André Jardin
Madame de Staël e la Rivoluzione Francese
L'albero della Rivoluzione
Le interpretazioni della Rivoluzione Francese
A cura di Bruno Bongiovanni e Luciano Guerci,
Editore Einaudi, Torino, 1989, pp. 594 - 603
Germaine Necker, futura baronessa de Staèl (1766-1817), nasce
a Parigi. Suo padre è Jacques Necker, sua madre Suzanne Curchod,
figlia di un pastore valdese. Necker, dopo aver accumulato una cospicua
fortuna, si dedica alla vita pubblica: nel 1768 diventa mniistro della
repubblica di Ginevra presso il re di Francia, nel 1769 è nominato
amministratore della Compagnia delle Indie. Nello stesso tempo sua moglie
istituisce l'ultimo grande salotto frequentato dal phi/òsophes,
più incline dei suoi predecessori ad interessarsi di politica:
è questo salotto che difende la reputazione di Necker presso
l'opinione pubblica illuriinata. Nel 1776 Luigi XVI lo no-mina Direttore
generale delle Finanze, carica che egli occupa fino al 1781; poiché
è straniero e protestante, non ottiene il titolo di Controllore
generale e non può accedere al Consiglio del re. Ma le sue competenze
vanno al di là delle semplici questioni finanziarie: egli si
impegna cautamente in alcune riforme auspicate dall'opinione pubblica,
come il tentativo di istituzione di assemblee provinciali.
La giovane Germaine, bambina prodigio, compare molto presto nel salotto
della madre, ascoltando e partecipando alle discussioni; ammira l'opera
di suo padre, avendo letto ancora adolescente Montesquieu e Rousseau
(il suo primo scritto degno di nota sono delle Letres sur Rousseau apparse
nel 1788), e partecipa attivamente all'effervescenza intellettuale che
caratterizza gli ultimi anni dell'Antico Regime.
Nel 1786 sposa il barone de Staèl, consigliere all'ambasciata
di Svezia, che grazie a questo ricco matrimonio viene nominato ambasciatore.
Da questo momento dispone di un suo proprio salotto, in rue du Bac,
di tono più aristocratico di quello di sua madre, con la presenza
di grandi signori liberali: Montmorency, Talleyrand, Narbonne, ecc.
Il 26 agosto 1788 Necker torna a dedicarsi agli affari, quando la convocazione
degli Stati generali è già stata decisa. Dopo l'apertura
di questi altimi, l'11 luglio 1789 la corte induce Luigi XVI a mandarlo
in esilio, ma gli eventi del 14 luglio costringono il re a richiamarlo.
Necker rientra a Parigi tra l'entusiasmo popolare, ma poco dopo, sopraffatto
dagli avvenimenti e incapace di imporsi come arbitro, dà le dimissioni
tra l'indifferenza generale e si ritira nelle sue terre di Coppet, in
riva al lago Lemano.
Sua figlia aveva assistito con entusiasmo all'apertura degli Stati generali,
e nei primi mesi della Rivoluzione è spesso insieme a lui a Versailles.
Poi, rientrata a Parigi, fa del suo salotto il centro del partito "monarchico".
Composto da nobili riformatori e da borghesi moderati, tale partito
vuole dare alla Francia una costituzione sul modello inglese, che preveda
per il potere legislativo, accanto alla camera elettiva, una camera
alta che riunisca personalità di alti natali e di grandi capacità.
La Costituzione del 1791, che stabilisce una camera unica e l'indipendenza
dell'amministrazione dal controllo del sovrano, segna la sconfitta di
questo progetto, che corrispondeva anche all'ideale di Necker. E l'iniziale
ottimismo di Madame de Staél si vena d'inquietudine: la Costituente
ha abolito i privilegi e ha riformato la giustizia, ma non ha saputo
garantire per il futuro quel potere dei proprietari che resta la sola
garanzia del trono; i club, come quello dei Giacobini, intervengono
quotidianamente sulla scena politica, e i moti proletari minacciano
la stabilità del regime.
