la battaglia
il 23 marzo 1849
 
La mattina di venerdì 23 marzo, il sole si levò alle ore 6,15; era una mattina nuvolosa, fredda e piovosa. Alle ore 8 Radetzky, che nel frattempo aveva posto il suo Quartier generale a Borgolavezzaro, decise di tenere in considerazione le nuove informazioni e i pareri dei suoi sottoposti, emetteva un contrordine rispetto alle direttive precedenti: solo il II Corpo d’Armata avrebbe marciato su Novara per impossessarsene al più presto, il III avrebbe seguito il IV verso Vercelli e anche gli ultimi due Corpi, V e VI si sarebbero accodati ad essi.

il mattino

I Piemontesi
Le truppe piemontesi furono inizialmente schierate attorno a Novara; in avanti, con funzione di avamposti, sulla linea Torrion Quartara - Castellazzo, furono dislocati i bersaglieri del 2° battaglione nel seguente modo: a Torrion Quartara la 5° compagnia con il capitano Testa, a Cascina Boiotta e Cascina Boriola la 6° compagnia guidata dal capitano De Biler che in parte era assegnata a protezione della 2° batteria da posizione guidata dal capitano Ferdinando Balbo.
Nel settore Olengo si posizionò la 7° compagnia con il capitano Casimiro Cattaneo e la 8° compagnia con il capitano Pejron.
La prima linea della terza Divisione del generale Perrone , dal Castellazzo alla Cascina Cavallotta, fu affidata al 3° battaglione bersaglieri ( maggiore Di Saint Pierre), al 4° battaglione bersaglieri ( maggiore Morand), già del Quartier Generale e assegnati alla Divisione, alla Brigata Savona ( generale Giorgio Ansaldi ) con il 15° reggimento fanteria ( colonnello De Cavero) su tre battaglioni in linea, sostenuto a tergo dal 16° reggimento fanteria (colonnello Cauda), anch'esso con tre battaglioni in linea, vale a dire uno a fianco dell'altro), due a ovest della strada e uno a est tra il Castellazzo e Cascina Farsà. Le artiglierie della 3° Divisione sono schierate: al Castellazzo la 7° batteria da battaglia (capitano Bottacco), alla Cavallotta la 3à batteria da battaglia (capitano Cisa de Cresj). I lavori di approntamento difensivo sono affidati: alla 6° compagnia zappatori (capitano Bottino) della 3à Divisione per la zona del Castellazzo; alla 3° compagnia zappatori (capitano Sachero) della 2° Divisione per la zona della Cavallotta; alla 5° compagnia zappatori (capitano Belli) per la zona del cimitero di San Nazzaro della 4° Divisione. Inoltre gli stessi lavori erano affidati anche ad una parte della 7° compagnia zappatori (capitano Escarras) della Divisione di Riserva per la zona di competenza (parte di questa compagnia con la 2° compagnia zappatori del capitano Della Mantica della 1° Divisione era sbandata a Vercelli).
La Divisione di Riserva aveva in esplorazione verso il ponte dell'Agogna e oltre sulla strada Novara-Vercelli, uno squadrone del Savoia cavalleria e verso Granozzo il 6° squadrone dello stesso reggimento; la 1° Divisione aveva inviato alla Cascina Scarpellina uno squadrone del Nizza Cavalleria e, in esplorazione verso l'Agogna, un plotone dello stesso Nizza (luogotenente Gottero). La Brigata Solaroli, schierata a San Agabio a est di Novara, aveva inviato pattuglie esploranti ai ponti Terdoppio sulla strada verso Galliate e verso Trecate; i suoi lavori difensivi erano affidati alla 4° compagnia zappatori del capitano Pierotti.

Gli austriaci
In campo austriaco alle ore 8, il maresciallo Radetzky confermò le disposizioni delle ore 20 della sera precedente ordinando: al 2° Corpo d'Armata di occupare Novara, inviare una brigata verso nord e proseguire su Vercelli; al 4° Corpo d'Armata, una volta occupata Novara, di marciare su Confienza -Borgo Vercelli- Vercelli; al 3° Corpo d'Armata di seguire il 4°, al 1° di muovere su Vercelli via Robbio-Palestro, al Corpo d'Armata di Riserva di seguire il 1°.
Il 1° Corpo d'Armata al comando del maresciallo Wratislaw, con un'ora di ritardo, alle ore 10 muoveva da Cilavegna verso Borgo Lavezzaro, mentre la Brigata Strassoldo della sua Divisione Haller, lasciava Cassolnovo e lo raggiunse. Il Corpo d'Armata di Riserva al comando del maresciallo Wocher, dalla zona di Albonese (a nord di Mortara) si apprestò a seguirlo a circa tre ore di distanza. Il 2° Corpo del maresciallo D'Aspre solo alle 10 lasciò Garbagna con la su avanguardia. Il 4° Corpo del maresciallo Thurn, dalla zona di Robbio, alle 9 invia un distaccamento comandato dal colonnello barone Zobel in direzione di Confienza e alle 10,30, come da ordini, muove verso questa località partendo da Torre (tra Robbio e Vespolate) orientato a proseguire su Borgo Vercelli Vercelli. Un altro distaccamento esplorante del 4° Corpo d'Armata affidato al colonnello Bathj(reparto del 3° reggimento ulani dell'arciduca Karl è inviato verso Palestro per Nicovo-Robbio (tra Mortara e Robbio). IL 3° Corpo d'Armata del maresciallo Appel è tra Borgo Lavezzaro Vespolate e verso le 13 comincerà a seguire il 4° Corpo. La Divisione provvisoria del maresciallo Wimpffen, situata a Candia dalle ore 16 del giorno 22, preceduta dagli ulani, è disposta a passare il Sesia e ad attacare Casale.

Lo schieramento difensivo immediatamente a sud di Novara era per i piemontesi l'unica soluzione tatticamente possibile. Dopo gli avvenimenti sfavorevoli del giorno precedente, il solo arretramento delle divisioni e nello stesso ordine, era il movimento più semplice: il terreno in costante lieve salita da Mortara a Novara offriva buone condizioni per la difesa, la cessione del territorio era la più accettabile (abbandonare Novara, infatti, avrebbe avuto gravi ripercussioni politiche) gli austriaci sembravano essere orientati verso la città, benchè in realtà lo fosse in quel momento solo il 2° Corpo d'Armata, ma se si fossero diretti verso Vercelli avrebbero offerto il fianco ad una offensiva; lo spazio ceduto, infatti, corrispondeva alla pausa necessaria di una giornata per riordinare le truppe. Tale schieramento, però, disponeva come linee di rifornimento dall'interno, della sola strada Novara-Vercelli.


ore 11 - 11, 30
Primo attacco austriaco:
la Cavallotta, Castellazzo


approfondimenti
Olengo
il generale D'Aspre
Alberto d'Asburgo
il secondo corpo d'armata
cartografia
visita dei luoghi

I piemontesi
Il maresciallo D'Aspre, convinto di avere di fronte poche truppe e che il grosso dell'esercito piemontese sia in ritirata verso Vercelli, decide di attaccare subito sui due lati della strada Olengo -Novara, impiegando in testa, su tre colonne, la Divisione del maresciallo arciduca Alberto seguita con movimento a tappe dalla Divisione del maresciallo Schaafgotsche. A destra della strada regia attacca il generale Kollowrat con il 1° reggimento Kaiser sul 1° e 2° battaglione del maresciallo Medel, il 9° battaglione cacciatori su tre compagnie, metà della seconda batteria a cavallo del tenete Zechovini; sulla strada viene schierata la 2° batteria da 12 del Corpo d'Armata. A sinistra, lasciata a cascina Moncucco la strada regia, attacca il maresciallo Alberto seguendo la carreggiata che dalla cascina Boiotta sale verso nord e confluisce sulla Bicocca, con sei battaglioni e due batterie.

