizione Democratica.
Probabilmente è ingeneroso identificare l'intera società americana con la faccia arrogante del clan che occupa la Casa Bianca; la maggioranza dei cittadini americani ha ancora un'etica del dovere e un senso dell'onestà ben superiori a quello dei suoi governanti.
Ma una democrazia che non riesce a diagnosticare e a curare rapidamente la decadenza morale dei suoi leaders, corre un serio pericolo.
La riconquista dell'egemonia culturale
La nuova destra è andata al potere anche perché i suoi valori hanno persuaso una parte ampia della società americana.
Le domande che i teorici neoconservatori cominciarono a porsi: su quali valori morali si possono rifondare la legittimità delle nostre istituzioni e i principi della vita sociale, se viene meno la fede religiosa?
La destra americana è stata in certo senso gramsciana: ha interpretato i grandi movimenti collettivi degli anni sessanta e ha cercato di attrezzarsi per una riconquista dell'egemonia su quel terreno.
I temi neoconservatori nel 1975 fanno la loro irruzione nell'agenda della Commissione Trilaterale, celebre “club” creato dall'establishment americano per riunire esponenti dell'elite politica ed economica delle principali nazioni alleate e favorire una convergenza tra Stati Uniti - Europa - Giappone.
Daniel Bell e il filosofo Leo Strauss padri del neoconservatorismo impregnano le classi americane e occidentali negli anni settanta; Bell è anche uno dei primi pensatori ad avvistare l'avvento di una società post-industriale, con l'emergere di una nuova classe media le cui attività sono sempre più legate all'elaborazione delle conoscenze.
La risposta di Bell attinge in parte alla visione di Max Weber sul nesso fra spirito del capitalismo ed etica protestante.
Pur tuttavia l'America avrà sempre un sistema culturale più capitalistico di ogni altra nazione.
E in nessuna altra liberal-democrazia occidentale, sostiene Bell, la religione ha una presenza così visibile nel discorso politico, quanto nell'America di oggi.
Conseguentemente buona parte della società americana è disposta a scendere in guerra contro “gli imperi del male”; ieri l'Unione Sovietica, oggi il Fondamentalismo Islamico.
L'assalto ai media
La rimonta della destra viene da lontano, è il frutto di un'operazione di delegittimazione e accerchiamento che è stata condotta pazientemente per alcuni decenni.
I mass media, negli anni sessanta e settanta, erano decisamente caduti sotto l'influenza culturale del politically correct, i giornalisti erano per definizione una casta di radical chic, pregiudizialmente liberal.
Le rivelazioni di due giornalisti del “Washington Post”, Carl Bernstein e Bob Woodward nello scandalo Watergate, furono per Nixon la conferma che la stampa era in mano alla sinistra.
Bisognava reagire per sottrarre alla sinistra questo vantaggio.
Nel 1980 Reagan conquista la presidenza portandosi dietro due bagagli che gli saranno utili per la sfida mediatica: l'esperienza holliwoodiana e due mandati di governatore della California, cioè lo Stato dove l'egemonia culturale della sinistra ha raggiunto le punte più elevate.
Introduce alla Casa Bianca il poderoso apparato tecnico di manipolazione dei sondaggi mediatici; ogni apparizione televisiva del presidente è preparata e curata da un esercito di esperti di marketing e di comunicazione.
L'altra novità sta nell'atteggiamento di Reagan verso i grandi giornali “liberal”: New York Times - Los Angeles Times - Washington Post, li bolla con la qualifica infamante di “establishment” in mano alla sinistra.
In questo modo rivolgendosi all'americano medio senza mediazioni e parlando il linguaggio dell'America profonda, dilaga sugli schermi americani, la sua occupazione dello spazio mediatico raggiunge vette prima impensabili.
Anche la famosa cable - TV CNN viene superata, il suo guaio principale si chiama Rupert Murdoch, lo spregiudicato magnate australo-anglo-americano di destra che ha lanciato la sua cable-TV Fox News solo nel 1996.
Con i suoi talk-show aggressivi e polemici, la Fox ha rilanciato la campagna di destra contro gli altri mass media americani, accusati di essere simpatizzanti del partito Democratico.
