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tesi di laurea


L'istituto della tesi di laurea pare ormai obsoleto ed è in via di archiviazione. Molti studenti se ne lagnano e lo considerano una ultima, faticosa obbligazione. I docenti, dal canto loro, interpongono talvolta ostacoli all'adempimento di questa obbligazione; seguire una tesi, accompagnarla nella sua stesura, correggerla e riscriverla a volte per conseguire un accettabile elaborato finale, comporta un impegno severo e un consistente dispendio di tempo. Tuttavia, almeno per ora, la richiesta di una tesi è per lo studente, in un certo senso, un primo ponte verso il mondo del lavoro, un primo colloquio di selezione che mette in luce i suoi interessi, il suo impegno e le sue potenzialità creative e lavorative. Per queste stesse ragioni seguire una tesi può essere per il docente una occasione educativa importante e può offrire l'appagamento di qualche curiosità o costituire l'opportunità per l'approfondimento scientifico di temi e problemi che appartengono alla sua avventura intellettuale. Questa sezione del sito informa in merito alle procedure della cattedra per l'ottenimento, l'avvio, il metodo necessari per realizzare una tesi di laurea nella disciplina, e informa circa le tesi che, discusse presso la cattedra o la Facoltà o presso altre facoltà, possono costituire un interessante contributo di approfondimento e ricerca a beneficio curiosi, di studenti, ricercatori, docenti.


PRONTUARIO
per una corretta scrittura della Tesi di Laurea


Premessa

La TESI dovrebbe aggirarsi attorno alle duecento pagine, suddivisa in quattro capitoli di circa cinquanta pagine l'uno, a loro volta articolati in cinque paragrafi di circa dieci pagine l'uno.
E' importante curare un certo equilibrio nella redazione del lavoro, per esempio nella lunghezza e nel numero dei capitoli e, soprattutto, dei paragrafi.
E' meglio, salvo particolari esigenze, evitare la suddivisione dei paragrafi in sottoparagrafi.

La tesi si apre con un SOMMARIO, seguito da una premessa. Vi sono poi i singoli capitoli e le conclusioni, seguite eventualmente da un'appendice documentaria (riproduzione di documenti inediti, interviste ecc.) e dalla bibliografia.
La PREMESSA si configura come una sorta di indice ragionato del lavoro di tesi e, dopo una breve introduzione all'argomento (20-30 righe), si sviluppa per circa 3-5 pp.

Le CONCLUSIONI rappresentano l'epilogo del vostro lavoro: dopo una esposizione rigorosamente scientifica dell'argomento, nelle conclusioni potete riassumere i punti salienti della tesi e, dunque, prendere posizione. Lo sviluppo delle conclusioni è di circa 5-7 pp.

Queste, ovviamente, sono solo delle indicazioni di massima. E', comunque, conveniente non esagerare nella lunghezza della premessa e delle conclusioni allo scopo di favorirne la lettura.

Ogni capitolo della tesi si apre con il titolo in alto e, dopo circa dieci righe, il titolo del primo paragrafo del capitolo; gli altri paragrafi devono seguire secondo una norma grafica standard (per esempio con il titolo a tre interlinee dall'ultima riga del paragrafo precedente); anche la premessa e le conclusioni hanno il titolo nella stessa pagina del testo.

La BIBLIOGRAFIA si suddivide in una bibliografia generale, in una bibliografia specifica (sui fondi, gli archivi, i documenti inediti consultati) e in una emeroteca (indicazione delle testate e delle relative annate delle riviste).
La scrittura definitiva del testo deve essere effettuata con un carattere e un interlinea ragionevole (per esempio: "Times 14", intl. 1,5) e la rilegatura deve essere fronte-retro. Per le versioni precedenti quella definitiva è tuttavia auspicabile un interlinea maggiore (doppio) allo scopo di facilitare le correzioni da parte del docente.