Gli austriaci
Gli austriaci si scontrano inizialmente a cascina Cavallotta con la 6° compagnia bersaglieri e reparti del 1° e 15° reggimento della Brigata Savona sostenuti dalla 3° batteria da battaglia del capitano Cisa de Cresj, che fermano il 1° battaglione del 52° reggimento del colonnello Weiler, ma che poi sono costretti a ripiegare quando interviene anche il 2° battaglione dello stesso 52°.
L'ala sinistra della Divisione, e quindi del 2° Corpo d'Armata, è protetta dalla colonna del colonnello Kielmannsegge che comanda il 21° reggimento, il quale partito da Nibbiola muove per Monticello sulla sinistra del torrente Agogna lungo la strada che porta a nord verso Torrion Quartara (dove in avanposto si trova la 5°compagnia bersaglieri del capitano Testa, alla quale si è unita parte della 6°) con il 2° battaglione del 21°; due compagnie dell'11ç battaglione cacciatori della Brigata Stadion, due plotoni di usseri Reuss e metà della 2° batteria racchette e una sezione della 4° batteria a piedi della Brigata Stadion. In riserva, sud di Olengo, sostano i quattro squadroni usseri Reuss delle due Brigate della Divisione Alberto.
L'attacco del 2° Corpo d'Armata consente agli austriaci sulla sinistra di occupare la cascina Cavallotta e di raggiungere Villa Visconti (Monrepos) 400 metri più a nord, e sulla destra, dove viene distrutta la mezza batteria del tenente Zechovini, sostituita dall'altra metà del tenente Langer, di minacciare seriamante Castellazzo. Secondo le fonti austriache il Castellazzo venne conquistato subito, scacciando i fanti del 15° reggimento; secondo le fonti piemontesi cedette dopo mezz'ora di combattimento. Il settore Castellazzo era difeso anche dalle compagnie del 3° e 4° battaglione bersaglieri: la nona compagnia del capitano Riccardi di Nestro, la 10° del capitano Righini di San Giorgio, l'11° del capitano Parravicini De Lunghi, tutte e tre in prima linea, la 13° del capitano Simoni, la 14° del capitano Volpelandi, la 15° del capitano Sacco e la 16° del capitano Sacchini, mentre la 12° del capitano Ratti era schierata a cascina Gavinelli.

Il primo attacco austriaco coinvolge dunque i due battaglioni bersaglieri e il 15° reggimento che tenva una linea di 1.500 metri con tre battaglioni uno a fianco dell'altro, ma tenuto conto della dottrina tattica (schieramenti su tre righe) e della forza di un battaglione di 600 uomini, la linea era presidiata in effetti solo per circa la metà con gravitazione maggiore attorno al Castellazzo e minore alla Cavallotta. Gli austriaci, un battaglione di 1.050 uomini, attaccano quindi con un rapporto favorevole di forze di almeno 2 a 1. Dopo mezz'ora di combattimento, le truppe piemontesi hanno retto bene l'urto e sono in grado di contrattaccare.


ore 11,30 - 11,45
Primo attacco piemontese


approfondimenti
Villa Visconti
Eugenio De Roussy
la quarta divisione
cartografia
visita dei luoghi

Oltre la linea di contatto e gravitando nel settore Castellazzo, il contrattacco piemontese della 3° Divisione è guidato dal maggior generale Giorgio Ansaldi, comandante della Brigata Savona, in tre assalti successivi con i bersaglieri, con reparti del 16° reggimento della Savona e con il 3° battaglione del 2° reggimento della Brigata Savoia del maggior generale Francesco Mollard ricevuto in rinforzo. Nel settore di Villa Visconti gli austriaci vengono fermati dal fuoco di una sezione della 9° batteria da battaglia guidata dal luogotenente Clemente Corte e di una sezione della 4° batteria da posizione guidata dal luogotenente Eugenio De Russy, sezioni portate avanti dalla 4° Divisone del Duca di Genova e dal fuoco della 10° batteria modenese da battaglia guidata dal capitano Salvatori della riserva di artiglieria che si è unita alla sezione che la 7° batteria da Castellazzo ha inviato sulla strada regia per controbattere la 12° batteria austriaca anch'essa schierata sulla strada. La sinistra austriaca nello stesso settore è minacciata da pattuglie di bersaglieri della 2° Divisione Bes in esplorazione nella zona di cascina Gavinelli, fronteggiate da una compagnia del 52° reggimento.

Per ambedue gli avversari il frazionamento dei reparti e delle stesse batterie di artiglieria fa comprendere come la battaglia si sia sviluppata sul momento in numerosi e minori combattimenti, ma i piemontesi hanno retto bene l'attacco e contrattaccando stanno per avere la meglio. In questa prima fase della battaglia prevalgono gli artiglieri dei due eserciti. Il terreno impone ai due avversari il frazionamento dei reparti e quindi il moltiplicarsi di scontri parziali. Nelle compagnie di fanteria piemontesi, dove si era osservata la disposizione dell'11 marzo che imponeva di costituire un plotone di 50 uomini scelti tra i migliori sulla forza della compagnia di 150, si verificò un grave indebolimento dei restanti plotoni con la conseguenza che nelle compagnie che effettivamente combatteva era questo plotone di 50 uomini.


Ore 11,45 - 12


approfondimenti
il terzo corpo d'armata

visita dei luoghi

Gli austriaci
Intorno alle ore 11,45, a seguito dell'avanzata dei battaglioni del generale D'Aspre verso Villa Visconti, la Brigata Savona inizia a vacillare e a retrocedere. Perrone e Chrzanowsky fanno intervenire aliquote della brigata Savoia che riportano gli austriaci, tra le 11, 45 e le 12, dietro cascina Cavallotta, grazie soprattutto al fuoco micidiale dell'artiglieria. D'Aspre aveva impiegato fino a quel momento solo la Brigata Kolowrat della Divisione del duca Alberto; ora è costretto a fare avanzare la Brigata Stadion e a chiamare a sostegno la Divisione di Schaaffgotsche. A questo punto, di fronte alla reazione piemontese e all'impiego sempre maggiore delle sue forze, D'Aspre si decide a chiedere con toni pressanti l'appoggio del III e IV Corpo. Radetzky si era già reso conto di quanto stava accadendo dal rombo del cannone e aveva provveduto a emanare le disposizioni per un concentramento di tutte le forze su Novara: le strade, però, erano ingombre e, tranne il III Corpo, tutte le altre grandi unità erano ancora distanti.

I piemontesi
Dal lato piemontese, il cedimento di alcuni reparti della Brigata Savona, la ritirata disordinata di gruppi di soldati, tra cui molti bersaglieri, di fronte alla pressione nemica e la necessità di ricorrere a delle unità della Brigata Savoia, avevano confermato Chrzanowsky nell'opinione che la battaglia fosse persa in partenza e che si trattasse ormai di dover solamente limitare i danni. Il suo piano era già saltato: la 3° Divisione avrebbe dovuto resistere per almeno quattro-cinque ore, invece era già costretto a mandare l'avviso alla 4° di tenersi pronta a sostenerla. Si trovava, cioè, a dover impiegare nella difesa proprio il nerbo delle forze che aveva previsto di destinare alla controffensiva finale.


ore 12
Secondo attacco austriaco e secondo contrattacco piemontese: Villa Visconti e la Bicocca, Cavallotta e Caztellazzo


approfondimenti
il generale Stadion
il generale Perrone
Enrico Nasi
visita dei luoghi

Gli Austriaci
Il maresciallo Alberto, fermato a Villa Visconti, porta avanti la sua Brigata Stadion in seconda linea. Il generale Stadion riesce ad occupare la villa e ad avanzare verso la Bicocca con il 33° reggimento Gjulaj, il 1° battaglione del 21°, quattro compagnie dell'11° battaglione cacciatori, sostenuti a sinistra dalla 4° batteria su quattro pezzi e al centro dalla mezza 2°batteria di racchette. L'avanzata austriaca è tanto rapida e vigorosa, che un gruppo di ungheresi (forse del 13° reggimento Gyulai) sorprende Carlo Alberto e il suo seguito dietro Villa San Giuseppe , poco più oltre 200 metri a sud della chiesa della Bicocca; subito circondati vengono fatti prigionieri dalla scorta del re.

