![]() |
LE CHAPELIER Isaac René
Guy
|
![]() |
| Nasce a Reíms nel 1754. E’
tra i più noti e stimati avvocati della sua città. Prende
posizione contro l'ancien régIme e contro i privilegi sociali e
politici che impediscono alla Francia di uscire dalle secche di un ordine
ancora dominato da inique e anacronistiche sopravvivenze feudali. Eletto
agli Stati generali è, insieme a Mouníer, uno dei promotori
del giuramento del Jeu de Paume. Presidente dell'Assemblea nazionale,
è tra i principali protagonisti delle decisioni antifeudali culminate
nei decreti del 4 agosto. Non ha esitazioni nel porsi alla testa delle
più accese rivendicazioni di avanzamento politico sociale, ma dopo
la fuga di Varennes, si riavvicina alla Corte. Anche per lui ha inizio
una sorprendente fase regressiva, sorta su quella base di. inquietudine
e di incertezza per il futuro che accomuna uomini come Lally Tollendal
e come Mounier, come Clermont Tonnerre e come Bergasse, eletti così
dalla nobiltà come dal Terzo stato. Emigra, quindi, in Inghilterra,
ma rientra clandestinamente in Francia e cerca di salvaguardare dalla
confisca i propri beni. Viene arrestato, condotto davanti al tribunale
rivoluzionarío e condannato a morte. Muore per decapitazione il
22 aprile 1794. Era stato un qualificato collaboratore della « Bíbliothèque
de l'homme public » di Condorcet. La proposta di.trasformare gli Stati generali in Assemblea nazionale e di non abbandonare, di non recedere dal proprio mandato fino all'approvazione di una nuova carta costituzionale, giurando solennemente di non arrendersi di fronte a qualunque pressione o minaccia, è stata avanzata per la prima volta da Isaac René Guy Le Chapelier, un deputato del Terzo stato fieramente avverso ai privilegi dei nobili e ostile, in modo quanto mai rigoroso e indomabile, ai criteri con cui la monarchia aveva governato, da circa 2 secoli, la Francia. Le Chapelier non era, a sua volta, un irriducibile nemico della monarchia; riteneva, al contrario, che la monarchia fosse insostituibile nella situazione francese, che la repubblica non dovesse costituire un obiettivo auspicabile. Tuttavia, la riforma costituzionale avrebbe dovuto, a suo avviso, relegare la monarchia al puro esercizio del potere esecutivo, lasciando il potere legislativo in mano di assemblee elettive. Il re, inoltre, avrebbe dovuto essere privato dei poteri di annullare le deliberazioni dell'Assemblea. Non vi era dubbio che, tra opposte interpretazioni intorno al problema dell'opportunità delle varie decisioni, fosse, in definitiva, l'assemblea elettiva a prevalere. Le Chapelíer si schiera, dunque, al fianco di Barnave per la proposta di un voto sospensivo, ma non spinge più in là le proprie indicazioni per non compromettere un ordine di cose già sufficientemente delicato e instabile, già sufficientemente precario per non sopportare altre forzature. Le Chapelier ha occupato, grazie alla propria indiscussa autorevolezza, una posizione di primo piano e di effettiva direzione nei lavori dell'Assemblea nazionale. Si può dire che i decreti del 4 luglio, relativi alla soppressione dei privilegi dei nobili, siano stati per intero redatti da lui e che, dunque, la sua influenza sia stata decisiva al fine del rinnovamento costituzionale successivo. Ma anche a lui capita di dover sgombrare la scena. La sua appartenenza ai feuillanis, il suo intransigente prospettare la conservazione del regime monarchico, gli costeranno lo stesso destino di Alexandre Lameth, quello, cioè, di cercare nell'emigrazione la salvaguardia della propria esistenza. Nel 1791, falliti i tentativi fayettisti, conclusi i lavori dell'Assemblea costituente, alla vigilia dell'inaugurazione della Assemblea legislativa, si verificava la fine anche delle speranze lamettiste. Le Chapelier ne resterà travolto. Emigrato in Inghilterra, rientrerà inopportunamente in Francia nel disperato tentativo di evitare la confisca dei suoi beni. Arrestato, finirà i suoi giorni sotto la ghigliottina. |
||
|
Opere, testi, documenti disponibili in: Gallica.BNF Rapport fait par M. Le Chapelier, au nom du comité de constitution,
sur la pétition des auteurs dramatiques, dans la séance
du jeudi 13 janvier 1791, avec le décret rendu dans cette séance
http://fr.encyclopedia.yahoo.com/articles/l/l0001219_p0.html http://membres.lycos.fr/stromhg2/cours/seconde/hist/revolution/personn_eleves/lechapelier.htm
|
||
![]() |