
Premessa Una battaglia ha luogo su un certo campo anziché su un altro, non causalmente ma conseguentemente ad esigenze strategiche e ad esigenze tattiche; i combattimenti che la compongono possono anche essere casuali ma per lo più sono imposti dalle particolarità del terreno come una quota dominante, il passaggio di un corso d'acqua, un punto di convergenza di più strade. Nelle note che seguono abbiamo sinteticamente cercato di mettere in evidenza dove e perché, sia dal punto di vista strategico, sia da quello tattico, la battaglia del 23 marzo 1849 si svolse nella zona immediatamente a sud di Novara,' nonché di far rilevare per qual motivo i singoli combattimenti ebbero come epicentro alcuni punti anziché altri. Nella quasi totalità i relatori di una battaglia, pur citando in genere la tragedia delle popolazioni coinvolte, trascurano di ricordare le singole famiglie (in altri tempi sempre numerose per la consuetudine di vivere e di lavorare insieme, famigliari, parenti e amici) che venivano direttamente coinvolte nei vari episodi. Considerazioni strategiche Il confine tra il Regno di Piemonte e il Regno lombardo-veneto unito all'Austria nella persona dell'Imperatore, correva nel 1849 lungo il fiume Ticino dal lago Maggiore alla confluenza nel Po vicino a Pavia e da qui lungo il Po fino all'altezza di Castel San Giovanni dove iniziavano i confini con il Ducato di Parma. In Lombardia a nord del Po e in Piemonte a ovest del Ticino, la pianura consentiva i movimenti in ogni direzione con il solo ostacolo dei fiumi di prevalente andamento nord-sud, mentre a sud del Po il terreno offriva la direttrice Piacenza-Castel San Giovanni-Voghera-Alessandria. Il fiume Ticino, pur costituendo un ostacolo naturale, favoriva per le caratteristiche delle sue sponde, l'offensiva dal Piemonte verso la Lombardia dove una prima eventuale difesa doveva necessariamente appoggiarsi a Milano punto di convergenza delle principali strade, e città da fortificare come era nei piani di Radetzkj compilati dal Col. Von Tayber. Il tratto all'altezza di Pavia, invece, favoriva l'offensiva verso ovest, come anche la difesa da attacchi provenienti da ovest. In campo strategico dunque, il concentramento di buona parte delle forze piemontesi attorno a Novara, in posizione quindi centrale, consentiva una offensiva verso Milano, verso sud e verso il Lago Maggiore ed anche una ritirata verso ovest in direzione di Torino, più agevole .se diretta, più difficoltosa se per Vercelli-Casale-Alessandria, quest'ultima'principale base militare piemontese. Il concentramento degli austriaci attorno a Milano offriva ampie possibilità di manovra in ogni direzione ed anche verso il Canton Ticino considerato una minaccia, nonché, previo il passaggio del Po, se fatto a Piacenza, una offensiva verso Alessandria-Torino, condizionata tuttora da una direttrice ristretta ai due lati dal terreno montano, e se fatto a Pavia una offensiva verso nord. Quanto sopra spiega il perché della dislocazione iniziale dei due eserciti, della sorveglianza del Ticino con diversi distaccamenti e del presidio di Piacenza mantenuto dagli austriaci anche dopo lo sgombero del ducato di Parma. Le grandi possibilità di manovra dunque davano risalto e rilevanza alle pronte decisioni dei Comandanti tuttavia notevolmente influenzate dal grado di mobilità dello strumento militare a loro disposizione. I due eserciti conoscevano bene, o comunque in modo sufficiente, il terreno delle operazioni. L'esercito piemontese aveva in dotazione presso quasi tutti i comandi, retti da Generali, per la Lombardia carte topografiche 1:288.000 acquistate a Vienna e carte 1:72.000 preparate dall'ufficio topografico del "Corpo di Stato Maggiore della topografia reale", e per il Piemonte carte 1:50.000 del 1824 e carte 1:250.000 del 1841 dello stesso Ufficio. L'esercito austriaco era maggiormente dotato di carte rispetto al piemontese; la carta base, oltre alla 1:288.000, era la carta alla scala 1:86.000 preparata nel 1833 dalla sezione topografica di Milano dell'Istituto militare austriaco. Considerazioni tattiche Il campo di battaglia di Novara può essere delineato a ovest dal torrente Agogna, a est dal torrente Terdoppio distanti tra loro circa 7 chilometri, a nord dal meridiano per Novara e a sud dall'allineamento Olengo-Lumellogno distanti tra loro circa 5 chilometri. Con riferimenti al 1849, il terreno si presenta pianeggiante con quote minori nella fascia meridionale (139-141) e maggiori nella fascia settentrionale (141-154) e quindi in leggera salita. da sud verso nord e da est verso ovest. Il Castello di Novara è a q. 161. Il