I piemontesi
L'esercito sabaudo reagisce anche a questo vigoroso assalto con l'artiglieria e con alcune cariche di cavalleria, seguite, verso le ore 12,30, dal contrattacco guidato dal 2° reggimento della Brigata Savoia. Il generale Perrone guida di persona il contrattacco della Brigata Savoia con in testa il 1° reggimento del maggiore Jaillet, seguito dal 1° e 2° battaglione del 2° reggimento, ma per la confusione soppravvenuta attorno a cascina Bellaria, a nord di Villa Visconti, la Brigata è costretta a ripiegare fino alla chiesa della Bicocca protetta dal fuoco della 3° batteria da battaglia, dalla sezione della 7° batteria e del 5° squadrone del capitano Bovis del Genova Cavalleria, guidati dal colonnello Calderina del Quartier Generale. All'azione concorre la 2° batteria da posizione del capitano Francesco Balbo e di suo fratello Ferdinando Balbo, con il ruolo di luogotenente, della 2° Divisione che si è schierata a cascina Gavinelli 400 metri a ovest di villa Visconti e sembra anche il 2° squadrone del Genova Cavalleria del capitano Lanzavecchia di Buri. In parte riordinata, mentre alcuni reparti si ritirano in disordine fino a Novara, la Brigata Savoia ritorna in linea, occupa villa Visconti con il 4° battaglione del colonnello Varesio del 1° reggimento, raggiunge la Cavallotta dove viene fermata dal 33° reggimento Gjulaj ritiratosi colà. Nell'azione è gravemente ferito il generale Perrone presso cascina Galvagna, mentre da parte austriaca è ferito il generale Stadion sostituito dal colonnello Benedek. Il generale Perrone ( che morirà il 29 marzo per la ferita riportata) viene subito trasportato all'Albergo della Posta, assistito dal suo assistente di campo, il capitano di cavalleria Enrico Nasi, anch'egli ferito.

Nel settore di Castellazzo il generale Kolowrat non riesce a progredire e sta per cedere. A questo punto l'azione della 3° Divisione piemontese, come anche quella della Divisione dell'arciduca Alberto, si svolge in modo confuso; tuttavia le truppe piemontesi hanno in sostanza ripristinato la loro prima linea dalla Cavallotta al Castellazzo. Le altre Divisioni piemontesi sono rimaste inattive.


ore 12-13
Fronte della 1° Divisione: Torrone Quartara, cascina Prina, cascina Bertona



approfondimenti
il generale Durando
la prima divisione
visita dei luoghi

Sulla sinistra austriaca la colonna Kielmannsegge, dopo aver respinto da cascina Scalpellina un reparto del Nizza Cavalleria della prima Divisione del generale Durando, squadrone che dalle 9 si trovava in zona, alle 12,30 aveva occupato l'indifeso Torrione Quartara con il 2° battaglione volontari viennesi del 21° reggimento e la cascina Prina e la cascina Bertona con due compagnie cacciatori dell'11° battaglione. Il generale Durando, secondo gli ordini, si era limitato a respingere un tentativo di esplorazione compiuto da uno squadrone usseri Reuss e a fermare il nemico con il fuoco di artiglieria e con la 5° compagnia bersaglieri del capitano Testa del 2° battaglione schierata con i resti della 6° lungo il cavo Prina. Il fuoco era dato dall'8°e 6° batteria da battaglia della 1° Divisione, dalla terza batteria da posizione del capitano Cugia della riserva di artiglieria e dalla 1° batteria da posizione del capitano Avogadro Alfredo di Valdengo della Divisione di Riserva del duca di Savoia, queste ultime due assegnate alla 1° Divisione che era in difficoltà, avendo perduto il Parco sbandato a Vercelli dalle 9 del giorno prima. La 1° Divisone ha in sostanza l'ordine di non intervenire e di limitarsi a fermare l'eventuale avanzata nemica. Una sua decisa azione avrebbe sicuramente travolto la colonna Kielmansegge costituendo una grave minaccia per il 2° Corpo d'Armata austriaco impegnato in direzione della Bicocca.

Situazione alle ore 12,30

approfondimenti
il terzo corpo d'armata

visita dei luoghi

Gli austriaci
Verso le ore 12 il maresciallo D'Aspre, resosi conto della superiorità piemontese e della dislocazione del grosso dell'esercito nemico, chiede al 3° Corpo d'Armata di intervenire da sud e al 4° Corpo d'Armata di muoversi da sinistra contro la destra piemontese, informando il maresciallo Radetzky al suo Quartier Generale di Borgolavezzaro della situazione e delle richieste fatte.
Radetzky, di conseguenza, sospende ogni movimento verso Vercelli e ordina al 3° Corpo d'Armata di sostenere il 2°, al Corpo d'Armata di Riserva di seguire il 3°, al 4° Corpo d'Armata di portarsi a Confienza e da qui marciare su Novara - Casalino -Cameriano ponte sull'Agogna, sulla strada Vercelli-Novara, e al 1° Corpo d'Armata di sostenere il 4° per Granozzo-Monticello-Novara. Il 4° Corpo non riceverà l'ordine perché il corriere andrà disperso, ma muoverà ugualmente verso il campo di battaglia, guidato dal rombo dei cannoni.

I piemontesi
A est i piemontesi tengono saldamente il Castellazzo e a ovest gli austriaci cascina Cavallotta e Torrion Quartara. All'estremo nord i 150 volontari del capitano Camozzi hanno raggiunto Lecco e proseguono per Bergamo senza però aver raggiunto i risultati sperati. All'estremo sud la 5° Divisione del generale Manfredo Fanti che ha sostituito il generale Ramorino, rimane inattiva come la Brigata d'avanguardia del colonnello Cordero di Belvedere. Al centro hanno combattuto soltanto la 3° Divisione Perrone e la Divisione dell'arciduca Alberto.


ore 13
Nuovo attacco austriaco: Olengo, Castellazzo, la cascina Perella


approfondimenti

visita dei luoghi

Gli austriaci
Dopo le 12,30, rinforzati da ben quattro battaglioni della Divisione Schaaffgotsche, due alla sinistra e due alla destra della strada di Mortara, gli austriaci tornano all'attacco. Verso le ore 13 il maresciallo D'Aspre porta avanti la suddetta Divisione con in testa la Brigata Simbschen comandata dal colonnello barone Bianche del 47° reggimento, mentre la Brigata del generale principe Ferdinando Liechtenstein si attesta a Olengo. A sud di Olengo sostano in riserva i quattro squadroni usseri Reuss della Divisione Schaaffgotsche che con gli squadroni già in posto costituiscono una rilevante massa di cavalleria che tuttavia rimarrà inoperosa fino a sera.

