6. Mutamenti e tendenze generali

Abbiamo tracciato fino ad ora un quadro statico: rimane da vedere quali mutamenti o tendenze generali possano essere individuati sulla scena europea. Per gli avvenimenti relativi ai singoli paesi, lo ricordiamo ancora una volta, il lettore dovrà ricorrere ad altri capitoli del presente volume: qui si tenterà ora passare brevemente in rassegna quei processi evolutivi che interessano più di una nazione. Le caratteristiche di fondo dei venticinque anni che precedettero il 1789 possono essere così sintetizzati: la tendenza evidente della società a diventare per così dire, allo stesso tempo più aristocratica e più borghese, o meglio, la tendenza dell'aristocrazia e della borghesia ad affermare con sempre maggior forza ciascuna i propri diritti, con tutti i conflitti che ne seguirono; un rapido sviluppo demografico, soprattutto tra le generazioni più giovani, che peggiorò le condizioni di vita delle classi lavoratrici delle città e della campagna e aprì una crisi nelle file della borghesia, i cui figli avevano sempre maggiori diflicoltà a trovare occupazioni soddisfacenti ed erano quindi preda di un senso di frustrazione; una crescente pressione da parte dei governi, dopo la guerra dei sette anni per aumentare le entrate statali, con seguenti crisi costituzionali sulla cui onda molte idee dell'illuminismo diventarono moneta corrente del dibattito politico; lo scoppio in conseguenza di una di queste crisi costituzionali della rivoluzione americana, e l'entusiasmo suscitato in Europa da tale evento che diede a quelle idee un'applicazione più immediata e concreta; il notevole sviluppo della stampa (e in generale dei mezzi di comunicazione) e il peso crescente di un'opinione pubblica sempre più dominata dall'attesa di prossimi gran -mutamenti e convinta che tali mutamenti, "in un epoca illuminata come nostra", potessero avvenire con relativa facilità.
Il fatto che la borghesia fosse in una fase di rapida espansione è evidente: ce lo testimonia tutta la storia economica e letteraria del periodo. Ma l'arisrocrazia d'altra parte non era affatto in declino; anzi lo sviluppo stesso della borghesia moltiplicarsi di individui in tutto simili all'aristocratico tranne che per la nascita sembra aver avuto l'effetto di accrescere nelle aristocrazie l'orgoglio di casta e l'attaccamento ai privilegi esclusivi del loro rango. L'ingresso nel ceto dominante era particolarmente difficile in certe piccole repubbliche: a Berna il numero delle famiglie ammesse a ricoprire cariche pubbliche scese tra il 1631 e il 1787 da 8o a 68; a Venezia, che contava allora 140.000 abitanti, nel 1796 vi erano soltanto 111 famiglie che possedevano tale prerogativa, mentre ve ne erano State 240 nella Venezia molto più piccola del 1367. In Prussia il lungo regno di Federico II rafforzò ulteriormente il ceto degli Junker, che conquistò posizioni ancor più privilegiate nell'esercito e nella burocrazia, sicché famiglie come quella dei Bismarck presero ad emergere tra i convinti sostenitori del nuovo stato creato dagli Hohenzollern. La proporzione dei borghesi rispetto ai nobili nelle alte sfere della burocrazia prussiana rimase sempre inferiore, fino alla repubblica di Weimar, a quella raggiunta fra il terzo e il quarto decennio del XXIII secolo. Anche i membri dei parlements francesi assunsero un atteggiamento sempre più consapevolmente aristocratico; con il passare delle generazioni, la data della loro origine borghese si allontanava sempre più nel tempo, e dopo il 1760 vari parlernents cominciarono a esigere che i nuovi membri fossero nobili da quattro generazioni. Essi bloccarono ogni tentativo del governo di creare una noblesse militaire e una nobles
commercante, di servirsi cioè dell'elevazione sociale come di un incentivo per le gerarchie militari di estrazione borghese e per gli operatori economici. Tra il 1780 e il 1790 non vi erano più in Francia vescovi di famiglia borghese, e i giovani che volevano ottenere un grado nell'esercito senza una regolare carriera dovettero dimostrare, in seguito a un'ordinanza del 1781, che i loro ascendenti erano tutti nobili da quattro generazioni.
In una società che dava tanto valore alla purezza del sangue il trascorrere stesso del tempo, allungando gli alberi genealogici, moltiplicava i legami familiari tra i viventi. I membri del consiglio del governatore della Virginia, nel 1775 erano o figli o nipoti di ricchi ex consiglieri e, in genere, imparentati tra di loro. Oltre la metà dei membri della camera dei comuni, nel periodo 1737-1832 erano figli o nipoti di altri deputati; nella camera dei comuni eletta nel 1761, la prima che dovette affrontare la crisi americana, 113 deputati erano baronetti pari irlandesi, o primogeniti di pari inglesi in attesa di succedere ai loro padri nella camera dei lord. Nell'assemblea del 1790, quella che dichiarò guerra alla Francia rivoluzionaria, i membri appartenenti a tali categorie erano ben 134. In questi decenni aumentò anche notevolmente la percentuale dei deputati che avevano studiato nelle public schools e a Oxford o Cambridge, dove assorbivano lo spirito di corpo della classe dirigente. Nello stesso tempo, a cominciare parlamento del 1761 prese ad aumentare in modo sensibile il numero dei deputati che traevano in tutto o in parte il loro reddito da attività commerciali; ciò