Nel periodo dell'Assemblea Legislativa ella tenta di assumere nuovamente
un ruolo politico. Nell'assemblea sono presenti due partiti, i Costituzionali
e i Girondini, di orientamento repubblicano. Con scopi diversi sia la
maggioranza dei Costituzionali, che segue La Fayette e che desidera
rafforzare il potere del re, sia i Girondini, che invece vogliono far
trionfare definitivamente la Rivoluzione, pensano di servirsi dello
stesso mezzo: una guerra vittoriosa in Germania, dove la concentrazione
degli emigrati, in particolare nell'Elettorato di Treviri, sta diventando
minacciosa. Il salotto di Madame de Staél funge da luogo di incontri
e di accordi. Ma ella vuole che questa politica venga realizzata dal
suo amante, Narbonne, che rkiene adatto a diventare il consigliere del
re. Dopo aver tentato di farne il successore di Montmorin agli Affari
Esteri, riesce a forza di intrighi a farlo nominare ministro della Guerra
(6 dicembre 1791); ma quando egli tenta di ampliare le sue prerogative,
mirando a riformare la Casa reale e a diventare il ministro più
importante, Luigi XVI, che non si fida di lui, lo caccia (9 marzo 1792).
I capi militari (La Fayette, Rochambeau, Luckner) protestano, ma mantengono
i loro posti di comando. Luigi XVI dichiarerà la guerra (20 aprile)
attorniato da collaboratori in prevalenza girondini.
La guerra delude sia i fayettisti sia i Girondini, poiché gli
alleati marciano su Parigi. li popolo accusa il re e la regina di connivenza
con i nemici all'interno. In luglio Madame de Staèl tenta di
organizzare un'altra fuga dei sovrani, ma questi respingono il suo piano.
Il 10 agosto la monarchia cade, e iniziano gli arresti che preludono
ai massacri di settembre. Con grande coraggio Madame de Staél
trae in salvo Narbonne, Lally-Tollend al, Jaucourt. Ma anche lei è
costretta ad andare in esilio; dopo avere rischiato l'arresto il 2 settembre,
il 3 parte per la Svizzera.
Ella, dunque, ha partecipato attivamente alla politica del partito costituzionale,
e la duplice sconfitta di questo è stata anche la sua: da un
lato, il fallimento, sotto la Costituente, di un progetto istàuzionale
che nel 1789 sembrava avere delle possibilità di riuscita; dall'altro,
l'insuccesso del disperato tentativo di restituire al re l'esercizio
del potere esecutivo, un tentativo la cui riuscita era da lei stessa
definita "un miracolo". Ella accusa di questi fallimenti non
solo i Giacobini, ma anche i sostenitori dell'Antico Regime, emigrati
già nel 1789, che la attaccano nelle loro gazzette. L'esilio
la riduce nella condizione di testimone, e testimone dall'esterno.
Vivrà infatti all'estero fino al maggio 1795 dal gennaio al maggio
1793 a Juniper Hall nel Surrey, dove riunisce alcuni fuggiaschi del
partito costituzionale (Narbonne, Talleyrand, Malouet, Jaucourt), nel
periodo restante in Svizzera. Si dedica alla letteratura, e lavora al
suo primo grande libro, De l'influence des passions sur le bonheur aes
jndividus et aes natìons, del quale scriverà solo la prima
parte; la politica vi è comunque presente, se non altro per lo
spazio accordato alla pietà, che per gli uomini del Terrore è
un " sentimento puerile". Madame de Staèl inoltre,
interviene in modo più concreto organizzando dei canali di emigrazione
che salvano alcuni aristocratici in pericolo.
La caduta di Robespierre le apre prospettive per il ritorno. Spera di
lanciare nella politica francese il suo amante Ribbing, uno degli assassini
del re di Svezia, ma nel frattempo riesce ad attirare nella sua scia
Benjamin Constant. E lo stesso periodo in cui ritorna all'ambasciata
svedese, con grande dispiacere di Monsieur de Staèl, il primo
ambasciatore ad avere riconosciuto la Repubblica francese. Il suo ritorno
è preceduto da un opuscolo, Réflexions sur le paix adressées
à M. Pitt e' aux Francais: gli stranieri avevano seguito i consigli
degli emigrati, ma in Francia i nostalgici dell'Antico Regime sono una
minoranza; riconoscendo la Repubblica, gli alleati sanciranno il trionfo
dei fautori moderati del 1789; la pace porterà benefici sia alla
Francia sia all'Europa, e se Pitt ritiene di non poterla concludere,
lasci il posto a un altro statista.