terreno presenta dolci avvallamenti con lievi ondulazioni, fossi e fossetti, piccole alture, leggeri rilievi come la Bicocca, lievi ciglioni come quello a est quasi parallelo alla strada Novara-Olengo. Solcano il campo, con andamento prevalente da nord verso sud, alcuni corsi d'acqua: il torrente Agogna il principale, il cavo Dassi (dal nome del progettista lombardo) che al Torrion Quartara piega verso est e prende il nome di cavo Prina, allora quasi asciutto, il piccolo torrente Arbogna con relativa valle di erosione, il torrente Terdoppio verso cui da ovest a est lievemente declina il terreno solcato alla roggia Olenga e dalla roggia Cerasca, in quella che gli austriaci denominavano valle Ombrosa oggi priva di vegetazione. Tutti sono di scarso valore impeditivo, ma comunque ostacoli per i carri dei rifornimenti, e rappresentavano preziose linee di riferimento e di attestamento. Le carte e gli schizzi, dei quali se ne faceva necessariamente largo uso ad ogni livello di comando, stante la scarsità delle carte topografiche, riportavano per ambedue gli eserciti, come strade principali quelle di: - Vercelli-Cameriano (q. 140) - ponte sull'Agogna (q. 144) - Novara ovest (q. 146)., - Monticello (Nibbiola ovest, q. 130) - Torrion Quartara (q. 147) - Cittadella (q.. 150) - Novara sud (q. 154), - Mortara-Vespolate (q. 122) - Garbagna (q. 133) - Olengo ovest (q. 144) - Bicocca (q. 156) - Novara sud est (q. 155) (detta strada regia), - Trecate-Novara, - Galliate-Novara. Come raccordi importanti in campo tattico, riportavano i seguenti: - Lumellogno (q. 138) - guado sull'Agogna (q. 138) talvolta indicato come ponte - C. Legorotta o Liberata (q. 147), - C. Boiotta e Boriola (q. 150) - C. Cavallotta (q. 150) - Bicocca, - Bicocca-cimitero di San Nazzaro (q. 155) - San Agabio ovest (q. 147). Queste strade e questi raccordi, con relative quote, sono da tenere presenti per comprendere la gravitazione degli sforzi dei due eserciti che, pur evitando di combattere sulle strade, ne seguivano le direzioni per orientarsi e per disporne successivamente a favore dei rifornimenti e degli sgomberi. La vegetazione, nel marzo priva di foglie, era alquanto varia con lunghi filari di alberi per la delimitazione e la protezione dei campi e delle sponde dei fossati, per la legna e per le foglie dei gelsi (coltivazione del baco da seta), con vigneti, orti, piccoli boschi cedui, campi arati o seminati. Al centro del campo di battaglia vi era il bosco detto del Vescovo, a un chilometro a est di Torrion Quartara, esteso da nord a sud per circa un chilometro e ampio circa 400 metri. Abbondavano le case rurali, vi erano qualche fornace, cascine isolate e pochi laboratori di artigiani. Gruppi principali di case erano: Torrion Quartara, Bicocca, Olengo, Cittadella, oltre ai sobborghi di Novara nel 1849 abitati da 6945 persone. Il sobborgo della Bicocca in particolare comprendeva qualche decina di edifici con 1408 abitanti. La città di Novara aveva allora una pianta pentagonale circoscritta da una buona cinta di bastioni medioevali e aveva 18.837 abitanti; nel suo complesso il comune di Novara contava 21.832 abitanti. In considerazione delle armi e dei mezzi allora a disposizione dei due eserciti, il campo di battaglia può essere valutato in base a tre elementi essenziali: le strade, le alture e i corsi d'acqua. Abbiamo citato le strade: per combattere erano necessari i rifornimenti ma questi erano trasportati su carri trainati da muli o da cavalli e con ruote di legno a battistrada stretto e quindi legati ad un terreno con fondo solido in quanto affondavano facilmente. Si combatteva allora sul lato delle strade ma non sulle strade perché queste, battute dalle artiglierie con tiro a rimbalzo a palla piena, erano specie nei tratti ad andamento rettilineo, assai pericolose (tipica la strada regia Mortara-Novara). L'efficacia del fuoco e la comandabilità dei reparti dipendeva dalle possibilità di osservazione e queste dalle posizioni elevate; i combattimenti pertanto avevano lo scopo essenziale di conquistare o di difendere queste posizioni (vedasi più avanti). I corsi d'acqua (che abbiamo già ricordato), anche sé piccoli e poco profondi, erano per i carri e per le artiglierie, di grande se non di assoluto valore impeditivo; i ponti di conseguenza assumevano una grande importanza (il ponte sull'Agogna a ovest di Novara, i ponti di Pavia, quello di Candia eccetera) e così i reparti (detti flottiglie o pontieri o pontonieri) capaci di gettare ponti di barche e passerelle e di approntare portiere (grossi galleggianti sui quali caricare mezzi e materiali da traghettare). |