Appunti e indicazioni
per una corretta scrittura della Tesi

- evitare le abbreviazioni e le sigle (per esempio: il sesto articolo della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino e non l'art. 6 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino). Si possono usare le sigle di associazioni e di enti, ma la prima volta devono essere citate per esteso (per esempio: il Partito comunista della Ceco-Slovacchia e, successivamente, Pccs); le sigle, comunque, vanno scritte con la prima lettera maiuscola e le altre lettere minuscole, non separate da punti (per esempio: Onu, Nato, Pci, Cgil, Pcf, PdA, Gl ecc.).

- usare l'"a capo" con discernimento, perchè esso serve a indicare un cambiamento di soggetto. Analoga considerazione sostiene il moderato utilizzo del salto di riga per dare risalto alla separazione fra due argomenti trattati. Attenzione all'uso delle virgole e dei punto e virgola. Davanti ai segni di interpunzione non c'è mai lo spazio; a seguire deve essere inserito uno spazio.

- in italiano, l'accento sulla e è grave solo in due casi: è e cioè. Negli altri casi è necessario usare l'accento acuto: poiché, affinché, ancorché, perché, ecc. Gli accenti diversi e gli altri segni presenti nelle lingue straniere, che non possono essere inseriti con i moderni programmi di scrittura, vanno sostituiti con i dittonghi.

- le virgolette caporali (" ") vanno usate solo per le citazioni; per le testate delle riviste e dei giornali e (con moderazione) quando si vuole dare particolare enfasi a una parola ovvero mettere in rilievo che essa viene usata con un senso diverso da quello corrente si usano le virgolette alte (" ").

- il corsivo deve essere usato per:
a) titoli di libri, film, quadri, lavori teatrali;

b) parole latine e straniere (queste ultime, se usate al plurale e ormai entrate nell'uso corrente, rimangono invariate nella forma al singolare; è l'articolo in lingua italiana - il leader, i leader - che consente di definire il plurale o il singolare).

- i nomi stranieri e le altre parole, scritte in alfabeto diverso da quello latino, devono essere trascritti con criteri sempre identici e secondo una grafia - che esiste in quasi tutti i casi - consacrata: Gorbacèv, Gheddafi. Anche per i nomi geografici è auspicabile usare - con un po' di buon senso (per esempio Dubrovnik e non Ragusa, ma Parigi e non Paris) - la grafia italiana consolidata.

- il grassetto si usa solamente per il titolo dei singoli paragrafi (nello stesso carattere del testo). I titoli dei paragrafi devono essere brevi, sintetici e incisivi. La sottolineatura non si usa mai.

- la "d" eufonica va usata solo in corrispondenza di due vocali uguali: ad Arras, Lutero ed Erasmo... Non si usa mai quando vi sono due vocali diverse: a una, e anche ecc. Evitare l'espressione "ad esempio", da sostituire con "per esempio".

- la lettera maiuscola si usa solo quando è necessario indicare la "personalità" e l'"unicità" dell'ente che designano: Paese, Repubblica, Stato, Parlamento, Senato, Chiesa, Costituzione, Stato, Dio, ecc... Nord, Sud, Est, Ovest devono essere scritti con la maiuscola quando indicano una realtà geografica e territoriale, non quando indicano una direzione. Nella denominazione di enti e associazioni, partiti e movimenti, va usata la maiuscola solamente per la prima lettera della prima parola (Partito comunista francese, Ente nazionale idrocarburi). Per i ministeri si usa la maiuscola solo per il termine che li qualifica: ministero della Giustizia. Anche per i nomi geografici è così: la pianura Padana, il lago di Garda, il fiume Reno. E' auspicabile attenersi e ispirarsi, comunque, alla grafia adottata nei libri che consultate.

- si scrivono sempre per esteso e con la lettera maiuscola anche i decenni (gli anni Settanta e Ottanta) e i secoli (il Settecento, l'Ottocento, il Novecento, il Duemila) quando si fa riferimento al periodo in generale. Negli altri casi si usa il criterio generale dell'uso della lettera maiuscola: il secolo dei Lumi, il secolo di Ferro (e non il Secolo dei lumi, né tantomeno il Secolo dei Lumi).