Rientrata a Parigi, Madame de Staèl riapre il salotto di rue
du Bac, e frequenta alcune personalità del Comitato degli Undici,
che sta preparando la Costituzione dell'anno m. Ella ne accetta i principi",
ma vorrebbe che la seconda camera fosse un senato conservatore nominato
a vita, e che il Direttorio si riservasse l'iniziativa nel campo legislativo,
onde evitare un conflitto di poteri da lei lucidamente previsto. Sinceramente
~pubblicana, vorrebbe istituzioni in grado di porre fine alla Rivoluzione.
E il sentimento che domina le sue Réfiexions sur le paix interpeure,
nelle quali distingue quattro partiti: quello dell'assolutismo, quello
della monarchia costituzionale, quello della repubblica moderata e quello
dei Giacobini. L'opuscolo si rivolge in primo luogo ai monarchici costituzionali:
questi non possono ristabilire la monarchia senza l'aiuto degli assolutisti
e con mezzi violenti. Appoggiando la Repubblica, essi otterranno la
fiducia del partito moderato, permettendogli di sfuggire all'influenza
dei Giacobini. Si sostiene un'alleanza del centro, fondata sulla libertà
civile e sulla garanzia dei diritti politici basata sulla proprietà,
che sola è in grado di garantire delle istituzioni stabili,
Madame de Staèl deve però rinunciare alla pubblicazione
del suo opuscolo. Era già stata denunciata in agosto, dalla tribuna
della Convenzione, dal macellaio Legendre, ex fornitore dell'ambasciata
di Svezia, come una " sirena" che offriva "banchetti"
ad alcuni suoi colleghi. Ha già lasciato Parigi quando le giornate
realiste di vendenimiaio, contro il decreto che impone la rielezione
dei due terzi dei deputati della Convenzione, aumentano i sospetti.
Gli uomini della Convenzione al potere non capiscono che si può
essere sinceramente repubblicani e allo stesso tempo mantenere rapporti
con alcuni realisti, fino al punto di sollecitarne l'esclusione dalla
lista degli emigrati.
Una volta istituito il regime del Direttorio, del quale, nonostante
i difetti, si dichiara sostenitrice (intrattiene rapporti cordiali con
Barras, riceve M. 4. Chénier, Daunou, Sieyès e altri,
ottiene la nomina di Talleyrand a ministro degli Affari Esteri), non
esercita una reale influenza, non dissipa i sospetti e continua ad essere
oggetto degli attacchi dei giornali. L'ambiguità della sua posizione
si manifesta il 18 fruttidoro, quando approva il colpo di Stato contro
la maggioranza realista dei Consigli, ma allo stesso tempo mette al
sicuro degli amici in pericolo, e vorrebbe opporsi al-l'invio alla Caienna
dei capi del partito sconfitto. Talleyrand, una volta nominato ministro,
prende le distanze, affermando che ella getta a mare i suoi amici per
avere il piacere di ripescarli. I suoi spostamenti, da Parigi alla regione
parigina o in Svizzera, si spiegano con queste minacce alla sua posizione.
Alla fine del 1798 ella abbozza una nuova opera, che resterà
incompiuta: Des circonstancer actuelles poar terterminer la Révolutìon
Ct Jes prtncipes qui doiventfonder la république en France. John
Vienot, che ne curò la pubblicazione nel 1906, la considerava
la seconda parte delle Passions; in realtà, questo scritto riprende
la preoccupazione per l'istituzione di una repubblica stabile espressa
nella Pai:: intéheure. Anch'esso, però, non viene pubblicato:
Madame de Staél lo compone nel momento in cui ha luogo un ultimo
soprassalto del giacobinismo, che rende la sua situazione più
precaria, e in cui non vuole danneggiare la carriera politica che inizia
a delinearsi per Benjamin Constant.
Nella società nata dalla Rivoluzione, in cui regna l'uguaglianza
politica, in cui cioè restano soltanto le naturali disuguaglianze
tra gli uomini, la repubblica di un grande paese dev'essere un regime
rappresentativo fondato sulla legge. E tuttavia si è reso necessario
un colpo di Stato per mantenerla, mancando il sostegno dell'opinione
pubblica. Benché la Repubblica faccia appello alla volontà
dei singoli, si vive in un regime di "volontariato forzato",
dove "non vi è nulla di spontaneo negli spiriti e nei cuori".