I piemontesi
Il generale Kollowrat riconquista il Castellazzo difeso ormai da poche compagnie dellla Brigata Savona e raggiunge cascina Farsà 800 metri a nord -ovest, ma viene fermato dal fuoco a mitraglia della 7° batteria del capitano Bottacco e dai bersaglieri delle riordinate 7° e 8° compagnia. Due compagnie austriache si portano allora verso le 13,30 sulla destra e raggiungono cascina Perelle posta a 2 chilometri a est della Bicocca. Il generale Solaroli, comandante della Brigata composta o mista, che aveva ricevuto il preavviso di intervenire a favore della 4° Divisione, ma l'ordine di non muoversi senza autorizzazione, di iniziativa interviene rapidamente, impegnando il battaglione Real Navi, il 3° battaglione del 30° reggimento e il 7° battaglione bersaglieri del capitano Guicciardi.
Cascina Perelle viene liberata per merito dei volontari valtellinesi del 7° battaglione bersaglieri e i reparti austriaci si ritirano sbandati verso est e verso sud inseguiti, mentre la Brigata Solaroli riprende le sue posizioni iniziali. Sullla sinistra austriaca a cascina Cavallotta giungono intanto il 2° battaglione volontari viennesi della Brigata Liechtenstein e il 2° battaglione del 47° reggimento della Brigata Bianchi.


ore 13,30 - 14, 30
Attacco piemontese: la strada di Mortara, la cascina Farsà, Galvagna, Castellazzo


approfondimenti
la quarta divisione
il capitano Mattei
il generale Giacosa

La 4° Divisione di Ferdinando duca di Genova, su ordine delle ore 12, interviene nella battaglia verso le ore 13,30 con in testa la Brigata Piemonte del generale Giuseppe Passalacqua di Villalvernia, seguita dalla Brigata Pinerolo del generale Luigi Damiano, sostenute dal fuoco della 9° batteria da battaglia del capitano Di Revel e dalla 4° di posizione del capitano Mattei, schierate inizialmente a sud del cimitero di San Nazzaro. La 1° sezione comandata dal tenente Corte della 9° viene inviata sulla strada per Mortara a sostituire la 1° sezione della 7° batteria del tenente Spalla ormai fuori combattimento e anche la sezione Corte, duramente provata, viene sostituita dalla 1° sezione del tenete Roussj della 4° batteria che si è spostata a nord di cascina Farsà. A ovest della strada regia il generale Passalaqua guida il 3° reggimento fanteria del colonnello Giacosa della Brigata Piemonte, seguito dal 13° della Brigata Pienrolo, mentre a est lo stesso duca di Genova dirige il 4° reggimento della Brigata Piemonte guidato dal colonnello Cucchiari, alla cui sinistra è il 14° reggimento della Pinerolo. Il 3° reggimento, dispersi i nuclei nemici nella valletta, attacca cascina Galvagna da cui partiranno i colpi che uccideranno il generale Passalacqua. I soldati reagiscono prendendo di forza la cascina e costringendo gli austriaci ad abbandonare Villa Visconti e il piano della Bicocca fino all'altezza della cascina Cavallotta; spintisi in direzione del Castellazzo, vengono fermati dal fuoco a mitraglia di una batteria posta sulla strada per Mortara. Di rincalzo il 13° reggimento della Brigata Pinerolo arresta nuovamente il nemico e lo respinge oltre le ultime case, rimanendo padrone della zona tra villa Visconti e le cascine Luogo Regio, Cavallotta e Bertona. Dalla parte opposta il 4° reggimento del colonnello Cucchiari ricaccia gli austriaci fino al Castellazzo dove si asseragliano. L'arrivo del 14° reggimento Pinerolo consente di imbastire un'azione combinata, dal basso e dal rilievo, che porta alla presa della cascina, alla cattura di numerosi prigionieri austriaci e alla rotta del nemico che viene inseguito fino a Olengo. L'azione è coordianta dal generale Luigi Damiano comandante della Brigata Pinerolo.

ore 14,30
Situazione generale



approfondimenti
il terzo corpo d'armata

la divisione di riserva
cartografia
visita dei luoghi

Gli austriaci
Il 3° Corpo d'Armata partito verso le 13 dalla zona di Vespolate, è a pochi chilometri da Olengo con i primi elementi a Garbagna e si appresta a sostituire il 2° Corpo oramai esaurito. Il Corpo d'Armata di Riserva, che aveva l'ordine di seguire il 3°, si è mosso alle 13 ed è a Vespolate e potrebbe essere a Olengo soltanto verso le 18. Il 4° Corpo, che alle 12 aveva raggiunto Confienza, abbandonata la direzione di Vercelli, muove di iniziativa verso Casalino-Cameriano che raggiunge alle 14,30. Il suo distaccamento Zobel che alle 11 era al fiume Sesia di fronte a Vercelli, riceve l'ordine di ripiegare e di proteggere il tergo del 4° Corpo d'Armata; un plotone di cavalleggeri viene inviato in zona Granozzo a cercare il contatto con il 1° Corpo e il collegamento con il 2°.
Il 1° Corpo ha raggiunto Granozzo e come da ordini prosegue su Monticello a destra del 4° Corpo. La Divisione provvisoria Wimpffen si sta portando di fronte a Casale a nord del Po.

I piemontesi
Da parte piemontese la 3° divisione è esaurita ed è stata sostituita dalla 4° che, raggiunta la linea Cavallotta - Olengo, vorrebbe proseguire e potrebbe farlo con successo, ma non da sola. La 2° divisone Bes è intervenuta solo in parte; la 1° Divisone Durando, la Divisione di Riserva duca di Savoia e la Brigata Solaroli sono a portata di mano e non sono ancora state impegate.
Verso le ore 15 su ordine delle oer 12, dalla Divisione di Riserva giunge in rinforzo alla sinistra piemontese il 2° reggimento granatieri della Brigata Guardie del generale Giuseppe Biscaretti di Ruffia e alle ore 15, 30 in rinforzo, a ovest, il 3° reggimento cacciatori della stessa Brigata.
I rinforzi della Divisione di Riserva sono sostenuti dalla 1° batteria da posizione e da quattro pezzi della 1° batteria a cavallo.La 5° Divisione del genrale Fanti con la sua 1° Brigata e 2° Brigata del generale Marcello Gianotti e la Brigata del colonnello Belvedere sono sempre inattive sulla destra del Po. Nel complesso la situazione è favorevole per un'offensiva generale piemontese, ma il generale Chrzanowsky ordina alle truppe di retrocedere e di attestarsi sulla linea Torrion Quartara -Cavallotta-Castellazzo mantenendo il contatto.

 

Il pomeriggio

ore 16
Nuovo attacco austriaco: Villa Visconti, cascina Farsà, ascina Gavinelli


approfondimenti
il Duca di Genova
la quarta divisione
visita dei luoghi

Il rinunciatario atteggiamento piemontese e l'arrivo del 3° Corpo d'Armata Appel, incoraggiano il nuovo attacco austriaco. Verso le ore 16, a cavallo della strada regia, comincia a muovere, al suono delle bande musicali, la Divisione del maresciallo conte Lichnowskj che recupera i resti del 2° Corpo d'Armata, attentamente osservata dal maresciallo Radetzky che si è portato a Olengo sempre presidiato dal 2° battaglione cacciatori Kaiser, seguita dalla Divisione del maresciallo principe Taxis. In testa alla Divisione in avanguardia è il 3° battaglione tiratori della Brigata Maurer.
Gli austriaci sono contrastati da una parte della 4° batteria da posizione del capitano Mattei schierata a cascina Farsà, dalla 9° da battaglia del capitano di Ravel spostata in avanti, e dalla 1° batteria da posizione del capitano Avogadro della Divisione di Riserva inviata alla Bicocca.
Il generale Alemann, protetto a sinistra lungo il torrente Agogna dal 3° battaglione tiratori di Stiria, superata la Cavallotta, attacca Villa Visconti con il 2° battaglione del 53°. La villa è difesa dal 1° e 2° battaglione dell'11° reggimento della Brigata Casale rinforzati dai due battaglioni del 3°, dal 13° reggimento cacciatori seguiti dal 7° reggimento della Brigata Cuneo con il quale si trova il duca di Savoia. Gli austriaci, che a destra conquistano e mantengono Cascina Farsà, a Villa Visconti sono respinti e si ritirano fino a Cascina Cavallotta dove ha luogo un duello di artiglierie tra quelle austriache e quelle piemontesi. Chrzanowsky aveva chiesto alla Divisione di Riserva di inviare i due battaglioni di cacciatori Guardie e il 7° reggimento Cuneo, da impiegare rispettivamente a ponente e a levante della strada di Mortara, insieme a una batteria d'artiglieria (8 cannoni). Queste forze fecero in tempo ad arrivare nel momento in cui stava per svilupparsi l'attacco nemico.
La differenza quantitativa era però rilevante: 7.000 nuovi fanti austriaci contro 3.000 piemontesi.
Dal lato della cascina Farsà le truppe asburgiche iniziano a guadagnare terreno lentamente; dalla parte opposta, alle 16,30 sono padrone di cascina Gavinelli, ma non ancora di Villa Visconti, dove la rsistenza di Cacciatori Guardie e della Divisone Casale è strenua. La situazione si va facendo sempre più difficile e il comando piemontese, per alleggerire la pressione, ordina finalmente alla 1° e alla 2° Divisone di avanzare.