- quando si cita un autore, la prima volta è consigliabile scriverne per esteso il nome e il cognome: per esempio Charles Louis de Montesquieu, Jean Jacques Rousseau. A partire dalla seconda volta si può citare solo il cognome (Rousseau, Montesquieu); non usare le iniziali del nome puntate (J.J.Rousseau, C.L. de Montesquieu). E' anche auspicabile non utilizzare l'articolo davanti al cognome (per esempio: il Montesquieu, il Rousseau, il De Felice, il Candeloro).

- ricorrete con estrema moderazione agli avverbi (in particolare: "invece" e "infatti") e ricordatevi che prima o dopo il "ma" va sempre una virgola, così come in occasione del "che" (dipende dalla subordinata che segue).

- i numeri, di norma, si scrivono per esteso. Vanno comunque scritti per esteso i numeri da uno a dieci, le decine, le centinaia, le migliaia, i milioni (due articoli, dieci anni, venti deputati, trecento, 245mila, 28 milioni...). I numeri all'inizio di una frase vanno scritti per esteso (per esempio: Ventisette anni dopo). Anche i numeri che hanno un limitato valore aritmetico vanno scritti in lettere (per esempio: all'età di vent'anni). Si scrivono in cifra solo i giorni e le date (escluso: il primo gennaio).

- si scrive per esteso anche "per cento": il 18 per cento e non il 18%, perchè il segno "%" si usa solo nei grafici e tabelle.


Appunti e indicazioni
per una corretta redazione delle note

Le note hanno lo scopo di fornire i riferimenti bibliografici essenziali, relativi a un autore citato ovvero semplicemente consultato che tuttavia costituisce un punto di riferimento importante per lo sviluppo del lavoro e per i suoi contenuti scientifici. Non necessariamente le note devono riferirsi a una semplice citazione, ma possono essere anche utilizzate nell'ambito dello svolgimento di un ragionamento. In taluni casi è auspicabile "appoggiare" proprio lo sviluppo di un ragionamento su una nota per rafforzarne e legittimarne i contenuti. Quando la citazione supera le tre righe di testo è possibile usare una dimensione di carattere più piccola e un'interlinea più fitto e un rientro maggiore, allo scopo di favorirne la visibilità nell'ambito del testo.
Nel testo, il numero della nota può essere esponenziale oppure tra parentesi (1) e, comunque, deve essere collocato dopo la chiusura delle virgolette della citazione e prima del segno di interpunzione. Le note possono essere poste a fondo pagina oppure alla fine del capitolo.


1. CITAZIONE DI UN VOLUME PER LA PRIMA VOLTA.

NEL TESTO:

"Nel 1567 - ha scritto Roberto Moro - la vendita degli uffici, nell'esercito, e il prelievo di alcuni tributi, anche nell'area del privilegio, finirà col distruggere la nobiltà"(numero nota).

A FONDO PAGINA:

(numero nota) R.MORO, Il tempo dei signori. Mentalità, ideologia, dottrine della nobiltà francese di antico regime, Milano, CUESP, 1989, p. 153.

NEL TESTO:

Secondo Roberto Tumminelli "Thomas More è un uomo saggio e accorto, un magistrato, e si limita a una denuncia mascherata e ironica, ancorchè concreta e feconda (ma ricordiamoci che non esita ad affrontare il martirio per una questione di principio) delle storture del mondo"(numero nota).

A FONDO PAGINA:

(numero nota) R.TUMMINELLI, Progetti e utopie. Alle soglie della civiltà contemporanea, nuova edizione riveduta e ampliata, Milano, CUESP, 1995, pp. 49-50.


2. CITAZIONE DI UN TESTO I CUI ESTREMI SONO STATI GIA' INDICATI.

(numero nota) R.MORO, Il tempo dei signori, cit., p. 153.
(numero nota) R.TUMMINELLI, Progetti e utopie, cit., pp. 49-50.


3. ABBREVIAZIONI E SIGLE.

- Se si cita il volume della nota precedente a pagina diversa:
(numero nota) Ivi, p. 154
(numero nota) Ivi, p. 50

- Se si cita il volume della nota precedente alla stessa pagina:
(numero nota) Ibidem. (ovviamente, senza la ripetizione del numero di pagina)


- Se la citazione appare su una pagina, l'abbreviazione è: p.
- Se la citazione appare tra due pagine, l'abbreviazione è: pp.
- Se non è indicato l'editore: s.e.
- Se non è indicato il luogo di edizione: s.l.
- Se non è indicato l'anno di edizione: s.d.

