Gli schieramenti dell' esercito piemontese antecedenti il 23 marzo

Il generale Chrzanowskj, convinto dell' inferiorità dello strumento a sua disposizione, è deciso a subordinare le operazioni a quelle del nemico e comunque ritiene che gli austriaci si ritireranno fino al fiume Adda, se non fino alle fortezze del Quadrilatero. Questo per molteplici cause: la resistenza che la Repubblica di Venezia continua a fare, l'invio di una Divisione verso il basso Po (generale Mezzocapo )da parte della Repubblica Romana, le possibili insurrezioni nel Lombardo- Veneto, nonché la situazione in Ungheria e negli altri Stati italiani. Egli spera, quindi, in una facile vittoria sulla strada Novara-Milano con il successivo ingresso vittorioso in Milano e le relative favorevoli conseguenze tra le quali le insurrezioni da provocare e sostenere un po'ovunque.
Pertanto il15 marzo adotta il seguente schieramento che si consolida progressivamente:
Ala sinistra:
Brigata Solaroli a Borgo Ticino-Oleggio-Bellinzago e i volontari del generale Gabriele Camozzi ad Arona, con il duplice compito di assicurare il fianco sinistro lungo l'alto Ticino e di passare il fiume invadendo l'alta Lombardia per provocare insurrezzioni e minacciare il nemico il nemico da nord;
Al centro:
in prima linea, fronte e est, tre Divisioni schierate da nord: la 3 _ Divisi<p1e Perrone a Galliate­
Romentino proveniendo da Casale e da Gattinara, la 4° Divisione D.uca di_Genova a Trecate- ponte
San Martino, da Novara; la 2° Divisione Bes a Cassolnovo-Cerano, da Mortara.
In seconda linea la l ° Divisione Durando a nord di Vespolate proveniente da Valenza e la Divisione di Riserva Duca di Savoia proveniente da Vercelli sud, in zona Bicocca;
Ala destra:
Brigata d'avanguardia Belvedere a Castel San Giovanni analogo a quello della Brigata Solaroli; 5° Divisione Ramorino proveniente da Alessandria in zona Cava sulla sinistra del Po per impedire l'eventuale tentativo austriaco di passare il Ticino a Pavia o per rallentarne l'avanzata e con il compito alternativo di attaccare il nemico a Piacenza e invadere la bassa Lombardia. Ramorino, poi, il giorno 20, convinto che il nemico dovesse attaccare da sud il Po e, con la scusa del ftaintendimento degli ordini ricevuti, manterrà la massa dei suoi uomini a meridione del fiume e invierà solo poche truppe nei dintorni della Cava, senza avvertire tempestivamente di ciò il generale maggiore. In tal modo egli consente agli austriaci di invadere la Lomelllina e varcare il Ticino al Gravellone, infrangendo la debole difesa dei pochi bersaglieri guidati da Luciano Manara.
Estrema destra:
6° Divisione La Marmora da Sarzana, dove si trova per un progettato intervento nel granducato di Toscana, in marcia per il passo della Cisa verso Parma allo scopo di invadere la bassa Lombardia, provocare insurrezioni e unirsi con i veneto-romani sul basso Po.
Dunque le principali unità erano concentrate a breve distanza, a est e a sud-est di Novara, pronte a muovere e appoggiarsi a vicenda su una delle due direttrici dalle quali poteva provenire il nemico: Milano e Pavia. Il piano di Chrzanowsky era duplice: prevedeva il caso di una ritirata austriaca verso il quadrilatero e quello di un' offensiva con invasione del Regno Sardo. Il generale maggiore non mostrava di credere molto nella prima ipotesi: sapeva che Radetzky era ben motivato e ben difficilmente avrebbe lasciato la Lombnardia. Il piano del generale polacco non era precisamente la guerra del rischiare il tutto per tutto auspicata dal governo e proposta il 17 febbraio precedente.
Secondo Charzanowsky era meglio il piano difensivo o difensivo-controffensivo che presupponeva un attacco austriaco. Egli prediligeva un'azione in subordine all'iniziativa avversaria: preferiva adattarsi alla strategia del nemico e cercare di controbatterla, convinto com'era che l'armata imperiale avrebbe preso la strada dell'offensiva. Secondo lui essa poteva essere diretta da Milano verso Novara o da Pavia verso Mortara; da qui una disposizione concentrata delle forze, mediana tra i due possibili sbocchi: in caso di attacèo da Milano, la battaglia si sarebbe svolta sul Ticino con l'intwnto di respingere il nemico e ributtarlo verso l' Adda; in caso di attacco da Pavia, il combattimento si sarebbe effettuato nei dintorni di Tromello con lo scopo di stringere gli austriaci tra il Ticino e il Po. Il concentramento delle truppe venne, quindi, impostato con riferimento all’ipotesi difensiva.