ore 17-17,30
Settore centrale: Torrin Quartara, cascina Pisani, Bicocca, il ponte sull'Agogna


approfondimenti
Alessandro La Marmora
la caduta della Bicocca
cartografia
visita dei luoghi

La 1° divisione Durando su ordine attacca Torrion Quartara con la Brigata Aosta del generale Alessandro Lovera di Maria con in testa il 5° reggimento del colonnello Raiberti seguito dal 6° del colonnello Ruffini preceduti dai bersaglieri della 5° compagnia. Il 5° con in prima linea il 1° e 2° battaglione e in seconda linea il 3°, conquista il Torrione e le case vicine, mentre il 6° reggimento concorre all'azione con il 1° e il 2° battaglione , tenendo in riserva il 3° del maggiore De Gubernatis e il 4° del maggiore Marcello. Concorre anche un plotone del 9° reggimento fanteria della Brigata Regina ( generale Ardingo Trotti ). L'attacco è sostenuto dalla 3° batteria da posizione della riserva d'artiglieria schierata a cascina Rasario, da metà della 6° batteria, metà dell'8° batteria da battaglia e metà della 10° batteria modenese della riserva d'artiglieria.
Il colonnello Kielmansegge viene gravemente ferito (morirà successivamente) e le sue truppe, non inseguite, si ritirano fino a Nibbiola dove giungono a mezzanotte protette da mezzo squadrone usseri Reuss. Contemporaneamente il generale Trotti, impegando i resti della sua Brigata Regina, mantiene il cavo Dessi con il 3° battaglione del 9° reggimento e il 3° battaglione del 10° reggimento; il 4° battaglione del 6° e il 1° battaglione del 5° muovono verso la Bicocca, ma dopo essersi scontrati con successo con reparti austriaci, ritornano sul percorso fatto. La ragione sta nel fatto che gli austriaci avevano preso cascina Farsà sulla sinistra piemontese, costringendo i difensori a ritirarsi precipitosamente verso il centro della Bicocca ed esponendo l'artiglieria alle scorrerie dei Cacciatori Tirolesi, contenute da audaci cariche degli squadroni del reggimento Aosta Cavalleria.
Di fronte al cedimento di questo lato, il capo di Stato Maggiore Alessandro La Marmora , di persona e con l'aiuto di altri ufficiali del quartier generale , reca in fretta l'ordine alla 2° Divisione di fermare l'avanzata e ritirarsi e alla 1° di ritornare immediatamente sulle posizioni di partenza, perché vi è il pericolo di un aggiramento sulla sinistra che potrebbe tagliare la strada per il rientro in città. Dopo qualche resistenza, soprattutto da parte del generale Bes, la manovra viene eseguita.
La 2° Divisone Bes, su ordine, partendo dalle sue posizioni, si accinge a impiegare la Brigata Acqui del generale Enrico Morozzo della Rocca con il 17° reggimento e il 23° e in testa la 1° batteria lombarda da battaglia capitanata dal barone Celesia di Vegliasco ricevuta dalla Divisione di Riserva, e la 4° batteria da battaglia seguiti dal reggimento Piemonte Cavalleria con una sezione della 2° batteria a cavallo. In sintesi, finalmente la 1° Divisione attacca verso sud, ma si ferma e la 2° Divisione si prepara ad attaccare verso sud-est. L'incertezza piemontese appare in modo evidente, ma è da tenere presente che alla stessa ora al ponte sull'Agogna sulla strada Novara-Vercelli appaiono in eplorazione i primi reparti del 4° Corpo d'Armata Thurn accorso al rombo del cannone. Superato il ponte, il mezzo squadrone di cavalleggeri Windischgratz si scontra con il plotone del tenente Giardino del Savoia Cavalleria che ripiega informando il comando della Divisione di Riserva, mentre al ponte prende posizione la 22° batteria a piedi da 6 della Brigata Grawert. Il 12° reggimento della Brigata Casale, tornando sui suoi passi, retrocedendo dalla Bicocca, è costretto ad assaltare la Cascina Pisani già occupata dal nemico infiltratosi attraverso la valletta. Con un movimento avvolgente, dopo essersi assicurato dalla parte della Brigata Solaroli, il generale Maurer del III Corpo d'Armata sta per prendere alle spalle la Bicocca, passando con tre battaglioni, non visto, dal basso, ai piedi della costa sopra la quale i Piemontesi stavano resistendo disperatamente. Questa azione provoca verso le 17,30 la caduta della posizione chiave e l'inizio della vera e propria rotta dell'Armata Sarda. Chrzanowsky, che non ha compreso ciò che sta accadendo, non potendo vedere la manovra di Maurer, ha l'impressione che i soldati abbiano deciso di smettere di combattere. Intanto il IV Corpo d'Armata del maresciallo Thurn, dopo aver raggiunto il ponte sull'Agogna, è pronto ad investire l'ala destra piemontese.

ore 17,30
Attacco generale austriaco


approfondimenti
sbandamento e saccheggi

il colonello Benedek

A cavallo della strada regia Olengo-Novara, all'altezza della Bicocca, il fronte piemontese sta cedendo. Da cascina Farsà avanza il 47° reggimento Kinsky della Brigata Bianchi del 2° Corpo d'Armata con il 2° battaglione del 45° reggimento; alla sua destra per quella che gli austriaci chiamano valle Ombrosa, muove il 53° reggimento della Brigata Alemann insieme al 1° reggimento Kaiser della Brigata Kollowrat del 2°Corpo d'Armata la cui estrema destra viene respinta dopo aver urtato contro il battaglione Real Navi e il 3° e 30° battaglione della Brigata Solaroli sostenuti dalla 2° batteria lombarda da battaglia. Comandata dal capitano Bellezza. Villa Visconti è attaccata dai reparti del generale Alemann guidati dal colonnello Benedek, che sono ripartiti da cascina Cavallotta dove erano stati respinti; il colonnello Benedek che aveva già sostituito il generale Stadion ferito, ugualmente sostituisce ora il generale Alemann anch'esso ferito.
Sull'ala destra piemontese è in azione il 4° Corpo d'Armata, sboccando dal ponte sull'Agogna - cascina Santa Marta con in testa la Divisione del maresciallo Von Culoz. Verso cascina Legorotta atacca il 30° reggimento Nugent della Brigata del generale conte Degenfeld, seguito dal 9° battaglione confinario di Petervaradino della Brigata Grawert, con tre squadroni di ulani del 3° reggimento, una batteria della riserva di artiglieria; il cavo Dassi che corre da nord a sud subito a est della cascina, è sempre difeso dai resti della Brigata Regina della 1° Divisione. In riserva a cascina Santa Marta e al ponte restano due battaglioni del 32° reggimento Francesco d'Este duca di Modena della Brigata Grawert, uno squadrone di ulani, due squadroni del 4° reggimento cavalleggeri Windischgratz, tre batterie di artiglieri con otto pezzi.
Nel quadro generale, mentre da parte piemontese la 1° Divisione e la Divisione di Riserva sostengono l'attacco austriaco, la 2° Divisione riceve l'ordine di sospendere ogni azione e la 3° e la 4° Divisione cedono da parte austriaca il 3° con i resti del 2° Corpo d'Armata e il 4° Corpo seguito dal 1°, sono in piena azione mentre il Corpo d'Armata di Riserva è vicinissimo a Olengo con in testa la Brigata Arciduca Sigismondo.