Nelle radio locali, schierato con i neoconservatori, giganteggia il potente Clear Channel che possiede 1200 radio e 36 TV cittadine.
Nel gennaio 2001 al vertice della Federal Communication Commission (FCC) l'authority dei media Bush ha nominato Michael Powell culturalmente omogeneo ai “falchi” Neocon.
Powell ritiene che il progresso tecnologico con la proliferazione dei canali digitali e satellitari ha reso obsoleti i limiti antitrust in vigore da quarant'anni.
Da questa filosofia nasce il suo progetto di riforma.
I beneficiari della riforma Powell sarebbero i colossi multimediali: Walt Disney - Murdock - General Electric - Viacom - Time Warner - Clear Channel Communication.
Di queste imprese dominanti nell'informazione radiotelevisiva, due hanno un orientamento politico nettamente di destra: Murdock e il Clear Channel schierato con la “Christian Coalition”, il mondo dell'integralismo religioso protestante che è un serbatoio di voti per Bush.
Fondamentalismo cristiano
L'80% degli americani afferma di credere in Dio e il 39 % si autodefinisce “born-again Christians” cioè cristiani rinati.
I fedeli sono convinti di essere rinati al cristianesimo perché in età adulta hanno accettato consapevolmente Gesù Cristo come il loro Signore e il loro personale Salvatore.
Il nuovo fondamentalismo cristiano è riuscito a imporsi perfino contro il dominio del sapere scientifico.
Un segnale significativo della forza sociale di questo fenomeno, sta nel numero di politici che si dichiarano apertamente cristiani rinati.
Il democratico Jimmy Carter eletto nel 1976, e nel 2000 erano cristiani rinati ambedue i candidati, sia Al Gore che Gorge Bush.
L'11 settembre 2001 ha aperto una nuova fase di attivismo e di visibilità in nome della difesa di un'America cristiana contro l'attacco del fondamentalismo musulmano.
L'importanza dell'elemento religioso nell'Amministrazione Bush, è evidente; meno facile è imparare a distinguere quando è la religione che impone i suoi valori e la sua agenda politica, e quando invece sono i neoconservatori a manipolare il consenso degli integralisti per servirsene.
Il termine fondamentalismo deriva proprio da un movimento che investì il protestantesimo americano alla fine dell'ottocento e all'inizio del novecento per reagire contro le interpretazioni troppo modernizzanti e liberali della Bibbia e contro le contaminazioni della religione da parte del pensiero scientifico.
Tuttavia Bush non è certo un uomo pervaso dalla spiritualità né da una fede appassionata , ma la conversione religiosa da cristiano rinato ha avuto effettivamente un impatto notevole nell'imprimere un nuovo indirizzo alla sua esistenza; dall'11 settembre 2001 ha guidato gli americani in una sfida senza precedenti, convinto che la religione “funzionza”, e tanto gli basta per restarvi fedele.
Karl Rove, il capo dello staff elettorale di Bush, è il vero cervello strategico dell'alleanza fra il presidente e la destra religiosa.
Riportare alle urne tutte le truppe del fondamentalismo cristiano, è diventato un obiettivo primario della strategia di Bush; senza l'esercito religioso, Rove ne è convinto, la destra può perdere le elezioni.
Secondo l'intuizione dei primi pensatori neoconservatori Daniel Bell e Allen Bloom, più l' America diventa opulenta e materialista, più il “vuoto dell'anima” cerca contenuti.
È un problema da cui la politica di destra o di sinistra non può chiamarsi fuori.
I vulcani: origini della strategia imperiale
Dopo l' 11 settembre Bush rischia di diventare come Reagan : un presidente che lascerà un' impronta profonda e durevole nel mondo in cui viviamo.
Due tra i massimi esperti americani di politica estera Ivo Daalder e James Lindsay hanno elencato le formidabili trasformazioni impresse dalla sua presidenza.
Ha soppresso o ridefinito i principi chiave che guidano l' azione degli Stati Uniti nel mondo.
Ha fatto ricorso all' esercizio unilaterale della forza anziché al diritto e alle istituzioni internazionali, per ottenere quel che voleva.