si deve soprattutto al fatto che la struttura dell'economia inglese consentiva ai ceri fondiari e mercantili di investire capitali nelle stesse imprese, ma sembra che andasse lentamente aumentando anche la rappresentanza in parlamento di veri e propri uomini d'affari estranei alla gentry o piccola nobiltà rurale. Le differenze di classe rimasero, e forse anzi si accentuarono. I cittadini acquistavano proprietà rurali senza per questo trasformarsi in nobiltà terriera, come sarebbe accaduto nel passato, e i figli dei gentiluomini si recavano meno spesso di un tempo a imparare un mestiere in città. Nel 1760, secondo sir George Clark, "la stratificazione sociale non era simile a un sistema di caste, ma indicava, sia pure approssimativamente, le funzioni sostanzialmente diverse dei vari gruppi della comunità." E lo Holdsworth notava l'adozione di un criterio sempre più esclusivo nella scelta dei giudici di pace a danno "di chiunque fosse occupato nel commercio o nell'industria ". L'aristocratico era soddisfatto di essere tale, il borghese voleva innalzarsi. Il vero gentiluomo sembrava possedere per virtù innata, ciò che il borghese poteva ottenere soltanto con grande fatica: istruzione, posizione sociale, prestigio, un buon matrimonio, una carriera, il tono giusto nella conversazione e il savoir fare in salotto. Alla radice dell' atteggiamento del borghese verso l'aristocratico era un miscuglio di invidia e di disprezzo, una specie di moralistica coscienza di classe che contrapponeva le solide qualità del carattere all'ozio e alla superficialità di chi era socialmente superiore. Tali sentimenti, diffusi anche tra le classi umili della società, nel 1793 avrebbero fatto della "virtù " la parola d'ordine della rivoluzione francese, ma erano condivisi dalla borghesia di molti paesi in tutti i suoi strati. La borghesia prussiana era famosa per la sua dirittura morale, cui si ispira parte della filosofia di Kant. Un austriaco, Kees, che ricopriva una carica elevata nell'amministrazione di Giuseppe II, così rivelava il suo stato verso i giovani e arroganti nobili della dieta boema: "Vorrei che i giovani delle migliori famiglie si dedicassero allo studio della legge e della scienza e dessero un esempio di zelo e di industriosità con il loro modo di vivere...Sarei il primo allora, ad appoggiare le loro pretese. Ma, ahimè! La mia pluriennale esperienza al servizio del governo mi ha insegnato dove i figli della nobiltà loro piaceri! "
I giovani aristocratici e borghesi erano spesso in concorrenza tra loro per ottenere gli stessi incarichi. Con l'aumento della popolazione, tanto nelle famiglie aristocratiche quanto in quelle borghesi il numero dei figli che raggiungeva l'età adulta era maggiore, e il maggior numero di scuole - e in Germania di università fece sì che un numero crescente di giovani, di varia provenienza sociale, aspirassero a trovare un impiego corrispondente al loro grado di istruzione. La carriera nella burocrazia, nell'esercito e nella chiesa era tanto più ambita in quanto le altre professioni erano ancora poco sviluppate, e i posti direttivi di di rilievo nell'impresa privata erano molto rari. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, la continua espansione dell'impero (anche dopo la perdita delle tredici colonie americane) e il rapido sviluppo industriale e commerciale, aprirono ai giovani delle varie classi numerose carriere; ma altrove nella seconda metà del secolo le possibilità di impiego nell'amministrazione statale, nell'esercito e nella chiesa si accrebbero probabilmente in misura molto inferiore all'aumento quantitativo dei giovani che vi aspiravano. In Francia nel penultimo decennio del secolo gli ufficiali di mezza età di origine borghese potevano ancora diventare generali, ma i giovani borghesi, in linea di principio, non potevano ottenere un grado senza cominciare dalla gavetta. In Prussia, nella stessa epoca, il rapporto tra nobili e borghesi nella burocrazia stava mutando a sfavore dei secondi, soprattutto - paradossalmente ma comprensibilmente - nelle regioni più borghesi o occidentali del regno, dal momento che a est i nobili preferivano vivere nei loro possedimenti. Per un giovane di famiglia aristocratica era in generale più facile ottenere la carica desiderata. In Slesia, l'età media per l'assunzione dei nobili ad alte cariche amministrative era di ventisette anni, mentre per i non nobili era di quarantadue. Alla camera dei comuni inglese, l'età media di un neodeputato proveniente dalla nobiltà terriera era di trentadue anni, e quaranta quella di un neodeputato borghese; coloro i cui padri e i cui nonni erano stati deputati entravano ai comuni in media nove anni prima degli altri. Nei parlements francesi, dove la nomina era a vita, l'età media era sorprendentemente bassa, dal momento che gli appoggi familiari permettevano l'ammissione di aspiranti molto giovani: nel parlement di Grenoble la metà dei membri era entrata per speciale dispensa prima dell'età legale di venticinque anni, e la metà dei membri del parlement di Parigi alla vigilia della rivoluzione aveva meno di trentacinque anni.
E' noto che i rivoluzionari di questo periodo erano in generale molto giovani, ma spesso non ci si rende conto che altrettanto si può dire di molti dei loro avversari.

 

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