Verso le ore 18 nel buio incipiente e sotto la pioggia vengono disordinatamente eseguiti gli ordini di ritirata su Novara, ma spesso la ritirata si compie senza ordine. La Brigata Solaroli rimasta senza disposizioni per tutto il giorno, in un primo tempo, attorno alle ore 18, alla estrema sinistra piemontese, dopo la resistenza del battaglione Real Navi, fronteggia la destra austriaca con il 7ç battaglione e il 30° reggimento e la 2° batteria, restando poi sulle sue posizioni fino alle ore 20 e successivamente muove verso Cameri raggiunto alle 22 senza contatto con il nemico.
La 4° Divisione del duca di Genova inizia a retrocedere protetta da quattro cariche del 4° squadrone di Aosta Cavalleria guidato dal capitano Di Pralorno e dal fuoco della 4° batteria da posizione del capitano Mattei che per ultima lascia lo schieramento della Bicocca seguendo la 9° batteria guidata dal capitano Di Revel già schierata al cimitero di San Nazzaro.
Il 7° reggimento della Brigata Cuneo della Divisione di Riserva attacca a est della Bicocca poi si ritira e si attesta a ovest del cimitero con il 1°, 2° e 3° battaglione. Dal nord della Bicocca la destra austriaca è contrattaccata dal 3° reggimento fanteria del colonnello Giacosa che dopo un certo successo ripiega a sua volta protetto dal 2° reggimento granatieri della Divisione di Riserva, dal fuoco di metà della 1° batteria a cavallo e ostacolato dal fuoco della 4° e della 6° batteria austriaca.
La 2° Divisione Bes, che ha dovuto sospendere l'attacco su ordine del Capo di Stato Maggiore generale Alessandro La Marmora, inviato tramite il capitano principe Falco, ripiega in parte sulle posizioni della 1° Divisione e in parte direttamente su Novara, ritirando prima il 23° reggimento del colonnello Cialdini e proteggendo la ritirata con il 12° reggimento che resiste sostenuto dalla 2° batteria da posizione guidata dal capitano Ferdinando Balbo e dalla 1° da battaglia.
La 1° Divisione Durando protegge la sua ritirata prima con il 2° battaglione del 5° reggimento della Brigata Aosta, poi con il 1° battaglione; per ultimo si ritira il 3° battaglione di cui fa parte il plotone bersaglieri del sottotenente Quagliotti con la 3° batteria da posizione. La Divisione di Riserva si ritira protetta sulla strada del 1° reggimento granatieri dalla 1° e dalla 2°batteria a cavallo: due sezioni di questa batteria comandate dai sottotenenti Vitale e Ordon si erano già schierate alle 17,30 sui bastioni di porta Genova da dove battevano il nemico.
Ormai per il comando sabaudo si tratta solo di salvare l'esercito e parte dei materiali (artiglierie, carri equipaggiamenti). I soldati rifluiscono in disordine intasando le vie di accesso a Novara, incalzati dal nemico. L'unico reggimento ancora in ordine, il 3° della Brigata Piemonte, viene mandato prima a frenare l'impeto austriaco verso la strada di Mortara e poi, sotto la guida del duca di Genova, che nel frattempo ha perso due cavalli, uccisi sotto di sé e un terzo gli è stato ferito, a contrastare la pericolosa irruzione di scaglioni del III Corpo d'Armata dalla parte del cimitero. Questi tre battaglioni insieme alla cavalleria e a pochi altri reparti, impediscono agli austriaci di chiudere la morsa e permettono di portare a termine la ritirata ai resti dell'esercito sconfitto.
La Bicocca viene conquistata dagli austriaci. Fin dalle ore 17 la strada Novara-Vercelli, unica e ultima via per i rifornimenti, era controllata dal 4° Corpo d'Armata austriaco. Intanto le condizioni atmosferiche peggiorano, la pioggia diventa più intensa e gli austriaci rinunciano a prendere d'assalto le mura della città dalle quali alcune batterie piemontesi continuano ostinatamente a sparare fino alle 20.

Ore 20
Situazione finale


approfondimenti
ultimo riordinamento degli austriaci
visita dei luoghi

I piemontesi
Nelle prime ore della notte dal 23 al 24 marzo, gran parte delle truppe piemontesi, dopo aver invaso Novara dove si hanno violenze e saccheggi repressi con fucilazioni e scontri a fuoco tra gli sbandati e i reparti ancora in ordine, si riuniscono più o meno frammischiate come segue:
1° Divisione: le fanterie sui bastioni tra porta Vercelli e porta Mortara con le artiglierie disperse a ovest della città; 2° Divisione: parte in Novara e parte in Agognate sulla strada per Romagnano; questa Divisione verso le ore 20 del 23 marzo era stata bombardata dalle artiglierie amiche che la credevano austriaca; 3° Divisione: Brigata Savoia sui bastioni; Brigata Savona sulla strada per Momo e per Bellinzago-Oleggio, con aliquote del Genova Cavalleria e parte delle artiglierie a porta Sempione; 4° Divisione: Brigata Pinerolo con le artiglierie presso porta Mortara, Brigata piemonte e Aosta Cavalleria a porta Sempione; Brigata mista a Cameri; Divisione di Riserva sui bastioni a porta Vercelli.

La difesa della città
Alle 23, 30 il comandante del Genio maggior generale Olivero chiede per iscritto al sindaco di Novara di mettere a disposizione degli ufficiali del Genio materiali adatti per "barricadare" la testa di tutte le strade verso il nemico da porta Vercelli a porta Milano, ma subito il sindaco Bollati ottiene dal maresciallo Chrzanowsky la revoca della richiesta. La 5° Divisione del generale Fanti e la Brigata d'Avanguardia del colonnello Belvedere continuano a restare inattive sulla destra del Po, mentre la 6° Divisione si trova ancora in Parma che lascierà solo il giorno 28 con le sue due Brigate.
Secondo fonti austriache sul campo di battaglia è rimasta la bandiera della Brigata Piemonte e 12 pezzi di artiglieria; secondo i piemontesi nessuna bandiera e solo 8 pezzi di artiglieria; ma a Vienna al museo militare è tutt'ora esposta la bandiera in questione.

La ritirata
Nella notte il maresciallo Chrzanowsky, considerato anche che i reparti non sono in grado di accogliere l'ordine di difendere la città, emana gli ordini per la ritirata generale sulle strade che dalla città portano a Oleggio-Arona, Momo-Borgomanero e a Romagnano e successivamente trasferisce il suo Quartier Generale a Momo con un aliquota a Borgomanero. Saccheggi, furti e violenze si hanno così anche a Momo, Gattinara, Briona, Fara, Romagnano, Bellinzago, Marano. Oleggio e Borgomanero e nelle cascine isolate.