Ha sconfessato l'ultradecennale appoggio americano all'integrazione europea e invece ha sfruttato le divisioni interne all'Europa.
Nel 2002 accentua la pressione coronata dal successo per impedire che la nuova corte penale internazionale, possa avere giurisdizione sui cittadini americani.
Va ricordato inoltre la non ratifica del Trattato di Kyoto sulle emissioni di gas carbonici nell' ambiente, e le misure protezionistiche unilaterali adottate contro varie categorie di importazioni dall' estero.
Già alla fine del 1999 nomina una squadra di otto esperti che danno una prima struttura alla sua politica estera:“Vulcani”.
Alla guida del gruppo inizialmente ci sono l'ex presidente dell'Università di Stanford Condoleezza Rice , e il rettore della Johns Hopkins School of Advanced International Studies Paul Wolfowitz.
Gli altri vulcani sono Richard Armitage, Robert Blackwill, Stephen Hadley, Richard Perle, Dov Zakheim e infine Robert Zoellic.
Altri personaggi-chiave sono: Dick Cheney, Colin Powell e Donald Rumsfeld.
Dopo l' 11 settembre i vulcani diventano, nella versione allargata agli ultimi tre pezzi da novanta, il gabinetto di guerra permanente dell' Amministrazione.
Condoleezza Rice
Enfant prodige, laureata a 19 anni; come esperta dell'URSS la Rice viene ingaggiata tra i consiglieri di politica estera di Bush padre.
Parla correntemente anche il francese e lo spagnolo, era inizialmente iscritta al partito democratico, passa ai repubblicani nel 1982.
È una policy-maker, una tecnocrate addestrata a formulare programmi di governo.
Non ha né il profilo intellettuale , né la coerenza ideologica che caratterizzano la maggior parte dei Neocon.
Ciò malgrado, dall'11 settembre in poi è evidente che le sue posizioni slittano inesorabilmente verso destra, lasciando spesso isolato Colin Powell come unico moderato ai vertici dell'Amministrazione, e spostando gli equilibri interni in favore della fazione Neocon.
L'11 settembre sconvolge ogni priorità.
I neoconservatori capiscono l'occasione straordinaria che si offre per imporre la loro agenda.
Paul Wolfowitz
Studia all'Università di Cornell dove ha come docente il filosofo Allan Bloom, padre storico del movimento neoconservatore.
Dopo gli studi universitari Paul entra come docente all'Università di Chicago e lì finisce sotto la protezione di Albert Wohlstetter : un grande specialista di armi nucleari, per anni dirigente del pensatoio di destra Rand(legato all'industria bellica e al Pentagono), un falco di politica estera.
Alla fine degli anni settanta lavora come esperto per un'amministrazione democratica, quella di Jimmy Carter: la prima a dover fronteggiare una grave crisi internazionale legata al fondamentalismo islamico.
Nel 1998 figura tra i soci fondatori di un importante gruppo di pressione Neocon, il Project for a New American Century (Progetto per un nuovo secolo americano) che indirizza a Clinton una lettera aperta per spingerlo a - rimuovere Saddam Hussein - dal potere.
Solo dopo l'11 settembre il sottosegretario trova l'argomento giusto per convincere il Presidente e il Vicepresidente : - Il pericolo di perdere l'Arabia Saudita - , non può lasciare indifferenti due “petrolieri” come Bush e Cheney.
Dick Cheney
L'ascesa dei Neocon alla Casa Bianca ha il consenso di Cheney.
L'ascendente di Cheney su Bush jr. è ben noto; quando viene designato come suo vice nel 2000, gli osservatori sono unanimi nel vedere in Cheney un politico solido e navigato, con una lunga esperienza di governo.
Insomma, un partner ideale per colmare tutta l'inesperienza e le enormi lacune dell'ex governatore del Texas.
Molto più che un vice: Cheney fin dall'inizio viene dipinto -a ragione- quasi come il presidente-ombra, il vero decisionista, il burattinaio di Bush jr., l'uomo di potere.
Rappresenta un ruolo diverso da quei pensatori radicali, e tuttavia esponente di quella destra reazionaria che ha sempre subito con insofferenza i compromessi.