Prima di Constant, Madame de Staèl ne comprende la causa: la
libertà moderna è diversa dalla libertà degli antichi:
questa significava partecipazione alla vita pubblic~3 mentre la prima
significa il diritto di ciascuno di curare i propri affari. E necessario,
dunque, che il senso civico sia rinvigorào da una forza morale:
ella non condivide le simpatie degli idéotogues per i teofilantropi,
ma auspica che un protestantesimo scevro da dogmi e in
grado di insegnare la morale pubblica venga promosso a religione di
Stato. Un desiderio analogo era già stato espresso da Rousseau.
Ma è necessario anche riformare le istituzioni per realizzare
l'equilibrio dei poteri, e qui Madame de Staèl si ispira a Montesquieu.
Ella guarda con favore ai tentativi di Sieyès in questo senso,
come i repubblicani moderati amici di Constant, come gli idéologuei.
Lo stesso Sieyès tuttavia afferma che per questo sarà
necessaria la "spada".
Madame de Staèl non si fida degli eserciti e dei loro generali;
ma anche in questo è vicina agli idéologuei. Ella vede
in Bonaparte il giovane eroe della Campagna d'Italia, il lettore di
Ossian, il membro dell'Jnstitut. Alcuni suoi approcci nei confronti
del generale non trovano grande riscontro; riesce però a ricevere
i suoi fratelli. Tuttavia, allorché fa ritorno a Parigi la sera
del 18 brumaio, pensa, come gli idéologuei, che forse è
imminente l'istituzione del regno della legge, che porterà la
nazione a una stabile libertà e quindi alla felicità.
Riuscirà Bonaparte, grazie alla superiorità del suo spirito
e alla forza di cui dispone, a ravvivare l'entusiasmo dei francesi,
restaurare lo Stato, preservare l'opera della Rivoluzione? Era questa
anche la scommessa degli idéologuei, che, come è noto,
fu perduta.
Gli inizi del Consolato segnano un periodo brillante per il salotto
di Madame de Staél, nel quale si ritrovano vecchi amici e esponenti
del nuovo potere. Ma è sufficiente che Benjamin Constant, nominato
tribuno, reclami i mezzi per discutere seriamente i progetti di legge,
il 17 gennaio 1800, perché gli invitati a una cena non osino
presentarsi. Da parte sua, Madame de Staèl intriga con Moreau
e Bernadotte, i generali che complottano contro Bonaparte. Ella spera
che il suo libro De la iìUérature coniidérée
dani sei rappotti avec lei institulioni, pubblicato nell'aprile 1800,
piaccia al Primo Console. Ma quest'opera contiene un elogio dei Lumi
e del xvm secolo, che non sono certo d'attualità nel momento
in cui Bonaparte vuole disfarsi degli idéologuei; e, inoltre,
sostiene anche che la mancanza di libertà che nasce da un regime
militare costituisce un passo indietro per la civiltà. Nel 1802
Madame de Staèl incoraggia suo padre a pubblicare le sue Dernierei
vuei de politique et de' ftnance, nelle quali Necker consiglia aluomo
necessario" di ristabilire delle istituzioni libere; e questo esaspera
Bonaparte. Infine, nel 1803, ella pubblica il suo romanzo Delphine,
che, benché ambientato in un petiodo di molto anteriore, contiene
un'implicita critica del Concordato e un elogio della libertà.
Nel gennaio 1802 Bonaparte epura il Tribunato, escludendone Constant;
nel 1803 proibisce a Madame de Staèl di risiedere a Parigi. Sotto
l'Impero, misure sempre più severe le impediscono di avvicinarsi
a meno di 40 leghe dalla capitale e alla fine, nel i8ìo, la confinano
a Coppet o a Ginevra, dove gli amici che le rendono visita sono colpiti
da sanzioni.
Prima di questi ultimi provvedimenti, ella compie alcuni viaggi in Europa:
in Germania nel 1803-1804, in Italia nel 1804-805, di nuovo in Germania
nel 1807-808. Nel 1800, intanto, si era formato il gruppo di Coppet,
in cui ai vecchi fedeli (Constant, Montmorency, Barante) si sono uniti
svizzeri (Sismondi, Bonstetten), tedeschi (W. A. Schiegei, Werner),
italiani (Monti), ed altri. E un circolo letterario di personaggi molto
diversi; ma quello che vi si celebra è lo spirito del 1789, pacifico
e aperto alle nazioni straniere.