Gli austriaci
Duramente provati dalla giornata, si riuniscono nel seguente modo: 2° e 3° Corpo d'Armata presso la Bicocca, il 4° nella zona della Cittadella e sulla strada per Vercelli, il Corpo d'Armata di Riserva, tra Olengo e Garbagna e il 1° Corpo d'Armata nella zona di Confienza, mentre il Quartier Generale resta a Vespolate.
Secondo gli austriaci le loro truppe non entrarono in Novara perché troppo stanche e perché alle 18 erano già in corso trattative di resa. Secondo fonti piemontesi l'entrata in Novara venne impedita dalla resistenza di molti reparti, dalla violenta pioggia e dalla sopraggiunta oscurità.
Il Distaccamento Zobel sosta a Granozzo raggiunto da Cameriano, il Distaccamento Batkj del 3° reggimento ulani da Palestro passa il Sesia e il 23 è a Prarolo. La Divisione provvisoria Wimpffen occupa Candia e con reparti minori presidia il ponte sul Po di Frassineto e il ponte sul Sesia e si impadronisce delle portiere sul Po di fronte a Casale. La Brigata Thun della Divisione di Riserva si collega con le truppe del 4° Corpo d'Armata presso la Cittadella e a nord di Torrion Quartara.
La Riserva di artiglieria rimane a Mortara e la Brigata Wimpffen a Lomello.

 

La sera

Ore 18-20,30
I propositi di armisitizio

Già alle ore 17 del 23 Re Carlo Alberto, a porta Mortara, sulla strada della Bicocca, alla vista dei reparti e degli sbandati che si ritiravano, aveva confidato al ministro Cadorna di aver perso ogni speranza di vittoria. Cadorna ne aveva parlato al maresciallo Chrzanowsky che si dichiarava favorevole alla richiesta di un armistizio. Sembrerebbe anche che il deputato generale Giacomo Durando, secondo aiutante del re, avesse consigliato al sovrano, già alle ore 16, di chiedere un armistizio. Verso le ore 18 il re, dai bastioni di porta Mortara, entrando sulla sinistra, prima di ritirarsi a palazzo Bellini, ordina al sottocapo di stato maggiore Luigi Fecia di Cossato, di recarsi al campo nemico per chiedere una sospensione d'armi. Il generale Cossato, accompagnato da un trombettiere , alla Bicocca, presso il comando del 3° Corpo d'Armata, incontra il capo di Stato Maggiore austriaco generale Hess che si trova sul posto per meglio assolvere ai propri compiti. Questi gli dichiara essere necessario un incontro con il maresciallo Radetzkj ma anticipa le condizioni tra le quali che il garante dell'armistizio dovrà essere il principi ereditario Vittorio Emanuele e non il re verso il quale Radetzky non ha alcuna simpatia e nessuna fiducia. Fecia di Cossato verso le ore 20,30 riferisce al re , presenti il maresciallo Charzanowsky e il generale Giacomo Durando; di conseguenza Carlo Alberto fissa per le ore 21 a palazzo Bellini un consiglio di guerra. A tale consiglio partecipano il duca di Savoia Vittorio Emanuele, il duca di Genova Ferdinando Maria, il ministro Carlo Cadorna, il maresciallo Charzanowsky, il generale Alessandro La Marmora, il generale Fecia di Cossato, il primo ministro aiutante del re generale marchese Carlo Emanuele La Marmora, il secondo aiutante del re generale Giacomo Durando, il generale Carlo Robilant aiutante di campo; convocati e attesi ma assenti perché irreperibili il generale Giovanni Durando e il generale Michele Bes, oltre al generale Perrone perché morente.

Ore 21
L'abdicazione: Novara palazzo Bellini


approfondimenti
palazzo Bellini
la Gazzetta del Popolo
l 'Opinione
abdicazione di Carlo Alberto

Verso le 21,15, riuniti i presenti, Carlo Alberto comunica la sua decisione di abdicare a favore del figlio Vittorio (di anni 28), abbraccia a uno a uno i convocati, scrive una lettera alla moglie e una al principe Eugenio luogotenente generale del Regno e verso le ore 1 del giorno 24 lascia Novara in carrozza dirigendosi verso Vercelli-Casale, accompagnato dal suo cameriere Francesco Valletti e dal corriere del consiglio privato Lorenzo Gamalero abile cocchiere, abituato a viaggiare e a trattare con le autorità. Un primo passaporto è stato preparato dal generale Morelli, comandante della piazza di Novara. Poco dopo, appena fuori città, la carrozza viene fermata da un avamposto austriaco e gli occupanti sono accompagnati dal maresciallo Thurn Valsassina in una casa vicina, quasi sicuramente la cascina Santa Marta. Carlo Alberto si presenta ed esibisce il suo passaporto, come conte Barge colonnello di cavalleria che lascia il servizio diretto a Nizza. Thurn, indubbiamente colpito dalla figura dell'ospite e, sembra, dopo averlo fatto riconoscere da un sergente piemontese, firma un salvacondotto e lo lascia ripartire. Carlo Alberto firmerà il documento ufficiale di abdicazione il 3 aprile alle ore 20 a Tolosa durante una sosta del suo viaggio verso il Portogallo.

Ore 23,30
La missione al campo austriaco: Bicocca
Alle 23,30 del giorno 23 marzo su ordine di Carlo Alberto e dopo conferma del nuovo re Vittorio Emanuele in partenza per Momo con il Quartier Generale, il generale Fecia di Cossato e il ministro Cadorna preceduti da un trombettiere con lanterna, raggiungono a piedi la Bicocca dove incontrano verso le 24 il maresciallo barone von Appel comandante del 3° Corpo d'Armata. Alloggiato nella casa del parroco. Un corriere austriaco viene inviato a Vespolate al Quartier Generale da dove parte una carrozza per prelevare i due parlamentari.
Intanto alla sera dello stesso giorno 23, il generale Ramorino raggiunge a piedi Oleggio dove sosta a palazzo Bellini nel centro del paese.