Argomenta il suo - Defense Planning Guidance - del 1992, l'unica garanzia per la sicurezza degli Stati Uniti consiste in una politica estera aggressiva e intraprendente, che punti a trasformare in democrazie all'occidentale tutti gli Stati potenzialmente pericolosi.
Donald Rumsfeld
È il “gemello” di Cheney.
Le loro due carriere si intrecciano e si assomigliano molto.
I due entrano in politica contemporaneamente, alla fine degli anni sessanta, come giovani consiglieri nello staff del presidente Nixon.
Nel 1975, sotto la presidenza Ford diventa il più giovane segretario alla Difesa degli Stati Uniti.
Rumsfeld, insieme a Cheney e con lo stratega elettorale Karl Rove, è l'uomo di potere che guarda alle elezioni del 2004 e di fronte al costo dell'avventura irachena comincia a meditare sulle possibili vie d'uscita.
Bush, Cheney, Rumsfeld, la Rice, hanno portato i Neocon al potere, regalando a quella fazione radicale un peso senza precedenti.
Ma non sono diventati essi stessi dei Neocon.
Gli intellettuali Neocon sono a modo loro degli utopisti.
Pericolosi ma utopisti davvero; sono stati battezzati anche “imperialisti democratici”.
Perché credono seriamente che l'America debba esportare democrazia nel resto del mondo.
Bush, Cheney, Rumsfeld rappresentano una corrente ancora più antica della destra, che è stata definita la tradizione “egemonistica”.
È nata molto prima del movimento neoconservatore degli anni sessanta.
Può vantare antenati lontani come Theodore Roosevelt e Henry Cabot Lodge.
Dalla tradizione da cui vengono c'è un ingrediente aggiuntivo: una cinica, sprezzante sfiducia sulla capacità di molti paesi non occidentali di accedere alla democrazia.
È una forma di razzismo politico, per cui l'establishment repubblicano ha sempre preferito promuovere gli affari con la Russia e la Cina senza curarsi troppo dei diritti umani.
Dall'occupazione dell'Iraq, agli assetti dell'intero Medio Oriente, al futuro del resto del mondo, i Neocon rappresentano una forza ben più sovversiva dell'ordine, o disordine, attuale.
Conclusioni
Nel resto del mondo non c'è nulla che assomigli alla nuova destra americana.
Una corrente di studi ha individuato un insieme di spiegazioni che partono dall'aumento delle disuguaglianze sociali.
Negli ultimi venticinque anni la distanza tra i ricchi e i poveri negli Stati Uniti si è andata allargando fortemente.
In coincidenza con questa polarizzazione , la partecipazione civile e l'affluenza alle urne della popolazione più povera è calata.
Il successo delle politiche neoliberiste nell'alimentare la crescita economica d'altra parte, ha esteso e rafforzato un ampio ceto medio-alto che osteggia un aumento dell'intervento pubblico per ridurre le disuguaglianze.
Peraltro dalla Cina all'India fino all'Inghilterra, le nazioni dall'economia più dinamica nell'ultimo decennio sono quelle che emulano il modello americano.
Il 2004 sembra tuttavia l'anno della nemesi storica dei Neocon.
Al culmine di tre decenni di irresistibile ascesa della loro influenza, dopo aver conquistato posti-chiave nelle stanze del potere, dopo aver usato l'11 settembre per rifondare la politica estera americana, dopo aver rovesciato Saddam e invaso l'Iraq per ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente, il sanguinoso marasma iracheno è un colpo duro per la credibilità di questa destra.
I radicali temono che Bush cerchi una via d'uscita dall'Iraq pur di guadagnarsi la sopravvivenza politica.
In Iraq il progetto Neocon ha ripetuto quel tragico errore che di solito apparteneva alla storia della sinistra, giacobina o marxista: voler costruire l'uomo nuovo e la società buona a colpi di mitra.
Ci si riduce a sperare che questa pagina della politica americana si volti in fretta.
Il presidente manicheo Gorge W. Bush che si ostina a dividere il mondo tra le forze del Bene e del Male , ha finito per trasmettere un atteggiamento simmetrico nei suoi critici e avversari: convinti che il Male sia lui,e la sua America.