All'epoca della Legislativa, per motivi contingenti, Madame de Staél
aveva per un attimo abbandonato questo spirito cosmopolita che era il
vero spirito del 1789; ora lo recupera e lo esalta in opposizione a
quello spirito di conquista figlio della Gironda e del giacobinismo.
Connne (1807) lancia un appello all'unità e all'indipendenza
di un paese asservito all'Imperatore. Il suo grande libro De l'Allemagne
non viene gradito, sia per il suo spirito generale che per le allusioni
che contiene: già stampato, viene distrutto dalla polizia su
ordine dell'Imperatore. Alcune bozze superstiti permetteranno di pubblicarne
una prima edizione a Londra nel 1813.
Il 23 maggio 1812 Madame de Staèl riesce a fuggire; si reca a
Vienna, Mosca, Pietroburgo, Stoccolma, poi Londra. Rientrerà
a Parigi nel maggio 1814 con gli alleati, e riceverà sovrani,
generali e diplomatici; ma l'invasione la rattristerà. Il problema
da lei posto fin dal '795 è rimasto immutato: occorre portare
a termine l'opera della Rivoluzione del 1789, dando alla Francia libere
istituzioni. Ella intriga per breve tempo in favore di Bernadotte; durante
i Cento Giorni non si schiera con Napoleone, benché l'Atto addizionale
redatto da Constant le sembri presentare delle garanzie liberali; alla
fine sceglierà i Borboni, nella speranza che non tentino di ripristinare
gli abusi dell'Antico Regime e che, nonostante la costituzione "octroyée",
conducano una politica sinceramente liberale.
Parallelamente ai Dix ans d'exil aveva iniziato a comporre, nel 1812,
le sue Considérarions sur les principaux élenments de
la Révolution francaise, che non porterà mai a termine:
colpita da paralisi nel febbraio 1817, muore il 14 luglio dello stesso
anno; l'opera viene pubblicata nel 1818 dal figlio, Auguste de Staèl,
e dal genero, il duca Victor de Broglie.
Il libro è diviso in sei parti, prive di titolo. La prima comprende
le origini e i primi sviluppi della Rivoluzione fino al ritorno di Necker
dopo il 14 luglio; la seconda riguarda il periodo della Costituente;
la terza arriva alla fine del Direttorio; la quarta analizza i principi
dell'impero; la quinta considera la prima Restaurazione e i Cento Giorni;
l'ultima esamina il problema della possibilità o meno, per i
francesi, di godere, come gli inglesi, di un regime di libettà.
I primi editori si sarebbero limitati a correggere alcune inesattezze
stilistiche nelle prime quattro parti, intervenendo invece attivamente
nella redazione delle ultime due; ma non disponiamo di un'edizione critica
dell'opera per poter dare un giudizio. Ad ogni modo, l'impianto cronologico
è elastico: a capitoli di riflessioni generali si alternano altri
di descrizione degli avvenimenti. La narrazione giunge fino alla fine
dell'Impero (benché l'autrice affermi che l'Impero sia una controrivoluzione),
cosa piuttosto comune nelle storie scritte nella prima metà dell'Ottocento.
Ma si tratta di un'opera complessa, che in un certo senso rivela diversi
livelli. Jn primo luogo, ed è forse questo lo spunto iniziale,
un'analisi dell'operato di Necker come ministro. Ciò che Madame
de Staél dice della prima amministrazione di suo padre, del suo
neomercantilismo, del suo impegno nella lotta contro la carestia, del
suo prudente riformismo amministrativo, sembra più pertinente
oggi che gli storici hanno riabilitato la sua azione; ma ella lo mette
in risalto a spese dei suoi successori, Calonne e Brienne, ai quali
pure vengono oggi riconosciuti dei meriti. E non fornisce alcuna spiegazione
dell'indecisione e dell'inazione del ministro, all'inizio della Rivoluzione,
che gli fecero perdere ogni credito. Il secondo motivo di interesse
del libro è il fatto che esso rappresenta i ricordi di una testimone
che fa rivivere sobriamente le scene cui ha assistito (apertura degli
Stati generali, giornata del 'o agosto ecc.), tracciando ritratti pieni
di vita (per esempio di Mirabeau), e facendo rivivere gruppi e schieramenti
politici.