Il generale Cossato e il ministro Cadorna alle ore 8, a Vespolate, sono brevemente ricevuti dal maresciallo Radetzky e subito dopo il generale von Hess dal quale ricevono le condizioni dell'armistizio con la clausola che qualora non venissero accettate alle 14 gli austriaci avrebbero ripreso le operazioni di guerra. Cossato e Cadorna verso le 9 ripartono per Novara che trovano occupata dalle truppe del 2° e del 4° Corpo d'Armata, entrate rispettivamente per porta Mortara e porta Vercelli, le quali ristabiliscono finalmente l'ordine con gran sollievo della popolazione. A premessa della occupazione della città dalle 6 alle 8 le artiglierie del 4° Corpo d'Armata avevano intensificato il loro bombardamento già condotto saltuariamente durante la notte dalla 6° batteria racchette, da due obici allungati della 8° batteria e da due obici della 22° batteria.
All'alba il colonnello Calderina si era presentato alle linee austriache per far cessare il fuoco ottenendo un primo rifiuto e di conseguenza si era recato a Momo per rappresentare a Vittorio Emanuele l'urgenza di un colloquio con il nemico. A Momo Vittorio Emanuele aveva pernottato nella notte del 24 presso l'albergo Sempione, oggi piazzetta di fronte al municipio.
Alle forze austriache si presentano anche il sindaco di Novara Giovanni Bollati e il vescovo Giacomo Filippo Gentile, per chiedere la sospensione del fuoco. Cossato e Cadorna cercano inutilmente il re a Novara e a Oleggio dove incontrano il generale Ansaldi e il generale Solaroli.
Si recano, quindi, a Momo presso il Quartier Generale sito in località chiesa della Santa Trinità, 2 chilometri a nord del paese. Mentre il ministro Cadorna si dirige verso Borgomanero, ilgenerale Cossato piega indirezione di Novara e a Caltignaga, poco prima di Vignale, incontra finalmente il re e lo informa. Verso le 11 Vittorio Emanuele si reca a Vignale ove trova il maresciallo d'Aspre al quale chiede un colloquio con Radetzky per le 14, ora di scadenza della tregua, in una cascina dello stesso paese. Ancora verso le 13 il re ha un colloquio in Vignale con l'arciduca Alberto d'Asburgo con cui è imparentato per matrimonio (la regina Maria Adelaide figlia dell'arciduca Ranieri d'Asburgo, vicerè della Lombardia).
Nel frattempo, alle ore 10,30 gli austriaci avevano completato l'occupazione di Novara e alle 11 Radetzky aveva cavalcato da Vespolate verso Novara salutato entusiasticamente lungo il percorso dai suoi sodati e dalle bande musicali; alle 16,30 è a Vignale e alle 17 incontra Vittorio Emanuele giunto da Momo-Caltignaga accompagnato da pochi ufficiali, tra i quali il conte Ottaviani Vimercati e da una piccola scorta. Lo storico incontro ha luogo in piedi nel cortile di una cascina posta sulla strada; poco dopo, presente il maresciallo Hess, vengono concordate alcune modifiche al primo testo dell'armistizio e i due si lasciano con reciproca stima e simpatia. Nel colloquio, durato poco più di un'ora Vittorio Emanuele rappresenta a Radetzky la possibilità di una reazione del partito democratico in caso di condizioni troppo onerose e ottiene pertanto condizioni più miti. Radetzky concorda anche perché un'occupazione militare austriaca del Piemonte avrebbe disperso forze e forse provocato un intervento francese.
Vittorio Emanuele ritorna a Momo dove ancora pernotta con grande emozione del sindaco Giuseppe Monzani, mentre Radetzky rientra a Novara e a sera prepara un suo primo rapporto da inviare al ministro della guerra a Vienna.
Durante la giornata le truppe austriache si erano spostate e dislocate come segue:
Quartier Generale in Novara; 1° Corpo d'Armata in zona Granozzo-Monticello; 2° Corpo d'Armata dalla Bicocca a Novara-Fara; 3° Corpo d'Armata dalla Bicocca a Novara -Fara; 4° Corpo d'Armata dalla zona di Cittadella alla zona di Casalino; Corpo d'Armata di Riserva da Olengo a Oleggio; Divisione provvisoria sulla sinistra del Po di fronte a Casale che inizia ad attaccare; Riserva d'artiglieria in Mortara dove era rimasta.
Le truppe piemontesi nel pomeriggio si trovano con circa 30.000 uomini nella zona a nord di Momo e con la 5° Divisione e la Brigata d'Avanguardia in marcia verso Alessandria. Le truppe che si trovano in Vercelli, rimaste senza ordini, verso la mezzanotte, guidate dal generale Battaillard, ripiegano verso Ivrea che raggiungono nel pomeriggio del giorno 25.
Il generale Ramorino, accompagnato dall'aiutante di campo luogotenente conte Filippo Mazzucchelli e dal maggiore Bortolo Galanti, alle ore 6 del 24 parte da Oleggio in carrozza per Arona dove prende alloggio all'albergo della Posta.

25 marzo

approfondimenti
il Risorgimento
Vittorio Emanuele incontra in Borgomanero il generale Chrzanowsky e il ministro Cadorna con il quale prepara un proclama per i cittadini, che verrà diramato il giorno 27. Radetzky dal suo nuovo Quartier Generale in Novara diffonde un orgoglioso ordine del giorno ai suoi soldati. Al mattino il generale Ramorino con i suoi due ufficiali, tutti e tre in uniforme, viene arrestato in Arona per iniziativa del capitano Usellini della Guardia Nazionale, presente il generale Solaroli, malgrado le sue proteste quale deputato, per la mancanza di un ordine di cattura e per la garanzia scritta di non venire arrstato. Solaroli lo fa trasferire per ,otivi di sicurezza personale presso i Carabinieri di Borgomanero e da qui alla Cittadella di Torino dove Ramorino giunge verso le ore 21.

26 marzo



approfondimenti
l'armistizio di Vignale

La 5°Divisione e la Brigata d'Avanguardia entrano in Alessandria; la 6° Divisione è ancora a Parma da dove partirà il 28 diretta a Genova per reprimervi una rivolta popolare. Il Quartier Generale piemontese è ancora in gran parte a Momo, località Trinità come attesta la Gazzetta Ufficiale e si appresta a trasferirsi nelle sedi stanziali. Nel biellese e nel monferrato gli ultimi sbandati piemontesi provocano ancora gravi disordini con saccheggi e violenze.
Brescia e Bergamo insorte continuano a resistere alle truppe austriache.
L'Armistizio viene firmato in Borgomanero in due copie al mattino, dal re e dal generale Chrzanowsky e successivamente in Novara nel palazzo Bellini dal maresciallo Radetzky; una copia viene inviata da Chrzanowsky al ministro della guerra e marina a Torino.
Nella capitale in governo rimasto sempre ufficialmente all'oscuro degli avvenimenti, di dimette alle ore 11; anche la Camera dei Deputati protesta, come già nel 1848, in quanto sostiene che la decisione di un armistizio non è di competenza del re, dichiara l'a'mistizio incostituzionale e diffida il ministro della guerra dal firmarlo. Alle 16,30 viene fatta alla Camera la comunicazione ufficiale della sconfitta di Novara e della abdicazione di Carlo Alberto.
Radetzky rimane a Novara il 27 e il giorno 28 insieme a Hess parte per Milano. Vittorio Emanuele il 27 presta giuramento di fronte al Parlamento.

Note conclusive


approfondimenti
cartografia

 

Il trattato di pace, dopo le trattative iniziate il 13 aprile, viene firmato in Milano alle ore 22 del 6 agosto 1949. Per l'Austria firma il barone Bruch aderendo ai voleri di Radetzky che preferisce confermare la monarchia dei Savoia piuttosto che accettare una repubblica, mentre il Presidente del Consiglio, principe Felix von Schwarzenberg propende per il contrario.
Il 4 aprile in Milano il maresciallo Radetzky aveva ricevuto dall'Imperatore il Tosono d'oro, ordine cavalleresco concesso solo a sovrani e a personaggi di alta nobiltà e di elevatissime menti.
Nei mesi della occupazione di Novara, il commissario straordinario austriaco era il colonnello Sejess d'Aix e quello piemontese il colonnello Mathieu; comandante militare della piazza era il generale von Culoz che aveva chiesto di rimanere anche per assistere i figlio tenente Carl poi deceduto per ferita il 14 aprile e sepolto nel cimitero della città.
Giovedì 3 maggio in Torino nel palazzo Tana in via Santa Teresa 2, di fronte al Consiglio di Guerra, il generale Girolamo Ramorino è sottoposto un processo pubblico che si conclude con la condanna alla fucilazione. Il ricorso in Cassazione affrettatamente discusso il 18 maggio, viene respinto. Ramorino viene fucilato in Torino al campo Marte alle 6,30 del 22 maggio. Prima di morire ringrazia i due sacerdoti che lo hanno assistito, regala tre franchi a ognuno dei dodici sodati del plotone di esecuzione appartenenti al reggimento Granatieri Guardie e li esorta ad essere fedeli al re e alla disciplina militare. Rifiuta la benda e la seggiola, regala il suo orologio d'oro al comandante del plotone e muore coraggiosamente e proclamando la sua fedeltà al re; dopo la morte avrà gli onori militari. Viene seppellito nel cimitero della Crocetta e la sua tomba andrà poi dispersa.
Il 26 agosto ritornano a Novara i soldati del Nizza Cavalleria guidati dal Duca di Genova.
Tra infinite e accese polemiche la Commissione di inchiesta sulla campagna del 49 composta da quattro ufficiali e da tre deputati completa i suoi lavori l'otto marzo 1850 e rileva in sostanza gli stessi errori e le stesse inefficienze già rilevate da simile commissione sulla precedente campagna del 1848. Errori e inefficienze che saranno sempre in futuro commessi e rilevati in casi del genere, compresa la seconda guerra mondiale. I risultati dell'inchiesta sulla campagna del 1849, seconda fase della prima guerra di Indipendenza, furono resi pubblici soltanto nel 1911 ormai nel disinteresse generale.