- Cfr. Quando si sviluppa un ragionamento che è già stato affrontato da qualche autore è possibile rimandare - anche senza citare tra virgolette - a quel testo utilizzando "cfr." (confronta), sempre seguito dai due punti e dall'indicazione del paragrafo ovvero del capitolo cui si fa riferimento:

(numero nota) Sulla figura dell'abate Coyer cfr.: R.MORO, Il tempo dei signori Mentalità, ideologia, dottrine della nobiltà francese di antico regime, Milano, CUESP, 1989, pp. 337-341.

oppure:
(numero nota) Sulla figura dell'abate Coyer cfr.: R.MORO, Il tempo dei signori, cit., pp. 337-341.

- Se utilizzate una citazione apparsa su un libro che, nella ricerca, non riuscite a rintracciare:

(numero nota) Saint Simon, Memoires, cit. in: R.MORO, Il tempo dei signori, cit., p. 266.

Se, nell'ambito di una citazione, intervenite per abbreviarne il testo, il "taglio" deve essere segnalato con tre puntini di sospensione inseriti in due parentesi quadre:

Secondo Roberto Tumminelli "Thomas More è un uomo saggio e accorto, un magistrato, e si limita a una denuncia mascherata e ironica, ancorchè concreta e feconda [...] delle storture del mondo"(numero nota).


4. CITAZIONE DALL'INTRODUZIONE.

(numero nota) E.A.ALBERTONI, "Introduzione", a: AA.VV., Stati e federazioni. Interpretazioni del federalismo, Milano, EURED, 1998, p. VII

Ovviamente, nella BIBLIOGRAFIA conclusiva della vostra Tesi di Laurea indicherete solo il volume collettaneo: AA.VV., Stati e federazioni. Interpretazioni del federalismo, a cura e con "Introduzione" di E.A.ALBERTONI, Milano, EURED, 1998.


5. CITAZIONE DA UNA RIVISTA.

(numero nota) S.B.GALLI, Damiano Chiesa, "Annali del Museo Storico Italiano della Guerra" (Rovereto), nuova serie, anno II (1995), numero 4, p. 9.

Ovviamente, nella BIBLIOGRAFIA conclusiva della vostra Tesi di Laurea indicherete solo la testata della rivista ("Annali del Museo Storico Italiano della Guerra" - Rovereto) e le annate consultate. L'indicazione delle riviste deve comunque essere collocata in una sezione specifica della bibliografia generale.


6. CITAZIONE DA UN VOLUME COLLETTANEO

(numero nota) R.TUMMINELLI, Albert Laponneraye, in: AA.VV., L'albero della rivoluzione. Le interpretazioni della Rivoluzione francese, a cura di B.BONGIOVANNI e L.GUERCI, Torino, Einaudi, 1989, p. 361.

Ovviamente, nella BIBLIOGRAFIA conclusiva della vostra Tesi di Laurea indicherete solo il volume collettaneo: AA.VV., L'albero della rivoluzione. Le interpretazioni della Rivoluzione francese, a cura di B.BONGIOVANNI e L.GUERCI, Torino, Einaudi, 1989.


7. CITAZIONE DA UN VOLUME TRADOTTO.

(numero nota) J. GODECHOT, La contre-révolution, doctrine et action, Paris, Puf, 1961, trad. it.: La controrivoluzione. Dottrina e azione (1789-1804), Milano, Mursia, 1988, p. 5.


8. CITAZIONE DA UN DIZIONARIO.

(numero nota) F. FURET, "Costituzione civile del clero", in: F.FURET e M.OZOUF (a cura di), Dizionario critico della Rivoluzione francese, Milano, Bompiani, 1988, p. 490.

Ovviamente, nella BIBLIOGRAFIA conclusiva della vostra Tesi di Laurea indicherete solo il dizionario: F.FURET e M.OZOUF (a cura di), Dizionario critico della Rivoluzione francese, Milano, Bompiani, 1988.

 

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