La Madame de Staél memorialista pecca tuttavia per omissione:
presenta gli eventi da testimone, mentre si è visto che era stata
spesso attrice; èinutile cercare nelle Considérations
il ruolo da lei svolto nei progetti del partito monarchico, gli intrighi
in favore di Narbonne, la sua partecipazione al 18 fruttidoro, le lettere
seduttrici da lei indirizzate al giovane eroe della Campagna d'Jtalia,
Ella assume invece il ruolo dello storico. In primo luogo per la sua
concezione generale della Rivoluzione: "La Rivoluzione francese
è una delle grandi epoche dell'ordine sociale. Chi la considera
un evento accidentale non ha volto lo sguardo né al passato né
all'avvenire. Ha scambiato gli attori per la commedia, ... ha attribuito
agli uomini di quel momento quello che era stato preparato dai secoli"
(de Staèl [1818]). Tutta l'Europa ha conosciuto, in successione,
il feudalesimo, il dispotismo e il governo rappresentativo. Il fine
della Rivoluzione è di instaurare quest'ultimo, e la sua azione
è determinata dall'avanzata dei Lumi contro le forze che vi si
oppongono. Nel breve periodo, Madame de Staèl segue con precisione
le conseguenze degli avvenimenti: i difetti delle costituzioni (e i
suoi successori potranno confermare la sua diagnosi), l'emigrazione,
ecc. Ma vi sono delle singolari lacune: il Terrore viene analizzato
solo superficialmente, e il ruolo del Comitato di salute pubblica non
è definito (Carnot non viene neppure nominato). La storica si
dimostra debole quando le viene a mancare il sostegno della memorialista.
La sua documentazione è sommaria; occorrerà aspettare
un Thiers per il sistematico interrogatorio dei testimoni. Per gli avvenimenti
Madame de Staèl poteva servirsi, mentre scriveva, della prima
narrazione apparsa dopo la Rivoluzione, il Précis historique
ae la Revolution di C . j. de La-cretelle. Ma la Storia dei fatti non
è il suo interesse principale. Come il suo amico Lezay-Marnesia,
che aveva pubblicato un volume sulle cause e le conseguenze della Rivoluzione,
ella intende scrivere una storia di impianto morale; il suo è
un posto intermedio tra la tradizione ereditata dall'Illuminismo e da
Mably, e la storia dagli ampi orizzonti di Guizot o di Tocqueville.
Ha scritto molto giustamente A. Sorel a proposito delle Considérations:
"E' la storia dello spirito del 1789; è più che la
storia: è la sua resurrezione". Madame de Staèl vuole
trasmettere questo spirito al nuovo regime stabilitosi in Francia, la
Restaurazione dei Borboni. Nel momento in cui ultras e liberali si contendono
il potere, vuole essere il consigliere del re Luigi XVIII, che copre
di elogi. L'ultima parte dell'opera corrisponde esattamente a questo
progetto. Gli ultras, scrive, sostengono che i francesi non sono fatti
per la libertà, e che sarebbero felici di un ritorno al passato.
Ma è proprio l'esecrato ricordo dell'Antico Regime (del quale
ella enumera le grandi crisi e le ingiustizie) che ha fatto si' che
i francesi sopportassero il Terrore e accettassero il dispotismo imperiale.
Certo, dopo la libertà feudale, riservata ad un'élite,
i francesi non hanno mai conosciuto una vera libertà: a proposito
del 18 brumaio Madame de Staèl dice di piangere non per la perdita
della libertà ma per la scomparsa della speranza di libertà.
Ma qualsiasi popolo che voglia essere libero può esserlo, e avanza
verso il progresso e la felicità; la monarchia temperata può
portare la Francia su questa strada. E ancora una volta ella invoca
l'esempio dell'Inghilterra, dove dopo il 1688 la libertà ha assicurato
la prosperità e la grandezza della nazione.
Alla vigilia della morte, dunque, Madame de Staèl riprende il
messaggio politico di tutta la sua vita: dopo l'eliminazione degli abusi
del passato occorre istituire un regime durevole (non importa se una
monarchia temperata o una repubblica moderata) che rispetti la libertà
del singolo e ne garantisca l'esercizio. Questa uguaglianza dei diritti
civili non comporta anche quella dei diritti politici per tutti, come
nel '793 la sua garanzia risiede nel fatto che sono i proprietari a
gestire la società.
Questa interpretazione dei pnncipi del 1789 si protrarrà a lungo,
e costituirà il nucleo del pensiero liberale. Madame de Staèl
si può dunque ritenere una delle iniziatrici di questa dottrina.